Sovraffollamento carcerario in Puglia: in piedi costano caro!
È di oggi 13 settembre 2011 la notizia, ampiamente prevedibile, del primo provvedimento di condanna a carico dell’Amministrazione Penitenziaria adottato dalla magistratura italiana, sollecitato da un detenuto ospitato nel carcere di Lecce, in condizioni di sovraffollamento estremo.
La condizione del carcere di Lecce non diverge da quella delle altre strutture pugliesi, visto che in Puglia l’indice di sovrappopolamento regionale veleggia verso il 180%, con punte ancor più elevate in alcuni contesti specifici.
La decisione della magistratura di sorveglianza leccese trova addentellato giurisprudenziale nella nota sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo 19 giugno 2009, Sulejmanovic contro Italia, nonché nei principi della giurisprudenza costituzionale (da ultimo v. Corte cost. 8 ottobre 2009, n. 266) e soprattutto in quelli adottati dal Comitato di Prevenzione contro la Tortura che ha indicato in tre metri quadri lo spazio minimo vitale detentivo.
È solo un caso che la decisione sia stata emessa ora e dalla magistratura salentina, poiché diversi e in tutta Italia sono i ricorsi presentati secondo in modo analogo.
Peraltro, il sovraffollamento carcerario e le penose condizioni di vita e di lavoro, denunciate più volte anche dall’UGL-Polizia Penitenziaria, sono solo la punta di un malessere, alle cui cause si stenta a trovare un rimedio definitivo, come dimostrano le ordinanze dei sindaci di Montelupo Fiorentino (n. 22/2009) e di Pordenone che intimavano ai direttori delle locali strutture penitenziarie di ripristinare la vivibilità di quegli istituti di pena. A ciò si è aggiunta anche l’ordinanza del Tribunale di sorveglianza di Napoli ai danni del carcere di Poggioreale, con la quale si ordinava al direttore di adottare analoghe iniziative.
Invero, tutto ciò ha il sapore della commedia dell’assurdo, perché le responsabilità non vanno individuate in chi vive (i detenuti) e lavora (la Polizia Penitenziaria e il resto della comunità penitenziaria) in condizioni assurde, ma vanno addebitate ad un sistema politico che fa del sovraffollamento carcerario un vessillo da esibire per episodiche visite presso le carceri italiane, magari a Ferragosto!
Un Paese civile non può tollerare situazioni simili e se il sistema penitenziario continua a reggere è solo per l’abnegazione del personale di Polizia Penitenziaria e civile che, nonostante tutto (straordinari e missioni che attendono di essere pagate; carichi e turni di lavoro notevolmente stressanti; incertezza sul futuro previdenziale…), continua ad essere presente in servizio, pur con tutti i disagi ed il senso di impotenza che si avverte di fronte a situazioni così drammatiche.
Ora a questa situazione si aggiunge la condanna che “fa notizia”, battuta dalle agenzie di stampa.
Possiamo dire, in modo non certamente profetico, che se ne aggiungeranno altre, visto che oltre alle decisioni già richiamate la Corte Europea ha ribadito il proprio orientamento con rifermento all’ordinamento polacco (Sikorski contro Polonia e Orchowski contro Polonia entrambe del 22 ottobre 2009).
Ma possiamo anche dire che giungerà il momento in cui anche gli appartenenti al Corpo inizieranno a “battere cassa”, visto che le condizioni di lavoro precarie, in ambienti igienicamente sovente degradati, ed in condizioni di stress da superlavoro, determinate da turni massacranti ed orari sovrumani, potrebbero porsi quali condizioni alla base di patologie di origine psicosomatica o di altro genere.
Di conseguenza, l’UGL-Polizia Penitenziaria Puglia esprime nuovamente la propria solidarietà ai colleghi che faticosamente lavorano negli Istituti penitenziari, senza distinzioni di ruoli, e stigmatizza la tesi pur avanzata da alcuni illustri esponenti dell’Accademia penalistica, che vorrebbe far gravare sugli operatori responsabilità addirittura penali (si ipotizza il reato di maltrattamento ai danni dei detenuti), dimenticando che la colpa di quanto sta accadendo ricade su una politica sorda al grido di aiuto inascoltato che viene lanciato da anni dalla UGL e il restante del sindacalismo penitenziario.
Il segretario regionale aggiunto UGL Pol. Pen.
Dott. Vincenzo LA MONACA






























