Andria: il “Caso del Sig. Cannone” e l’Uva sequestrata. Ricorso al Presidente della Repubblica Italiana.

mercoledì, 6 ottobre 2010
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Signor Presidente Napolitano,

mi chiamo CANNONE Salvatore, cittadino italiano nato nel comune di Andria (BT) il 03.09.1942 ed ivi residente alla Via Teano, 23; da 55 anni faccio l’agricoltore, avendo iniziato a zappare la terra a soli 13 anni (oggi di anni ne ho 68).

Da alcuni anni mi “godo” la mia “sudata” pensione di 750 euro mensili con i quali contribuisco a mantenere in piedi la mia famiglia.

Vivo in una città, Andria, di quasi centomila abitanti che, da qualche anno, è anche diventata capoluogo di Provincia.

Da quando sono andato in pensione e soprattutto da quando non posso più “zappare” a causa delle mie condizioni fisiche, per me è molto difficile far trascorrere il tempo fuori dalla mia casa, in questa città, quindi l’unico modo per socializzare e per scambiare quattro chiacchiere con vecchi amici, almeno con quelli ancora in vita e con la gente di Andria, che rimane ancora molto cordiale e amabile è “stare per strada”.

Non sui campi da bocce, inesistenti; non nei tanti luoghi di ritrovo per anziani, inesistenti; non in aree attrezzate e ludiche, inesistenti. Lo faccio stando ad un angolo di strada ove mio fratello maggiore, Cannone Leonardo, anch’egli agricoltore, si ferma per qualche ora al giorno a vendere i prodotti della propria terra e di propria produzione, essendo regolarmente autorizzato a farlo perché in possesso di autorizzazione del 7/09/2006 (comunicazione di Inizio Attività presentata al comune di Andria).

Non pensi, Sig. Presidente, a quei camion pieni di frutta e verdura che, abusivamente, occupano aree pubbliche nel comune di Andria; no, trattasi, invece, di due mezze cassette di uva, nostro prodotto pregiato che viene “regalato” per pochi centesimi al chilo, il cui contenuto non superava i 25 chilogrammi mentre il verbale di sequestro della merce dei Vigili Urbani parla, erroneamente, di 60 chilogrammi sequestrati.

Caro Presidente Napolitano,

anche questo “lavoro”, come molti altri nella nostra città, non è facile. Stare per strada significa, da noi, essere bersaglio di giovani che scorazzano su motorini con le targhe oscurate o con i fari spenti, quindi difficilmente identificabili, i quali, dalla mattina alla sera, si “divertono” a prendersi gioco degli anziani, insultandoli; stare per strada significa anche respirare in ogni momento i gas di scarico delle decine di migliaia di veicoli che sono presenti in città, perennemente imbottigliati in un traffico impazzito e senza regole. Stare per strada significa anche rischiare la propria vita in ogni momento a causa di un vandalismo e maleducazione diffusa e oltremodo tollerata.

Come vede, Sig. Presidente, la mia vita non è facile e non lo è mai stata, anche a causa di una mia balbuzie che rende tutto molto più difficile.

Sig. Presidente, Le scrivo perchè:.

Il giorno 29 settembre 2010, alle ore 09,00 mi ero recato in via Volturno, ad Andria, per la solita visita a mio fratello Leonardo il quale, come fa abitualmente perché è il suo lavoro, si trovava in quel luogo a vendere dell’uva fresca appena raccolta nei propri campi.

Ad un certo punto, verso le ore 09,30, mio fratello Leonardo ha dovuto allontanarsi dal luogo di vendita, per un improvviso ed impellente bisogno personale, quindi ha chiesto a me di restare sul posto a sorvegliare le due mezze cassette di uva, affinché nessuno le portasse via (da noi, Sig. Presidente si ruba che l’uva per strada).

Così come credo avrebbe fatto anche Lei, non ci ho pensato un solo attimo ed ho detto a mio fratello che poteva tranquillamente allontanarsi per i suoi bisogni perché avrei pensato io a sorvegliare quel “bene prezioso” che, se venduto, avrebbe consentito di racimolare una decina di euro per poter acquistare una parte della modesta e necessaria spesa quotidiana familiare.

Alle ore 09,50, nell’ambito di un’operazione di contrasto al fenomeno di abusivismo commerciale su aree pubbliche, cosa rara in città ma che, quando avviene, non da scampo ai piccoli venditori di uva, peperoni, pesche, banane, carciofi e insalata, Agenti del locale Comando della Polizia Municipale sono venuti proprio in via Volturno, luogo di stazionamento delle due mezze cassette di uva di mio fratello e, notando l’assenza del titolare dell’autorizzazione, sempre mio fratello, e la mia presenza, non hanno esitato ad “APPLICARE LA DURA LEGGE”, sanzionandomi con il pagamento di una somma pari ad euro 5.164,00=(cinquemilacentosessantaquattro/00), il corrispettivo di quasi sette mesi della mia “ricca” pensione, oltre al sequestro dell’uva.

Già in sede di redazione del verbale mi sforzai, impiegandoci moltissimo tempo a causa della mia acclarata ed evidentissima balbuzie, di spiegare l’accaduto ai Vigili Urbani i quali furono intransigenti nell’elevare il verbale ma molto cortesi nel dedicarmi tanto tempo e per trascrivere le mie dichiarazioni che, con tanta difficoltà verbale, riuscii comunque ad esprimere.

Nulla da fare.

Il Verbale venne elevato ed ora non so cosa e come fare.

Alla luce delle considerazioni espresse nella presente, Le chiedo, Sig. Presidente della Repubblica, un parere su quanto accaduto e un consiglio su ciò che potrei fare.

Auspico un Suo diretto intervento presso il Sindaco di Andria, affinchè sia proprio Lei, Sig. Presidente, a dare una valutazione dell’accaduto e a fare alcune riflessioni che io, considerato il mio scarsissimo livello culturale e scolastico, non riesco né a fare né tantomeno ad esprimere.

Con deferenti ossequi, La ringrazio a nome di tutti i Cittadini Italiani per l’amore e la passione che ogni giorno, ininterrottamente, dedica alla nostra Nazione.

Andria, 6 ottobre 2010

Firma

P.s. Ringrazio di cuore i giovani studenti associati all’Associazione “Io Ci Sono!” di Andria i quali si sono immediatamente e gratuitamente resi disponibili, dietro mia richiesta, a trascrivere in maniera corretta il mio pensiero, dimostrando una disponibilità ed una pazienza uniche ed impagabili.

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