Lettera aperta al popolo della sinistra andriese

giovedì, 1 aprile 2010
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Carissime amiche e Carissimi amici, compagni e compagne
abbiamo assistito ieri alla sconfitta del centro sinistra andriese ad una ascesa del centro destra che ha conquistato il Comune con ampio consenso fra la gente e il popolo. Credo sia doveroso fare alcune considerazioni per capire come mai siamo dinnanzi ad una crisi così evidente del popolo della sinistra andriese. Si. Non esagero quando parlo di crisi. Perché in una città storicamente di sinistra(basta chiederlo ai più anziani militanti) vincere con un candidato che si è congiunto al PDL solo da poco dopo aver militato nel’ UDC, dovrebbe essere una ardua impresa. Invece? Cosa è accaduto? Al primo turno la coalizione del centro-sinistra è stata sconfitta. Voglio evitare considerazioni tecniche e percentuali sui singoli partiti: quando si gareggia insieme, si perde insieme o si vince insieme. Parlo a voi compagni e compagne, chiedendovi attente e profonde riflessioni, evitando il solito scarica barile che in queste situazioni serve solo come ulteriore antitesi. Credo invece si debba arrivare alla sintesi partendo da una tesi chiara e precisa: ad Andria il centro-sinistra ha perso il suo legame con il popolo. E per dei partiti di sinistra,non avere più un popolo, significa essere lontani da qualunque forma di vicinanza sociale e culturale. Si è sfaldato quel legame fatto di storie che riuscivano a dialogare fra loro, a raccontarsi problemi e sogni; ad unirsi, poi, per combattere insieme e migliorare la vita dei cittadini, dei più soli, di quelli dimenticati e abbandonati. Molti, forse troppi, si sono chiusi nelle stanze di partito e hanno dimenticato che la politica non è uno scopo, bensì ha uno scopo. La politica deve essere un servizio a disposizione della gente, dei più deboli. Perciò non si può pensare di far parte del mondo del centro-sinistra lasciando occultato sotto una coperta il proprio popolo con i problemi che vive quotidianamente.
Non si può prescindere dal confronto nella piazza, guardando negli occhi i cittadini.
Probabilmente abbiamo dimenticato il nostro vocabolario che non parla con termini come “voti”, “investimenti in campagna elettorale”, “strategie”; ma parla con termine come LAVORO, CULTURA, TUTELA DELLA BELLEZZA, DIFESA DEL TERRITORIO, INVESTIMENTI NELLE GIOVANI GENERAZIONI, ECO-SOSTENIBILITA’, INTEGRAZIONE, DIRITTI SOCIALI E LIBERTA’, LOTTA A TUTTE LE FORME DI PRECARIATO.
Abbiamo dimenticato come queste parole sono radicate nella nostra storia e nel nostro grande racconto e finché non sapremo esprimerle, raccontarle renderle fatti non sapremo mai contrastare la destra e il berlusconismo.
Perché il berlusconismo vince facendo presa sul mancato senso di appartenenza ad una comunità. Vince perché convince che si è meglio soli e perfetti, piuttosto che uniti e in continuo confronto.
Vince perché ha sostituito il culto della bellezza con il culto della rozzezza, dei sotterfugi, del buon viso a cattivo gioco, del falso superomismo.
Vince convincendo la gente che tutto è concesso pur di arrivare in alto.
La vera alternativa che dobbiamo istituire non è costruita nei tavoli politici di nessun partito, ma nelle nostre menti. Combattere il berlusconismo e la destra, significa divenire un alternativa concreta attraverso atti che ogni giorno vengono fatti da ognuno di noi.
Atti che dimostrano che l’accoglienza, il rispetto, la bellezza, sono idee vincenti su cui si può investire.
Care amiche e cari amici, penso che prima di pensare ad abbattere il centro destra dobbiamo impegnarci ad abbattere le barriere dell’ignoranza nella nostra città.
Abbattere le barriere invisibili che sono più dolorose di quelle visibili come: pregiudizi, discriminazioni, culto dell’apparenza.
Dobbiamo tornare a dare speranza alla gente; ai cittadini.
Solo così, riusciremo veramente a costruire dei CONTENUTI validi e ad ottenere vittorie prima piccole, poi sempre più significative.
L’esperienza della Fabbrica di Nichi, da questo punto di vista, ha portato una ventata di innovazione e freschezza.
Nell’esperienza andriese, la Fabbrica, ha saputo coniugare la creatività come forma di protesta alla conoscenza politica(nei numerosi incontri con i candidati).
Ha superato l’appiattimento paludoso che i partiti oggi vivono investendo sulla buona politica dei fatti.
Dal mio punto di vista, credo, si debba ripartire da qui.
Dal grande apporto innovativo che Nichi ha dato alla politica pugliese e all’ampio spazio che ha lasciato ai giovani.
Perché, a mio avviso, la politica ha un profondo bisogno di rinnovarsi.

Vito Ballarino
Operai Fabbrica di Nichi Andria

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