Sull’ipotesi di riduzione e accorpamento delle province da parte del Governo Monti, interviene la Consigliera provinciale Pina Marmo (Gruppo Misto). “L’Italia si trova ad affrontare una gravissima congiuntura economica che impone il taglio drastico delle spese e il ricorso a manovre finanziarie rigorose, in grado di reperire risorse per evitare al Paese il rischio del cosiddetto default. Una crisi che vede soprattutto le famiglie affrontare sacrifici gravosi e situazioni difficili. La “cura Monti” individua anche nella drastica riduzione delle Province un elemento che può contribuire a “risparmiare” sui costi del Sistema Italia. Per non alimentare polemiche e strumentalizzazioni, dico subito che non sono “innamorata” tout court della provincia anche se non condivido affatto l’idea, manifestata da taluni, che la vede come ente superfluo, inutile, inefficiente. Certamente, però, la Politica non ha saputo o, forse, voluto, assumersi in pieno le responsabilità sul destino delle province italiane, lasciando ad un governo “tecnico” una decisione che avrebbe dovuto essere figlia, invece, di un articolato dibattito politico. Il ridimensionamento delle Province, prologo alla loro progressiva scomparsa, priva il territorio di una istituzione in grado di far dialogare tutti i soggetti del territorio stesso su un piano di uguaglianza, rappresentando nel contempo una forma di tutela per le realtà più piccole. I fautori e i sostenitori della soppressione, sembrano ignorare le funzioni fondamentali intestate alle Province e che riguardano istruzione, viabilità, trasporti, ambiente, turismo, formazione professionale, protezione civile, assetto del territorio e disciplina urbanistica. Le Province sono l’istituzione su cui è costruita l’identità del nostro Paese. La nostra stessa cultura, la letteratura, il nostro cinema, l’arte, hanno attinto alla provincia per raccontare le diversità che insieme fanno la ricchezza dell’Italia. Non va, poi, dimenticato il valore irrinunciabile delle politiche di prossimità che le Province incarnano in maniera esemplare. Non nego la possibilità di valutare caso per caso la condizione di eventuali accorpamenti ma credo più fattivamente che alle Province vadano delegate altre e nuove competenze come per esempio quella sui beni culturali e sullo sfruttamento delle energie rinnovabili che potrebbero essere il volano per le economie territoriali e garantire così maggiore occupazione e maggiore benessere nell’ottica dello sviluppo sostenibile. In relazione al decreto del Governo Monti, concordo con la posizione espressa dall’UPI (Unione Province Italiane) che considera il testo molto lacunoso e poco chiaro sulle modalità e sui tempi della soppressione degli enti. Come si fa a dire, per esempio, che il Presidente della provincia non è più quello che un cittadino ha eletto, ma è quello eletto da altri? Le attuali province andranno a scadenza naturale? Per quanto riguarda, poi, le aree metropolitane non è affatto chiaro né quale sia il sistema di governance, né quale il modello elettorale. Sono quesiti e dubbi sui quali le Comunità devono essere chiamate ad esprimersi per valutare i pro e i contro delle nuove situazioni che verrebbero a delinearsi. In particolare per quanto riguarda i nostri territori, omogenei per storia, per vocazione economica e per tessuto sociale e che, tuttavia, esprimono vocazioni peculiari, potrebbe essere più “interessante” per i processi di sviluppo, di crescita e di integrazione far parte dell’area metropolitana di Bari, oppure aderire alla provincia per soddisfare i criteri del decreto montiano di dimensione territoriale e di popolazione? Mi riferisco, per esempio, a Comunità che possiedono forti tratti identitari come quelle di Corato, Ruvo di Puglia e Molfetta o come quelle di Gravina di Puglia e di Altamura che hanno parte dei propri territori nel Parco dell’Alta Murgia. Credo che i Comuni, adesso, sono sollecitati a scegliere per decidere “dove andare”. Come pure credo sia importante il ruolo che giocherà la Regione Puglia attraverso il Consiglio della Autonomie Locali, istituito con la legge regionale n° 29 del 2006, chiamato ad esercitare in questi frangenti tutte le sue prerogative e tutto il suo potere decisionale. Aspetto non secondario che va tenuto ben presente, è, inoltre, quello relativo alla sorte dei dipendenti provinciali ai quali va garantita la serenità e la stabilità del posto di lavoro. Anche su queste questioni, in un momento di grave depressione economica e di crisi occupazionale si deve riflettere. Insomma in questo alternarsi di composizione e di scomposizione è oltremodo doveroso avere visioni ampie, allargare l’orizzonte, guardare concretamente al futuro”.
Pina Marmo
Consigliere Provinciale
Gruppo Misto









andare a lavorare no????? e’ meglio campare sulle spalle dei contribuenti…