Anche Don Riccardo Agresti esprime solidarietà a Giorgino, Fucci e Marmo
Esprimo piena solidarietà al nostro Sindaco, Avv. Nicola Giorgino, all’ On. Benedetto Fucci e al Presidente del Consiglio Comunale, Nino Marmo per l’atto intimidatorio che è stato rivolto verso di loro per la responsabilità che hanno di guidare la nostra città. Confermo che, in questi momenti così delicati, è necessario manifestare la presenza dello Stato in modo costante e non temporaneo. Va istituito celermente tutto ciò che è previsto per rendere una Provincia efficiente per dare senso alla sua caparbia voglia di nascita. In questo frangente in cui tutti siamo consapevoli che i costi per lo Stato devono essere parsimoniosi, non può però essere trascurato il grado di inciviltà che la nostra Città sta progressivamente constatando. Se tutto questo fosse presente in altre realtà del nostro Paese avremmo avuto un azione diversa? Mi chiedo: le rimostranze che provengono dal nord della Puglia, da una città molto grande, perché non vengono accolte? Il ministro Maroni è a conoscenza della realtà della nostra città? Perché non possiamo avere un incontro con lui, noi che realmente presidiamo i territori con le nostre azioni educative, ed essere ascoltati non solo nelle emergenze ma soprattutto quando c’è da pianificare un lavoro costruttivo per il bene di tutta la città?
I cittadini non rivolgono i veri sentimenti ai teorici ma li esternano a coloro che sono nella prossimità e che si prodigano ad ascoltarli, senza alcun interesse e senza avere la preoccupazione di compressi. Ribadisco: la presenza dell’Esercito nella Città, come atto straordinario, o l’aumento degli uomini delle forze dell’ordine, può essere un deterrente di rottura per far comprendere che il lavoro quotidiano è la via maestra per educare le nuove generazioni e che può riportare la serenità isolando tutti coloro che il bene comune lo utilizzano solo per fare i propri interessi.
La sfida rivolta al simbolo dell’istituzione civile non può essere classificata come un gesto isolato e di scarsa gravità. Si può e si deve divergere dal modo di amministrare ma lo si deve compiere nelle sedi opportune con una dialettica che deve mirare unicamente al servizio del bene comune. Questo piccolo fermento di partecipazione che s’intravede è un fuoco di speranza che non rappresenta una spaccatura ma una benevola azione di corresponsabilità. Auspico che nessuno soffi sul fuoco perché i rischi della strumentalizzazione sono imprevedibili e che coloro che soffrono dei disagi non ricevano la beffa di essersi affidati a maestri e testimoni ingannatori.
Don Riccardo Agresti






























