Il “caso Colasante” in Svezia. Che bella civiltà

domenica, 11 settembre 2011
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Non sappiamo se il sig. Giovanni Colasante abbia o meno schiaffeggiato il figlio dodicenne in Svezia così come siamo convinti che lo scappellotto non sia affatto, oggi, un modo per educare. Se per il canosino Colasante questa esperienza ha lasciato sicuramente un segno importante, dobbiamo chiederci cosa abbia lasciato, se lo ha lasciato, in tutti coloro che hanno seguito la vicenda mediatica e partecipato al “dibattito popolare”. Primo insegnamento e prima comparazione: in Svezia, che tu sia turista, onorevole, imprenditore, barbone, figlio di papà o delinquente, la cosa non cambia e chi sbaglia paga! Al contrario di un Paese come l’Italia dove il permissivismo, l’incertezza della pena e della sanzione, il buonismo e il ritenersi sempre al di sopra delle parti, produce ogni giorno infiniti atti delinquenziali che raramente trovano la giusta punizione, nel paese nordico questo non è possibile e non perché quel Paese sia pieno di poliziotti o di vigili urbani che ne garantiscono l’integrità ma perché da un lato esiste quello che noi italiani, riempiendocene la bocca solo per fare finta di sapere, chiamiamo senso civico, virtù ignota che vanifichiamo a causa della radicata sottocultura; dall’altro l’efficienza del sistema si fa sentire, eccome. Infatti non appena qualcuno si sarebbe accorto che l’italiano avrebbe mollato il ceffone al proprio figlio (in una Nazione dove le percosse ai minori sono assolutamente vietate per legge sin dal 1966 e le trasgressioni sono punite severamente) non ha esitato un solo attimo a fare il proprio dovere civico e chiedere l’immediato intervento di chi di dovere.

Da noi, a distanza di migliaia di anni luce dal punto di vista sociale, accade, invece, che quelle violenze gratuite all’ordine del giorno restano quasi sempre impunite.

In città come quella di Andria, se per caso rimproveri al semaforo il ragazzino in motorino che ti ha strisciato la macchina le prendi fino ad andarci in ospedale e lo devi fare sulle tue gambe perché non puoi mica sperare che gli omertosi e menefreghisti tuoi concittadini siano minimamente disposti a compromettersi così come devi essere devoto di un Santo molto noto se riesci ad ottenere l’intervento immediato sul posto di un uno degli oltre 130 Vigili Urbani che dovrebbero essere in servizio per le strade cittadine.

Questa è la lezione che dobbiamo imparare dalla Svezia; perché noi, invece, viviamo in una realtà sociale dove non riusciremo mai a crescere; ad essere credibili; ad essere di esempio e a garantire l’osservanza delle leggi e il rispetto delle persone, anche dei bambini.
Cordiali saluti

Andria, 11 settembre 2011

Area Comunicazione Associazione “Io Ci Sono!” – Andria

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Un Commento to “Il “caso Colasante” in Svezia. Che bella civiltà”

  1. francesco

    Ho letto l’articolo con attenzione e contesto il confronto tra la “civiltà svedese” e “l’inciviltà italiana”. Sbattere in galera un padre di famiglia incensurato per un rimprovero al figlio (sulla base di testimonianze di gente inattendibile) senza consentirgli alcuna difesa. Tutto dinanzi al figlio in lacrime che pregava la polizia di rilasciarlo, interrogare un bambino senza la presenza di uno psicologo, trattenere una persona privandolo di ogni indumento intimo per il cambio, vietandogli l’utilizzo dei servizi igienici indispensabili per gli italiani (doccia) e altre cose che verranno fuori dopo la sentenza lo ritiene da paese civile? NON SCHERZIAMO NEANCHE… La civiltà è altro e l’Italia è maestra di storia e civiltà. Della storia svedese ricordo soltanto la civiltà VICHINGA.

    #2832

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