Sel di Andria: “Un’Italia che non ricorda, non ha futuro”

martedì, 19 luglio 2011
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Il 19 Luglio del 1992, dopo circa un mese dall’uccisione a Capaci del giudice Giovanni Falcone, Paolo Borsellino si recò insieme alla sua scorta in via D’Amelio, dove viveva sua madre e una Fiat 126 parcheggiata nei pressi dell’abitazione della madre con circa 100 kg di tritolo a bordo, esplose al passaggio del giudice, uccidendo oltre a Paolo Borsellino anche i cinque agenti di scorta.

Due nomi a testimonianza di una tragedia che ha colpito tutti, un intero popolo.

Le vicende di Falcone e Borsellino e della lotta alla Mafia sono state raccontate in tutta Italia, perché sono storie di persone che per la loro altezza e per il fascino hanno saputo catturare, e catturano tutt’ora, la maggior parte degli italiani. Non si può ridurre ciò di cui parliamo ad una sola questione di giustizia o lotta locale alla Mafia: le vicende degli anni novanta riguardavano uomini e donne di tutto il paese, riguardavano la Mafia, lo Stato, la Chiesa e tantissime altre organizzazioni legali e non, insomma riguardavano il Paese, e quindi tutti noi.

Tutto questo ci dà modo oggi di riflettere su che cosa siamo e cosa saremo come paese: la questione della legalità e della giustizia sociale sono temi molto attuali. Non è difficile rendersi conto che ad oggi le istituzioni sono caratterizzate da illegalità diffusa, alcuni partiti politici in parte vivono di sistemi e di “regole” basate sulla corruzione. L’opinione pubblica se ne rende conto e, infatti, una dolce lamentela da più di vent’anni grida contro la classe politica vendetta, delegittimandola ogni giorno, erodendola come il mare fa con gli scogli. Affermiamo questo lontani dal qualunquismo.

Bisogna prendere atto della situazione: esiste un’innegabile distanza siderale tra i cittadini e i suoi rappresentati; il “qualunquismo” allora può essere interpretato anche come una forma di protesta che tenta di sottolineare la totale sfiducia verso le istituzioni . Il qualunquismo e l’indifferenza fanno male alla democrazia ma le istituzioni devono seriamente prendere atto delle proprie responsabilità e cambiare approccio, invertire la rotta. Crediamo che la crisi democratica che viviamo stia proprio qui, nella distanza descritta, e il principale cardine di questa crisi democratica sia proprio la questione della legalità, la “questione morale”. Perciò ad oggi sentiamo forte la spinta dei cittadini a nutrire fiducia a chi rappresenta la legalità, cioè figure come Falcone e Borsellino, i magistrati che oggi difendono lo Stato coraggiosamente, quei giornalisti che non si arrendono alle intimidazioni o all’autocensura, quei politici, che hanno fatto della legalità la bussola della “gestione della cosa pubblica”.
Ma è percepibile anche una repulsione dovuta alla mancanza di fiducia nelle istituzioni che sono titolate a rappresentare la legalità, dovuta alla scarsa trasparenza, che non riescono ad essere punti di riferimento di un’Italia allo sbando

Come fare per uscire dal caos che ci disorienta?

La soluzione sta nel fatto che tutti dovremmo capire che essere giusti è un valore in sé. Perché essere giusti è bello ed è di valore e perché ti rende libero. Così ogni volta che ci si rende conto di quanto sia difficile esserlo e di quanto sia diffusa l’ingiustizia nel nostro paese, non dobbiamo arrenderci dinanzi alla corruzione e all’indifferenza, perché essere giusti connota di onore l’esistenza.

Pertanto il ricordo di uomini che hanno lottato contro la mafia, pagando anche con la propria vita, è doveroso perché un’Italia che non ricorda, non ha futuro.

f.to I coordinatori di Sinistra Ecologia Libertà – Andria

Michele Lorusso – Valentina Lomuscio

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