Manovra Finanziaria 2011/2: l’aumento dell’iva inciderà ancor più sulla restrizione dei consumi

mercoledì, 7 settembre 2011
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Dopo tante scenate, tanti cambiamenti, tante strategie per illudere gli investitori e tentare di far riguadagnare fiducia nel nostro Paese, il pasticcio è fatto ed ecco che la Manovra Finanziaria del Governo si abbatte, ancora una volta, sulle fasce deboli chiamate a (ri)pagare il conto.

Nella fattispecie l’aumento dell’aliquota Iva dal 20 al 21% causerà il blocco definitivo dei consumi i quali hanno subito progressivi decrementi fino a paralizzarsi completamente, in alcuni lunghi periodi dell’anno. Ciò significherà anche l’aumento della sfiducia e dell’incertezza tra i consumatori e tra gli imprenditori ed in questo clima parlare di sviluppo e di investimenti sarebbe ridicolo. Ancora una volta si sono trascurati molti aspetti legati ai territori e alla localizzazione, quindi all’economia reale, per seguire le grandi speculazioni dei mercati finanziari dove le rendite vengono incamerate dai Grandi Gruppi mentre le perdite devono essere assorbite dalla collettività.

Un grosso errore, quindi, l’aver pensato unicamente al raggiungimento di un dato di bilancio, senza tenere conto delle conseguenze sulle Micro e Piccole Imprese che saranno le prime a subirne le conseguenze nefaste. E’ disarmante verificare quanto non venga tenuta in nessuna considerazione la realtà secondo la quale le piccole Imprese e le Famiglie italiane “danno” ogni giorno e lo fanno spesso senza ottenere in cambio idonei ed adeguati servizi, subendo le vessazioni proprie di Amministrazioni con scarsissime capacità di reperimento di fondi se non dalle tasche dei contribuenti. Gli esempi in tal senso sono numerosi e gli aumenti sproporzionati delle tasse sui servizi locali, tassa rifiuti in primis, rappresentano la via più semplicistica ma anche più deplorevole che si possa attuare. Gli aumenti anche di oltre il 100% delle polizze assicurative obbligatorie; l’aumento costante ed incontrollabile dei carburanti, dei trasporti e degli indispensabili costi gestionali d’impresa sono una “Manovra quotidiana” che pesa enormemente sui bilanci delle Famiglie e delle Imprese.

In un territorio come il nostro dove sviluppo è una parola il cui significato è ancora ignoto; dove territorio fa rima con scempio; dove cultura dell’accoglienza e tutela del patrimonio architettonico e naturalistico sono ancora da inventare; dove turismo viene ancora tradotto con “scampagnata” e dove i giovani non hanno alcuna possibilità di pensare al loro futuro e tentano di cercarlo altrove, la strada sembra oramai sbarrata e a nulla sono serviti i tantissimi sprechi di denaro pubblico e di fondi europei, che pure sono stati seppur minimamente utilizzati; il fallimento globale rappresentato dai tanti progetti di area vasta vanificati perché non finalizzati; la continua stupida e sterile concorrenza tra città e territori che distano pochissimi chilometri l’uno dall’altro e l’incapacità di individuare e perseguire minime politiche di aggregazione e di interazione strategica, con il prevalere di enorme frammentazione e costituzione di innumerevoli Enti che rappresentano solo esempio di duplicazioni di incarichi conferiti e moltiplicazione di costi di mantenimento del sistema parassitario simil-politico, hanno lasciato il nostro territorio indietro di decenni, privo delle minime reti infrastrutturali e senza la capacità di appropriarsi degli strumenti per la competitività dell’economia locale pur intrisa di enormi potenzialità e professionalità in via di dispersione.

Con questa Manovra si è avuto il chiaro ed esplicito segnale di quanto i problemi reali dei territori non siano stati tenuti in alcuna considerazione, mettendo sullo stesso piano realtà fortemente diversificate che avrebbero, invece, bisogno di interventi diversificati.

Il tasso di disoccupazione più elevato d’Italia che si registra nella nostra Provincia e nella Regione Puglia; l’elevatissimo tasso di criminalità e l’aumento di piccoli reati propri di chi delinque per recuperare poche decine di euro; l’enorme e crescente indebitamento delle famiglie e delle imprese sono inequivocabili segnali di regressione difficilmente recuperabile.

La crisi di alcuni settori che da sempre hanno rappresentato un volano economico importante per i consumi; dall’agricoltura all’edilizia hanno sottratto enormi potenzialità di spesa ai consumatori.

Gli inganni, le falsità e l’assenza di coscienza civica in tanti di quei cosiddetti rappresentanti politici del popolo che hanno avuto tra le loro mani la possibilità, ognuno per le proprie competenze, di cambiare veramente il corso della storia del nostro Paese e della nostra terra hanno causato l’impoverimento della collettività e preservato l’indegno arricchimento di se stessi.

Intanto già nella Manovra Economica di luglio scorso si è dato corso alla liberalizzazione totale di orari e di giornate di apertura festiva dei negozi, elargendo un immenso regalo alla grande distribuzione organizzata la quale, senza questo provvedimento, avrebbe subito un fortissimo contraccolpo dal momento che le aperture domenicali rappresentano per essa la più elevata fonte di introito economico a discapito della piccola impresa la quale si vedrà ulteriormente schiacciata, violentata nel diritto al riposo festivo e costretta ad aumentare enormemente i costi aziendali seppur in assenza di riscontri economici positivi. Tutto ciò avverrà nelle città che hanno ottenuto il riconoscimento di città d’arte cioè in quelle dove sono presenti gli Ipermercati.

In tutto questo scenario notiamo talune situazioni di quasi totale indifferenza rispetto a temi di si tale importanza ma siamo certi che, alla prima occasione, maledettamente tardiva, arriveranno le prese di posizione. Sicuro che arriveranno, dopo.

Cordiali saluti

Andria, 7 settembre 2011

Il Direttore

Savino Montaruli

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