“Racconti per un’Andria migliore”: nota conclusiva

lunedì, 31 ottobre 2011
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Fra gli sguardi, i volti, i sorrisi e le parole si è concluso ieri il secondo anno dei Racconti per un’Andria migliore. Un appuntamento che vive del soffice respiro di coloro che alimentano quotidianamente il sogno di un’Andria migliore. Coloro che combattono ogni giorno e pesano sulle proprie braccia e le proprie gambe la durezza di una società che sembra divenire
sempre più schiacciata dalle leggi del mercato che vorrebbero volerci tutti addomesticati come bravi consumatori e ascoltatori. Nessuno pretende attribuirsi accezioni superlative. Non appartengono alla nostra cultura che vive e si riconosce nei colori e nelle sfumature tenui di chi, come piccola formichina, sposta i pesante masso: con calma, devozione e convinzione magari pure nel totale silenzio. Non vogliamo ne volevamo certamente dire di essere “l’andria migliore” come qualcuno ha pensato. Non è certamente questo l’orizzonte di questo appuntamento e del lavoro che proveremo a mettere in campo. Siamo partiti dalla convinzione che la politica, anche ad Andria, sentisse il bisogno di una boccata d’aria fresca e abbiamo immaginato la politica come possibilità di conoscenza, di apprendimento e di ascolto. Apprendimento e conoscenza che è valsa innanzitutto per noi, più giovani che hanno dato vita a questo appuntamento, e poi per tutti coloro che ci hanno onorato con la propria presenza durante questa tre giorni. Abbiamo provato a stravolgere e ruotare il punto di vista: non più una politica chiusa nelle proprie stanze ma una politica capace di aprirsi e di diventare il megafono di quanti desiderino rivendicare giustizia e libertà. Abbiamo voluto interrogare intellettuali, giornalisti, docenti, esperti, politici, giovani e meno giovani perchè si portasse alla luce quel grande bisogno di guardarsi negli occhi e discutere alla pari di temi concreti attorno ai quali si gioca il futuro dell’alternativa al berlusconismo e al centro destra. Il berlusconismo che anche ad Andria si fa sentire con i suoi colpi di coda e che deriva da quella legge di mercato che ci vorrebbe tutti come silenti consumatori addomesticati al padrone e privi della capacità di raccontare e parlarsi. Quel mercato che ci riempie di notizie sorrette da una interazione unidirezionale in cui non c’è mai posto per i volti, per il confronto e in cui non c’è mai tempo per discutere insieme. Bisogna essere tutti perfettamente in linea con la volontà di chi comanda altrimenti si è tagliati fuori. Ecco, noi desideravamo provare a sovvertire questo schema. Lo abbiamo fatto puntando la luce sui diritti che ultimamente, anche ad Andria, sono offuscati dallo spettacolo luccicante e illusorio dell’intrattenimento. Lo vediamo per le strade, lo sentiamo quando parliamo con i nostri amici e le nostre amiche e con i nostri genitori. Lo percepiamo quando ci coinvolgiamo in alcune iniziative che proprio non hanno nulla a che vedere con la parola “cultura”. E’ così che ci vorrebbero tutti come tronisti e veline in questa città, non come un popolo critico e pronto a rivendicare libertà e diritti, appunto. Abbiamo discusso della cultura come bene comune e di come attorno ad essa sia possibile programmare un comparto produttivo costruito sui saperi e sui talenti. Così si sconfigge l’emigrazione di noi giovani che andiamo via da Andria senza più tornare. Abbiamo discusso della scuola e dei saperi: il binomio inscindibile su cui costruire il futuro del paese contro la barbarie di chi distrugge la scuola pubblica. Abbiamo, poi, parlato del lavoro e di come la precarietà stia letteralmente uccidendo la nostra generazione a cui viene imposto di rinunciare sostanzialmente al proprio futuro. Abbiamo parlato dei quel grande vocabolario che è stato manipolato dal mercato e dal berlusconismo. Un vocabolario che ha trasformato il corpo delle donne in immagine commerciale da esporre nelle vetrine. Un falso modello culturale che trabocca di maschilismo che è alla base di un certo ceto politico. Infine abbiamo discusso della lotta all’omofobia e alla trans fobia. L’abbiamo fatto proprio in questa città dove la diversità si paga con il sangue. Dove si vive chiusi nel silenzio schiacciati dal pensiero della maggioranza che decreta cosa è giusto e cosa è sbagliato. Dove tanti sono chiusi nella propria solitudine a causa di una visione bacchettona e piuttosto ridicola della modernità. Dove l’essere credente assomiglia sempre più a una liturgia della Domenica che dura solo poche ore perché poi non riusciamo ad essere realmente umani e rispettosi. Abbiamo fatto questo. Abbiamo provato ad accendere la luce su tutti gli angoli bui della nostra città dando voce a tutti coloro che difficilmente riescono a prendere parola.
Difronte a questa classe dirigente che governa la città e che diluisce ogni giorno la parola diritti e la parola libertà, vogliamo dire che il nostro dissenso è capace di diventare una proposta di cambiamento. La loro libertà che si misura solo attorno alla volontà di privatizzare ogni bene comune, una libertà commerciale, la libertà di arrestare chi è debole e vittima, di affossare ogni diritto, di distruggere la cultura, di costruire ovunque senza occuparsi della nostra terra, di chiudersi in pregiudizi medioevali che non faranno mai volare alto la nostra comunità. Noi vogliamo dire, invece, che un’altra Andria è possibile. Un’Andria migliore costruita attorno ai diritti e alla libertà vera. Costruita sulla bellezza e contro coloro che pensano di poter mercificare i beni comuni. Abbiamo intrapreso un cammino che adesso è solo all’inizio. Lo scorso anno, in una nota, pubblicamente chiedevamo di essere solo una voce. Adesso vogliamo, insieme, divenire la goccia che scava la montagna. Provare insieme a costruire un’Andria migliore. Grazie a tutti coloro che hanno partecipato agli incontri; grazie a coloro che avrebbero voluto esserci ma non potevano; grazie a chi ci ha creduto, ci crede e continuerà a lavorare con noi per dare vita a questo sogno.

Vito Ballarino

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