“Moro Vivo!” – Il Resoconto

lunedì, 10 maggio 2010
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Sabato scorso, il senatore Giuseppe Giacovazzo ha tenuto, in poco più di un’ora e mezza, un’analisi rapida ed efficace di alcuni aspetti riguardanti l’uomo Aldo Moro. La sua vicinanza al presidente scomparso e la sua attività di giornalista lo hanno reso ospite privilegiato per raccontare fatti e vicende del nostro paese. Una testimonianza, la sua, che ha inizio subito dopo il secondo conflitto mondiale.

Quale stile, correttezza, garbo, nelle parole del senatore Giacovazzo mentre raccontava episodi legati al suo stretto rapporto con Aldo Moro!

Una capacità, una padronanza di linguaggio (in cui le citazioni non cadono mai a sproposito), una cultura non comune mai esibita ma che traspariva a poco a poco dalla scelta delle parole e dalla calma della narrazione. Uno stile letterario, diremmo, di chi ha scelto di fare il giornalista perché ha capito sin da principio che “spiegare agli altri” quello che succede nel mondo era la sua strada.

Per questo, prima che politico, Giuseppe Giacovazzo è giornalista; per questo il Movimento Andria3 ha chiamato lui come testimone di una grande vicenda umana e politica quale quella di Aldo Moro, che interessa tutti noi per le conseguenze che ha avuto sulla storia del nostro paese.

Come raccontare un uomo? Un uomo che ha anticipato i tempi e che per questo è stato ucciso?

Giuseppe Giacovazzo ha parlato del presidente Moro commentando le fotografie estratte dal suo video “Moro Vivo!”, andato in onda in occasione del decimo anniversario della morte del presidente della DC. Lo ha fatto parlando dei comizi, degli incontri con i giovani, dell’attenzione verso la folla, del suo modo di vivere il suo essere cristiano. Della sua lealtà verso le istituzioni, del senso profondo dello Stato. Egli sapeva che la sua morte avrebbe perpetuato il lavoro compiuto in un’intera vita spesa per la democrazia. Per questo Moro è stato il “filosofo della sua morte”.

La memoria del senatore relativa ad alcuni dettagli si è rivelata sorprendente se si pensa che si è trattato di rievocare episodi chiave che spesso hanno avuto luogo 4 o 5 decenni fa. Storie significative, che hanno saputo ora commuovere ora far sorridere l’attento pubblico della sala convegni scelta per l’occasione. Oltre all’intervista fotografica, la serata si è aperta con la lettura dal vivo di una delle ultime lettere scritte da Aldo Moro alla moglie durante la prigionia, e si è conclusa con l’ascolto di una parte del suo ultimo discorso all’assemblea della DC (28.02.1978) in cui lo statista accennava alla “democrazia difficile”: quell’incompiuta democrazia che il presidente democristiano, con la sua vicenda personale, ha cercato continuamente. A partire da quello che scriveva in quelle dispense così difficili da capire per i suoi studenti, quando nel ’42 era docente di filosofia del diritto all’università di Bari. Citiamo Moro dal video di Giacovazzo: “Probabilmente, malgrado tutto, l’evoluzione storica non soddisferà le nostre ideali esigenze: La splendida promessa che sembra contenuta nell’intrinseca forza e bellezza di quegli ideali forse non sarà mantenuta. Ciò vuol dire che gli uomini dovranno pur sempre restare di fronte al diritto e allo stato in una posizione di più o meno acuto pessimismo. Ma questa insoddisfazione, questo dolore, sono la stessa insoddisfazione dell’uomo di fronte alla sua vita, il dolore dell’uomo che trova di continuo ogni cosa più piccola di quanto vorrebbe. E’ un dolore che non si placa, se non un poco quando si ha confessato ad anime che sappiano capire, o cantato nell’arte o quando la forza di una fede o la bellezza della natura dissolvono quell’ansia e ridonino la pace. Forse il destino dell’uomo non è di realizzare pienamente la giustizia ma di avere perpetuamente della giustizia fame e sete. Ma è sempre un grande destino”.

Sono passati 32 anni da quel 9 maggio 1978 e spesso si tace sul contributo che Aldo Moro ha dato alla Storia con la s maiuscola.

Una rimozione inspiegabile, un’assurda amnesia di una classe politica che nulla ha del docente universitario che teneva 3 lezioni a settimana mentre era presidente del consiglio. Che si dedicava a cercare una soluzione alla crisi della democrazia senza perdere il rispetto per gli studenti, per gli umili che partecipavano ai suoi comizi.

Senza essere un arringatore di folle, senza strappare facili applausi, la sua oratoria spesso non semplice da capire trasmetteva egualmente tutta l’umanità, tutta la passione politica di un uomo che poneva la ragione dell’uomo prima della ragion di Stato, dei mezzi che dovevano essere moralmente omogenei rispetto ai fini (qui stava lo specifico cristiano).

Andria3, con l’aiuto del senatore Giacovazzo ha voluto rendere partecipi gli andriesi della storia di un uomo, prima di giudicare o sposare la filosofia politica di Aldo Moro.

Essere proponente di simili iniziative è quello che Andria3 si impegna a fare; un’azione responsabile verso i suoi simpatizzanti, un’opposizione coscienziosa in consiglio comunale.

Un’opposizione favorevole alle azioni che, obiettivamente, agiranno verso un miglioramento qualitativo del livello socio-economico e culturale della città, nell’interesse esclusivo dei suoi abitanti.

Andria3 ringrazia chi ha partecipato con vivo interesse all’iniziativa e saluta tutti invitandoli alla prossima occasione.

La segreteria organizzativa di Andria3

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Un Commento to ““Moro Vivo!” – Il Resoconto”

  1. Otello

    Salve,

    questo è l’argomento più importante, per comprendere il dramma di Moro e perchè non fu salvato …

    http://dialogoitaliano.blogspot.com/2008/04/il-caso-moro-inchiesta-di-storia-in.html

    Un saluto da Otello

    #2134

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