Stagione teatrale: risate e spiacevole realtà ieri sera con Giobbe Covatta
Ironia e profonde riflessioni, risate e spiacevole realtà. Sono queste le emozioni suscitate da Giobbe Covatta, nel suo “Trenta”, spettacolo ispirato alla carta dei diritti dell’uomo, del 1948. L’amara consapevolezza, nasce dal fatto che quella carta è stata scritta da noi, eppure rileggendola attentamente ci si accorge che quei diritti e doveri non sono ancora uguali per tutti e che per molti altri, ai doveri e ai diritti ci si aggiungono anche dei privilegi. Lo stile di Covatta, inconfondibilmente a metà tra il ridicolo e il paradossale, ha dato vita ad uno show esilarante che ha voluto sottolineare le inconsistenze e la non attualizzazione di tale carta, sottolineando le cronistorie quotidiane, dove a fare la differenza è nascere in un paese del nord o del sud del mondo: “io sono molto difficile nell’alimentazione, non mangio quasi niente” – dice un bambino del nord del mondo – “io, invece, non mangio proprio niente” – ribatte un bambino del sud del mondo.
Trenta sono gli articoli che compongono la carta dei diritti umani, che sanciscono diritti individuali, politici, economici, sociali, culturali di ogni persona. Il punto è che tali diritti, spesso rimangono solo sulla carta. Le riflessioni di Covatta, portano a chiedersi come mai dopo 62 anni, tutto è rimasto tale e quale, la libertà di movimento dei cittadini del mondo, si trasforma in clandestinità, l’ambiente, dono da custodire, si trasforma in diritto di rogito e il bene della collettività diventa subordinato al bene del singolo e potente. Eppure quella carta l’avevamo scritta noi.
Fonte: Comune di Andria – Area Comunicazione













