L’Ospedale che stanno depotenziando. Cominciamo dalla Medicina.

L’unità operativa di Medicina dell’ospedale civile di Andria è in condizioni di grave carenza di personale sanitario, di posti letto e perfino di erogatori di ossigeno. E’ da tempo che un medico non è stato sostituito, da quando il primario è andato in pensione.
Gli infermieri, 18 secondo la pianta organica, sono appena 13 e per giunta due sono donne in maternità pur comparendo nelle tabelle dei turni. Gli ausiliari sono in numero carente. Servirebbero almeno due operatori socio sanitari al mattino per provvedere all’igiene dei pazienti. Inoltre dovrebbero essere di aiuto per gli spostamenti sia dei pazienti che dei campioni biologici ed invece secondo un’assurda interpretazione del loro ruolo non risulterebbero “spostabili” dai reparti.
Nonostante una circolare della Direzione Sanitaria lo vieti ci sono “letti aggiunti” e, in queste ore, finanche una “barella aggiunta”. Si specifica che la barella è facilmente scavalcabile per cui risulta molto rischiosa per il paziente che si può ritrovare a terra con gravi conseguenze per la propria incolumità. E trattasi di letti aggiunti di branche non internistiche, con pregiudizio nell’assistenza. I letti dei pazienti, poi, sono vecchi e arruginiti ed hanno spondine malridotte e incerottate alla meglio. In ogni stanza ci sono solo due bocchettoni per ossigeno, sicché lo sfortunato malato che viene messo nel letto aggiunto, cioè in sovrannumero, rischia di non poter ricevere ossigeno in caso di bisogno. Inoltre nella stanza numero 1 il bocchettone è uno solo e allora bisogna provvedere a lunghi tubi che attraversano la stanza per andare da una parete all’altra con situazioni fantozziane da inciampo e strappamenti. I medici e gli infermieri sono ottimi professionisti, ma poco possono fare nell’arginare questa condizione di grave disagio e di pericolo per sé e per gli ammalati.
La situazione va peggiorando di giorno in giorno. Il compianto dottor Antonio Caldarone, che per 17 anni ha prestato la sua opera come medico dell’Unità operativa di Medicina, puntualmente inviava lettere al direttore sanitario per sollecitare un sussulto di dignità negli amministratori. Un tale, per questo motivo, lo derideva chiamandolo “il piccolo scrivano”. Ebbene, i fratelli-compagni del piccolo scrivano sono ancora vivi e se la situazione non si risolverà daranno seguito alle iniziative opportune, anche in sede legale se necessario. Da tempo abbiamo chiesto un incontro con il nuovo Direttore Generale della ASL.
Naturalmente non siamo stati convocati. Pazienza. Aspetteremo ancora un pò.
Lo faremo per te, Antonio, per il nostro ospedale e per i malati che erano la ragione della tua vita e della tua passione per la giustizia.
Coordinamento Comitati per Andria città sana – www.andriacittasana.it































Il direttore generale è complice e amico di vendola e mennea, stanno facendo di tutto per portare la struttura a barletta, basta con le parole bisogna agire presidiare l’ospedale ,e invitare i politici andriesi a prendere posizioni contro la manovra oculta del mennea nemico di Andria .