Aumento dei prezzi nella provincia di Barletta – Andria – Trani, Unimpresa Bat: “il pericolo c’è”

sabato, 24 settembre 2011
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Come prevedibile il “dibattito” sugli effetti dell’aumento dell’aliquota Iva previsto dalla Manovra Anticrisi del Governo si è scatenato. Da una parte si “paventa” un aumento generalizzato dei prezzi, dall’altro si invita impropriamente a “denunciare” i commercianti che dovessero aumentare i prezzi oltre l’1% previsto dalla legge. In entrambi i casi ci troviamo in un’analisi sommaria intrisa di non poco populismo. Ecco perché. Innanzitutto, così come da noi annunciato nel nostro intervento del 15 settembre scorso, nella Provincia di Barletta Andria Trani l’1% di aumento dell’Iva è stato assorbito dalle Imprese e ricade completamente su di esse le quali non hanno “scaricato” il peso di questo aumento sui consumatori finali, poi non dobbiamo mai dimenticare che viviamo in un regime di libera concorrenza e di libera determinazione del prezzo, quindi le variabili sono numerose e semmai bisognerebbe incidere maggiormente sulla formazione al consumo, quindi ad un intervento dal punto di vista “culturale” sul consumatore.

Se questa è la situazione attuale, nel futuro immediato non sarà più così ed ecco perchè:

premesso che non si può semplicisticamente pensare che sia solo quell’1% ad incidere sull’eventuale aumento dei prezzi al consumo ma questi aumenti potrebbero essere di gran lunga superiori in quanto bisogna tenere conto di come e di quanto incida sull’incremento dei costi d’Impresa tutta una serie di aumenti che fanno da moltiplicatore di quell’1%. Infatti se aumentano dell’1% tutti i servizi che l’impresa utilizza per mantenersi in vita è fin troppo ovvio che il risultato finale non sarà affatto dell’1%. Se poi teniamo conto che alcuni costi di gestione come Tassa Rifiuti, Tassa Occupazione Suolo Pubblico, Assicurazioni, Carburanti, Materie Prime ecc. stanno subendo, anche a causa di gestioni fallimentari dei bilanci degli Enti Pubblici, aumenti che arrivano anche oltre il 70-100% come si potrebbe “condannare o denigrare” il commerciante che dovesse apportare conseguenziali incrementi al costo finale dei beni, ampiamente giustificati?

Se partissimo opportunamente da questa analisi complessiva di tutti gli aumenti dei costi di Impresa, allora dovremmo anche ampiamente giustificare il fatto che i rincari possano estendersi anche a beni e servizi non coinvolti dallo scatto dall’aliquota Iva. Se ciò dovesse avvenire sarebbe una batosta enorme per i consumatori e un reale rischio di blocco definitivo dei consumi, soprattutto nel prossimo periodo natalizio.

Se le riflessioni partissero da queste serie premesse si eviterebbero speculazioni di altra natura che leggiamo sulla stampa e che tendono a creare allarmismo tra i consumatori che pure devono essere consapevoli di come le Micro e Piccole Imprese Piccole siano ancora oggi completamente massacrate da politiche vessatorie ma anche dalla totale assenza di prospettive programmatiche di sviluppo e di ripresa. Questo anche a causa di un vecchio e colluso sistema di rappresentanza che non ha più motivo di esserci o comunque svuotato completamente del proprio ruolo Sindacale, di tutela e salvaguardia dei legittimi interessi delle Imprese. Questo non dobbiamo dirlo noi ma è nella storia decadente che stiamo vivendo.

Rimane, in ogni caso, un clima di fortissima incertezza e di sfiducia che sta incidendo anche psicologicamente sia sulle Imprese che sui Consumatori mettendo in moto un perverso meccanismo che inciderà non poco nel ritardo rispetto ad una flebile prospettiva di crescita nella quale dobbiamo continuare a credere.

Quell’entusiasmo di fare Impresa, quella fiducia necessaria e tutti gli stimoli indispensabili per produrre stanno venendo meno e ciò soprattutto a causa di un sistema fortemente improntato alla repressione quindi poco aperto ad una cambiamento e ad una modernizzazione che parta da un’innovazione rispetto alle modalità di intervento del sistema fiscale, incentivando la tassazione alla fonte dei beni unita alla possibilità di detrazione totale dei costi per i consumatori.

Questo significherebbe per lo Stato rinunciare al suo ruolo “improprio” che lo porta ad essere “Socio” delle Imprese (dividendone gli utili in percentuali che sono le più elevate in assoluto) senza però dare alcun contributo all’Impresa stessa ai cui ricavi vuole partecipare.
Così non si va da nessuna parte e lo stiamo vedendo, da decenni.
Cordiali saluti.

Andria, 24 settembre 2011

Direzione Unimpresa Bat

Savino Montaruli

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