• A A A
  • PrintFriendly and PDF

    E la chiamano scuola… Un luogo in cui da casa ci si deve portare anche la carta igienica e pure il gesso, anziché sostituirlo con pennarelli con i quali scrivere su lavagne nuove e non respirare polveri dannose; un luogo in cui gli insegnanti vanno e vengono in attesa di nomine da una città all’altra; un luogo in cui chi è un po’ indietro non ha, di fatto, diritto, al sostegno e se sì, in modo frammentario, precario e intermittente; un luogo in cui tutto è precario, il personale docente, i libri, le cui edizioni sono costantemente e inutilmente aggiornate per far spendere soldi, i programmi che nessuno mai riuscirà a portare a termine in queste condizioni; un luogo in cui difficilmente i ragazzi troveranno gli strumenti per diventare adulti, professionalmente formati, professionalmente occupati, cittadini e cittadine in grado di cambiare il corso delle cose, possessori di un sapere critico, anzi, possessori di un qualsiasi sapere. Forse l’obiettivo è proprio questo. Allora non è tempo di ignavia mentre da una parte, con la tv, si atrofizzano i cervelli e dall’altra, a scuola, li si stimola sempre meno. Bene hanno fatto a mobilitarsi in Abruzzo e in tutta Italia, dal Friuli, a Roma, Napoli, Palermo e qui da noi in Puglia. Le regioni, dal canto loro, con propri interventi e provvedimenti possono solo tamponare e mitigare la gravità della situazione. Ma ciò non vuol dire che il loro intervento sia vano e non debba essere fatto. I giovani, la loro formazione, sono fondamentali e deve essere premura di chi governa, a tutti i livelli, consentire loro di avere le stesse possibilità dei loro coetanei europei, ne va della nostra cultura, del nostro passato e del nostro futuro. E di un paese che non può e non deve accettare lo status di precario, in tutto e per tutto. La Gelmini e Tremonti, l’uno dando gli ordini e l’altra eseguendoli, creeranno nuovi precari. Qualcuno di quelli di oggi, forse, tra dieci anni, entrerà nel mondo della scuola, per un turnover naturale di pensionamenti e altro, ma intanto molti altri precari si saranno affacciati alla speranza di cominciare, chissà a quale età, a lavorare.

    Franco Pastore

  • A A A
  • PrintFriendly and PDF

    Comments are closed.