Il discorso del Sindaco, Avv. Nicola Giorgino in occasione del 65° Anniversario della Liberazione

lunedì, 26 aprile 2010
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Di seguito il discorso che il Sindaco, Avv. Nicola Giorgino, ha tenuto ieri in occasione del 65° Anniversario della Liberazione:

“Carissimi concittadini,

autorità civili, militari, rappresentanti di associazioni.

Desidero rivolgere un cordiale saluto a tutti Voi, oggi presenti alle celebrazioni per il 65° anniversario del 25 aprile, data fondante per la vita della nostra Repubblica.

In particolare desidero ringraziarVi per la vostra partecipazione che rende visibile l’attenzione e la sensibilità della comunità andriese per i valori che questa ricorrenza ripropone.

Come ho già avuto modo di esplicitare nel mio messaggio alla cittadinanza, la celebrazione del 25 Aprile, quando oramai sono trascorsi 65 anni, non deve consistere in un rito obbligato e ripettivo, ma ha il dovere morale di trovare al suo interno i motivi ed i valori fondanti per rinnovarsi e rigenerarsi alla luce dei continui mutamenti che avvengono nella nostra difficile quotidianità.

Un 25 aprile, Festa della Liberazione ma anche Festa della “Pacificazione Nazionale”.

Per troppi, tanti anni, ci sono stati tentativi di appropriarsi in maniera quasi distorta di questa ricorrenza, dimenticando il contributo valoroso dato da tutti coloro che hanno partecipato alla realizzazione di un risultato fondamentale per l’esercizio compiuto delle nostre libertà, tra cui vanno annoverate quelle forze moderate componenti il Comitato di Liberazione Nazionale, comprese anche quelle di area cattolico-liberale.

Come, per moltissimi anni, è rimasto nell’oblio il contributo commovente e valoroso dato da quei militari che, all’indomani dell’ 8 Settembre 1943, non aderirono nè alla Repubblica Sociale nè tantomeno al ridotto Regno del Sud nato dall”indecorosa fuga dei Sovrani a Brindisi.

Solo di recente e grazie all’intervento di autorevoli storici e di Presidenti della Repubblica come Carlo Azeglio Ciampi e Giorgio Napolitano che hanno interpretato al meglio l’alto ruolo istituzionale inerente la loro carica, si è rotto quel muro di indifferenza che ha avvolto ad esempio gli uomini della corazzata «Roma», affondati dai tedeschi dopo il rifiuto dell’ammiraglio Bergamini di consegnarsi alle forze dell’Asse.
Una seconda importante pagina della c.d. “Resistenza Tricolore”, fu senz’altro scritta dall’esercito a Cefalonia, nella Grecia occupata, dove 9.646 militari furono massacrati dai nazisti con incredibile freddezza e ferocia per essersi rifiutati di cedere le armi.

Ed in questo contesto dobbiamo sottolineare l’apporto degli eserciti alleati, in particolare di quello inglese e americano, che prepararono il terreno per una democrazia compiuta all’insegna dei valori di libertà, con misure di sostegno economico per una economia post-bellica praticamente in ginocchio.

I riconoscimenti postumi non sollevano del tutto dal peso dell’ingiustizia: gli italiani, battutisi al di là delle loro stesse forze avrebbero meritato una menzione a lettere d’oro fra coloro che restituirono onore e dignità ad un Paese in ginocchio.

Molte volte si è parlato di vincitori e sconfitti della storia, anche in riferimento alle drammatiche vicende di Salò, dove negli ultimi anni si sta registrando un dibattito che prescinde da uno sterile discorso di revisionismo storico.

Ritengo davvero che sia stato l’amor di Patria a muovere i giovani e giovanissimi che hanno combattuto su fronti opposti da una parte e dall’altra in una guerra fratricida. E sono allo stesso modo convinto che efferatezze e crudeltà gratuite ci siano state, compiute sia dai vinti che dai vincitori.
Non devono essere dimenticati i molti civili che in quei tragici giorni subirono rappresaglie, stragi ed eccidi, compiuti per punizione, vendetta o fanatismo politico.

Resta comunque un dato incontrovertibile: la Resistenza e la lotta di Liberazione sono alla base della riconquista della libertà e della nascita della nostra Repubblica e quindi della democrazia. Questo non va mai dimenticato, a prescindere da ogni valutazione politica o storiografica di quegli anni.

Non possiamo ad ogni modo però dimenticare che la città di Andria, dopo il 1945, è stata teatro di tristi e vergognosi episodi di violenza, frutto dell’odio di classe alimentato da una ideologia alienante e fanatica.

Noi oggi abbiamo il dovere di perpetuare il ricordo e la memoria delle tante vittime di quella violenza, ridandogli quella dignità che per molti anni è stata trascurata per non dire calpestata nella nostra città.

Credo dunque che il significato più profondo di questa giornata sia di trasmettere ai giovani il sacrificio compiuto da tutto il popolo che partecipò alla Resistenza animato dai valori ispiratori di quella Libertà, che, ieri come oggi, rappresenta l’anelito che ogni uomo ha in quanto tale e che tutti abbiamo il privilegio di vivere e il dovere di custodire”.

Il Sindaco

avv. Nicola Giorgino

Andria, 26 aprile 2010

Fonte: Comune di Andria – Area Comunicazione

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