Ad Andria si continua a discutere di urbanistica fuori da una seria pianificazione e con un approccio piuttosto incerto. Già i PIRP, che nelle intenzioni del legislatore dovevano tendere alla riqualificazione del territorio, si sono trasformati nella nostra città nel maldestro tentativo di dar vita ad interventi scollegati dalla pianificazione generale e, di fatto, capaci di aumentare il carico insediativo anche in aree non edificabili. Tale risultato è scaturito dal deficit di informazione offerto dal Comune e della consueta assenza, ormai costante negli ultimi anni, di partecipazione dei cittadini nelle scelte urbanistiche locali. Leggendo la bozza del nuovo DPP, appena presentata dall’Amministrazione Comunale, sorge il timore che analoga sorte possa toccare alla variante “tecnica” in corso d’opera. Innanzitutto il nuovo documento programmatico cancella, in un solo colpo, il precedente DPP del 2004, liquidandolo senza alcuna seria riflessione critica. Invero, dopo l’inutile attesa che qualcosa accadesse nella precedente consigliatura, era auspicabile che la nuova amministrazione ricominciasse a discutere di urbanistica partendo dagli atti già deliberati dal consiglio comunale almeno per due diversi motivi. Il primo, piuttosto facile da intuire, riguarda la continuità istituzionale di un percorso amministrativo in un settore tanto importante della politica locale come l’urbanistica. Era logico attendersi che, su temi rilevanti, fosse spiegato alla comunità perché taluni provvedimenti, sebbene deliberati da altre amministrazioni, sia necessario abrogarli anziché modificarli, integrarli o, comunque, migliorarli. L’altro motivo, altrettanto semplice da intuire, riguarda i tempi e i costi che evidentemente il Comune si rassegna a perdere nel momento in cui gli atti amministrativi precedenti sono semplicemente cestinati. A mo’ di puro esempio, verrebbe spontaneo chiedersi che fine faranno i soldi, ammontanti a svariate centinaia di migliaia di euro, che erano stati investiti in incarichi professionali relativi alla fase esecutiva del precedente DPP? E, soprattutto, cosa è stato fatto in questi ultimi anni? Tutto il lavoro svolto è davvero da buttare? Domanda neppure tanto oziosa se si pensa che l’incarico professionale, in materia urbanistica, negli ultimi venticinque anni sia stato ad appannaggio di un unico progettista.
Tanto valeva assumerlo, penseranno i lettori più maliziosi! È necessario, pertanto, che qualcuno spieghi perché da una mera esigenza di rinnovamento, dettata dalla normativa sopravvenuta (relativa, ad esempio, alla coopianificazione e alla VAS) si passi alla completa soppressione del DPP alla variante generale che, all’epoca, ebbe almeno il merito di far emergere due visioni diverse della città, giungendo anche a produrre rilevanti approfondimenti.
Nel merito il nuovo DPP, pur presentandosi come una variante tecnica, tesa solo all’eliminazione di alcuni
errori (gli stessi di cui si parla dall’approvazione del prg, avvenuto nel 1994), si avventura in una rivisitazione
massiccia delle problematiche urbanistiche che affliggono la nostra città. Purtroppo tale rivisitazione trascura intenzionalmente l’approccio identitario e paesistico/ambientale della questione che, invece, risulta l’aspetto più qualificante di ogni moderno strumento di governo del territorio. Come associazione ambientalista ci saremmo aspettati maggiore attenzione e, in tal senso, sollecitiamo gli amministratori, a cui è demandato l’indirizzo politico, di adottare un punto di vista più generale ed ecocompatibile del problema urbanistico.In altri termini, Forum Ambientalista teme che, da un canto, si accantonino con troppa superficialità tutte le questioni aspramente discusse in passato (standard, vincoli conformativi, aree verdi, ecc.) e dall’altro che l’approccio metodologico del nuovo DPP resti ancorato a una visione minimale. Né si può evitare di osservare che manca qualunque riferimento ad una maggiore tutela dei cittadini nei confronti del gravoso rapporto con l’UTC. Forse è il caso di approfittare del nuovo documento per tornare a discutere pubblicamente e in modo trasparente di urbanistica e di qualità della vita nella nostra città, avendo ambizioni più lungimiranti.
Andria, 16/03/2012
Presidente Forum Ambientalista Puglia
Michele Di Lorenzo








