2 Febbraio 2011: La Diocesi di Andria ricorda il venerabile Mons. Giuseppe Di Donna

sabato, 29 gennaio 2011
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Mercoledì 2 febbraio, Presentazione di Gesù al Tempio, o festa della Candelora, alle ore 9, nel Cappellone della Cattedrale di Andria S. Maria Assunta, una Celebrazione Eucaristica ricorderà il venerabile Mons. Giuseppe Di Donna, Trinitario Missionario in Madagascar e Vescovo di Andria dal 1940 al 1952, morto in concetto di santità ad Andria il 2 gennaio 1952. La S. Messa sarà presieduta da don Carmine Catalano, vicario della Parrocchia S. Francesco Di Assisi, vice postulatore della causa di beatificazione del Di Donna. Al termine della celebrazione la comunità diocesana pregherà sulla tomba del venerabile. La Cittadinanza tutta, devoti e benefattori sono invitati a partecipare. Nato a Rutigliano il 23 agosto 1901, ultimo di nove figli da genitori agricoltori, sentì la vocazione religiosa nell’ordine trinitario perché attratto dalla predicazione di un padre trinitario e il 12 ottobre 1912 a 11 anni entrò nel collegio di santa Lucia in Palestrina.

Il 23 dicembre 1923 emise la solenne professione religiosa.

Nel 1919 fu inviato a Livorno per il noviziato, quindi a Roma per gli studi di filosofia e teologia presso lo studentato di S. Crisogono frequentando l’Università Gregoriana.

Il 18 maggio 1924 fu ordinato sacerdote dal Cardinale Basilio Pompili. Il 21 giugno 1926 partenza da Marsiglia per il Madagascar come missionario. Vi si prepara con un corso di esercizi spirituali durante i quali il 26 marzo, venerdì di passione, fa voto di immolazione culminante nello “sposalizio con la croce”.

Dopo 12 anni di intensa attività missionaria, il papa Pio XII volle elevare il coraggioso missionario alla dignità vescovile e lo elesse Vescovo di Andria . Fu consacrato vescovo il 31 marzo 1940 nella chiesa di S. Crisogono dal cardinale Rossi, da Mons. Celso Costantini, segretario della Propaganda Fide e da Mons. Petronelli, arcivescovo di Trani. Il motto del suo stemma episcopale, mutuato dal suo ordine religioso, annunciava in sintesi il suo programma pastorale: <>: una vita impegnata per la gloria del Dio uno e Trino e per la liberazione dell’uomo da ogni forma di schiavitù.

Entrò in diocesi il 5 maggio successivo.

È stato il Vescovo della seconda guerra mondiale, durante la quale non si sottrasse ad andare incontro alle necessità materiali e spirituali dell’intera diocesi.

Dopo la guerra, fu operatore di giustizia e di pace nelle forti e tristi contese dei moti andriesi nel marzo 1946.

Nel maggio-giugno 1947 celebrò il I° congresso Mariano Diocesano con la partecipazione del cardinale Giuseppe Bruno che incoronò il quadro con l’effige della Madonna del Carmine; e nel dicembre 1950 il sinodo diocesano.

A fine agosto 1951, di ritorno da Lourdes dove si era recato in pellegrinaggio, avvertì i primi sintomi del male che lo aveva colpito. Sottoposto ad accertamenti nel policlinico di Bari il Prof. Dell’acqua diagnosticò un terribile male. Si trattava di neoplasia polmonare con metastasi alla colonna vertebrale.

Dopo una lunga e sofferta malattia, il 2 gennaio 1952 morì in concetto di santità. Quando la notizia si diffuse, tutto il popolo si diresse in Cattedrale non solo per rendere omaggio alla salma, ma per rendere lode a Dio per questo Vescovo santo.

Il giorno 5 successivo furono celebrate le solenni esequie con la partecipazione di numerosi vescovi della Puglia. Il vescovo di Ugento, mons. Giuseppe Ruotolo, andriese, tenne l’orazione funebre.

Il processo di beatificazione di Mons. Di Donna, avviato sotto l’episcopato di mons. Luigi Pirelli, fu concluso in sede diocesana il 4 luglio 1966 dal vescovo Francesco Brusita, che il giorno 5 dello stesso mese trasmise gli atti alla competente Congregazione Romana.

Il papa Paolo VI con decreto del 1° aprile 1969 autorizzò la prosecuzione dell’iter procedurale.

A metà degli anni ’90 l’episcopato pugliese all’unanimità ha rivolto a Giovanni Paolo II una petizione “perché sia accelerato il processo di beatificazione con il riconoscimento delle virtù eroiche.

Con decreto “super virtutibus” il 3 luglio 2008 il papa Benedetto XVI nel concistoro ordinario lo ha proclamato “Venerabile”, riconoscendo le virtù eroiche vissute nelle sua esistenza terrena.

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