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    L’inchiesta sulla compravendita di voti alle elezioni regionali (e non solo) pone sicuramente alcuni quesiti, leciti e legittimi. Senza entrare negli aspetti “tecnici” e nelle “tattiche” che alcuni candidati pongono in essere in campagna elettorale per raccattare voti, ottenendo spesso ottimi risultati in termini numerici, intendo soffermarmi su analisi più terra terra e riflettere sui “risultati”.

    La politica sembra essere sempre più un gioco e un business in cui vengono coinvolti soggetti di tutti i tipi, alcuni in prima linea, molti altri che “lavorano” stando dietro a questi.

    Pochi sono coloro che credono ancora nel Valore della Politica come bene comune e come servizio e costoro, quando ci sono, fanno scelte evidentemente penalizzanti ma sicuramente dignitose e trasparenti.

    Poi ci sono coloro che, non avendo mai avuto né visibilità né avendo lasciato alcun ricordo del loro impegno o delle loro idee o delle loro realizzazioni, cercano tutto questo in spot elettorali e manifesti che, almeno per quel mese di campagna elettorale li mettono in evidenza, gratificandoli.

    Poi ci cono coloro che continuano a pensare, forse illudendosi, che la politica possa ancora essere qualcosa di pulito ed un impegno/dovere civico. Per questi ultimi la Campagna Elettorale rappresenta una forte limitazione in quanto i maligni e i fannulloni sono sempre pronti a facili e infondate strumentalizzazioni.

    Tornando alla questione della compravendita dei voti, la ferma convinzione è che il fenomeno continua ad esistere e ad allargarsi in proporzione all’allargarsi delle “aspettative” sia di chi compra che di chi vende.

    Mentre c’è chi si accontenta di ricevere “solo” quanto promessogli in termini economici o di altra natura, ci sono anche coloro che aspettano e si aspettano molto di più e rimangono in attesa (spesso perenne).

    L’attesa del posto di lavoro promesso; l’attesa della riparazione del marciapiede sotto casa; l’attesa di una lottizzazione edilizia; l’attesa della “sistemazione” di un proprio parente, della concessione di qualche appalto, di una consulenza milionaria.

    Ma la Politica è veramente solo roba da ricchi?

    A guardare i costi della politica, i privilegi ed i benefici “collaterali” sembrerebbe proprio di si.

    Se ne deduce che la politica, quindi, è discriminante?

    Ma se la politica è discriminante che fine ha fatto la Democrazia?

    Le colpe sono veramente di questi personaggi in cerca di visibilità e di potere o sono di noi tutti che attribuiamo così scarso valore al nostro voto e alla nostra Dignità?

    Che bello se la Magistratura rispondesse anche a queste domande.

    Andria, 23 aprile 2010

    Il Presidente

    Leonardo Bianchino

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