Antonio Capone: “Soltanto i lavoratori dipendenti del settore commercio pagano le selvagge aperture domenicali e nei festivi”

Città d’arte o meno, città di cultura o meno, Porta d’Europa o Capitale del mondo, non è giusto che siano soltanto i lavoratori dipendenti del settore commercio a pagare, in prima persona, la battaglia all’ultimo sangue delle aperture domenicali e dei festivi.
Si è giunti, ormai, al paradosso che ci si debba addirittura giustificare se per qualche data segnata in rosso sul calendario le attività commerciali rimangano chiuse, quasi che la cittadinanza aspetti esclusivamente quei giorni per effettuare gli acquisti che non si sono fatti in settimana.
Né regge il pretesto che l’apertura dei negozi risponda alle esigenze dei turisti, poiché appare davvero strano che in tanti anni non si sia mai riusciti ad attivare un serio tavolo di concertazione con la Curia e la Facoltà di Beni Culturali per far rimanere aperte le splendide chiese della città, mentre funzionino a meraviglia, o quasi, gli accordi per lasciare aperte le attività commerciali.
La qualità della vita a Lecce non può passare dal permesso sottaciuto di sfruttare commesse e dipendenti ma occorre, invece, pensare a ripristinare il sacrosanto diritto al riposo nei giorni festivi per consentire ai tanti operatori di un comparto trainante in città di vivere la meritata vita familiare.
Sono altre le agevolazioni che l’Amministrazione comunale dovrebbe offrire a questo settore: un piano traffico adeguato, una migliore organizzazione e fruizione dei mezzi pubblici, una più sensibile tolleranza nei confronti dei cittadini per poter effettuare i loro acquisti senza la paura di multe salate – utili soltanto a rimpinguare le asfittiche casse del Comune e a coprire ben altri buchi di bilancio – un concreto sostegno alle attività ubicate in periferia con un miglioramento della vita sociale di quelle realtà urbane in cui, a volte, la sera gli abitanti non scendono da casa nemmeno per acquistare il pane o il latte.
Non è certo inseguendo i grandi ipermercati fuori porta che si agevola un settore basilare per l’economia cittadina. Se i sindacati non riescono nella loro precipua funzione di tutela dei lavoratori, l’Amministrazione comunale non può rimanere inerte e insensibile dinanzi allo scadere della qualità della vita di tanti suoi cittadini chiamati a dare disponibilità lavorative tutti i giorni dell’anno e privandoli della dimensione privata che è un sacrosanto diritto di ogni uomo.
In questi giorni il Premier britannico Cameron sta facendo circolare un questionario per conoscere il grado di felicità dei suoi connazionali; noi non ci aspettiamo tanto, ma forse sarebbe più importante per il Governo di una città capitale di tutto – come continuano a sostenere i suoi due ultimi sindaci – che gli abitanti godano non soltanto di una vita lavorativa soddisfacente, ma anche di una serena vita privata, lasciando pure che chi deve acquistare uno shampoo o una confezione di pasta aspetti il primo giorno lavorativo utile o si scomodi a fare qualche chilometro fuori porta.
Antonio Capone
Candidato Sindaco di Lecce
Emanuele Vilei






























