Andria: il centro storico come albergo diffuso
Declino. Abbandono. Degrado. Depauperamento. Desertificazione. Sono questi i fenomeni che hanno colpito molti centri storici meridionali negli ultimi trent’anni, a cavallo tra il XX e il XXI secolo. Andria, soprattutto, ha visto il suo centro storico medievale, uno dei più estesi della Puglia e dell’intero mezzogiorno italiano, abbandonato completamente. Una vera catastrofe! Una desertificazione spaventosa e inenarrabile! Gli abitanti hanno preferito traslocare altrove: nei nuovi quartieri residenziali della zona 167 di via Barletta, di via Ospedaletto e di via Trani, oppure in via Castel del Monte e in via Corato, in ispecie chi era in possesso di un reddito tale da poter sostenere l’acquisto di una prima casa. Nel contempo è sorto il quartiere ghetto di San Valentino, composto di case popolari, che ha decretato l’esodo massiccio di braccianti, operai, piccoli artigiani e commercianti dal centro storico verso la periferia occidentale della città.
Timidissimi gli sforzi delle civiche amministrazioni locali di arrestare questo flusso.
Lo Stato e la Regione Puglia approvarono il decreto delle ZFU (zone franche urbane) con la speranza di bloccare l’emorragia della fuga, dell’abbandono, del degrado e della desertificazione del centro storico. Ma invano! Il decreto non è mai partito per mancanza di fondi e per la ben nota crisi finanziaria ed economica, nazionale e mondiale.
Per fortuna ci hanno pensato alcuni coraggiosi privati cittadini ad aprire dei locali pubblici (bar, pub, pizzerie, ristoranti) nel centro storico. Negli ultimissimi tempi anche numerosi bad & breakfast. Interventi ammirevoli ma insufficienti, perché non hanno determinato il ripopolamento del borgo antico.
Abbiamo assistito, invece, all’arrivo di una marea incontrollata e incontrollabile di extracomunitari: Tunisini, Marocchini, Egiziani, Albanesi e Rumeni. Sono stati loro gli unici aitanti del nostro centro storico!
Oggi, in Umbria e nelle Marche, è nata una numerosissima tendenza: l’ALBERGO DIFFUSO. Consiste nella totale trasformazione dei centri storici in un unico grande albergo. Restaurate le vecchie dimore medievali, piccole e grandi, si dotano dei necessari servizi pubblici primari (acqua, fogna, energia elettrica, gas metano) in modo da renderle abitabili, confortevoli, graziose. A questo punto si mettono a disposizione del popolo di vacanzieri e turisti.
Molti centri storici, umbri e marchigiani, sono diventati nuovamente appetibili: posti deliziosi ove trascorrere il fine settimana o le proprie ferie, brevi o lunghe non importa, purché convenienti e a pochi chilometri dalla montagna, dal mare e dalle città d’arte.
Senza dubbio, secondo me, può essere questa la soluzione, prossima e futura, per il nostro centro storico. Trasformarlo per intero in un ALBERGO DIFFUSO. Trasformare i nostri piccoli proprietari in solerti albergatori di Andria antica! Io ci credo!
Il nostro centro storico tornerebbe a ripopolarsi. Tornerebbero a riaprirsi le porte di tantissime case, abbandonate e in disuso. Tornerebbero a rialzarsi le centinaia saracinesche di via De Excelsis, via Flavio Giugno, piazza Sant’Agostino, via e piazza Porta La Barra, via Corrado IV di Svevia, piazza Manfredi, via Federico 2° di Svevia, via Vaglio, via La Corte. Il turista si fermerebbe volentieri in Andria, purché trovi risparmio, convenienza, comodità e sicurezza. Nessuno dimentichi che da Andria si raggiungono facilmente tante splendide località costiere della Puglia, del Gargano e del Salento, il Parco Nazionale dell’Alta Murgia, Castel del Monte, San Giovanni Rotondo e rinomate località della Basilicata come Matera, Venosa e Melfi.
Davvero il nostro centro storico può essere una meravigliosa risorsa, non più un pesante fardello!
Andria, 28 Dicembre 2010
Riccardo Suriano






























