Rose Gagliarde, “Se non ora quando?” ad Andria: report della manifestazione
La manifestazione sulla dignità delle donne “se non ora,quando?”, tenutasi il 13 febbraio in tutte le più importanti città d’Italia, è approdata anche ad Andria. Alle 18,30 ca, in viale F.Crispi, nel “salotto” urbano più accogliente e centrale della città, gente della più variegata estrazione sociale ed età, a gran voce e con forte pathos denunciava l’uso e la mercificazione del corpo delle donne, “no al modello Ruby”, “no allo svilimento del lavoro delle donne”, “no allo stereotipo di società patriarcale e maschilista”. La causa, inquanto universale e trasversale, ha fatto sì che a protestare siano state non solo tutte le donne, ma anche gli uomini,di ogni appartenenza politica. Una voce unica per dire basta e chiedere i riconoscimenti di dignità e diritti.
“Tutte e tutti coloro che vogliono partecipare portino con sé un fiore da offrire alla dignità di questo paese calpestata più volte”, questo è stato l’invito, ideato dal gruppo “rose gagliarde”, per far proprio il senso della protesta: il fiore, simbolo di delicatezza, di femminilità, di celebrazione alla donna. Tutti i partecipanti quindi, si son presentati con un fiore all’occhiello, vero, di carta o di stoffa. La stessa organizzazione dell’evento, ha fornito a tutti dei cartoncini colorati da appendere al collo, con su scritto “BASTA” o frasi d’impatto e di denuncia. Striscioni di protesta, disegni e cartelloni, coronavano le mura dei palazzi adiacenti. La manifestazione si è articolata in due fasi: una meramente vocale e dinamica, caratterizzata dagli interventi liberi di coloro i quali volevano attivamente riportare il proprio pensiero in merito alla causa intrapresa. Ciò è stato fatto tramite la recitazione di versi notori di poesie, citazioni, dialoghi, la lettura dei propri componimenti, l’espressione estemporanea del proprio pensiero in merito alle vicende nazionali. Il leitmotiv del “se non ora, quando” echeggiava a mò di domanda rivolta alla collettività, che puntualmente rispondeva: “ADESSO”. La seconda fase, quella più statica, breve, ma pregna di significato è stata caratterizzata dal flash-mob. Una protesta silente dove ogni parola lascia il passo all’eloquenza del corpo, della gestualità, del silenzio. Al suono di un cicalino i manifestanti alzavano i loro cartelli e restando immobili lanciavano all’unisono un unico messaggio: “BASTA”.
Rose Gagliarde






























