William Butler Yeats e l’Italia, di Giuseppe Brescia

William Butler YeatsYeats, genio poetico ed esoterico irlandese ( 13 giugno 1865 – 29 gennaio 1939 ), viaggiò a lungo in Italia, specie negli anni Venti: Sicilia, Capri, Roma lo affascinano. Dopo aver scritto i “Poems”, raggiunge Lady Gregory e il figlio a Urbino, Ravenna, Ferrara ( dove è colpito dal Salone dei Mesi a Schifanoia ), poi Venezia e Firenze. Croce e Nicolini nella “Bibliografia vichiana” ( Napoli 1947, II vol. ) ricordano i suoi prestiti vichiani ( su cui il mio “Joyce dopo Joyce” ). Piero Boitani, gran perscrutatore di letteratura universale e del “racconto delle stelle”, non manca di ricordare: “Nell’inverno 1924-25 Yeats comincia ad avere problemi di salute: la pressione è alta, il peso eccessivo,la vista molto diminuita da un occhio,una leggera sordità accresciuta.

Dalla Sicilia (dove, a Siracusa, sigla “A Vision” )il poeta si sposta a Capri e Roma, incontra di nuovo Pound, ed esplora i precedenti della ‘rivoluzione fascista’ interessandosi agli scritti di Giovanni Gentile, dopo aver letto Vico e Croce l’anno prima” ( “Cronologia”, in “L’opera poetica”, Milano 1994, p. CXLVIII). Inoltre, esalta la poesia del cielo e della “dolcezza”, in “La Torre”, del 1923-1928, vv. 145-165. ” E io proclamo il mio credo:/ me ne infischio del pensiero di Plotino/ e grido sul muso a Platone / che morte e vita nen esistevano / fino a che l’uomo non le inventò, / finché non trasse ogni cosa dalla sua anima amara;/ sicuro: sole e luna e stelle, tutto, / ( ‘Aye, sun and moon and stars, all’ )e in più metteteci questo, / che. morti, risorgiamo, / sogniamo e così creiamo il Paradiso translunare” ( ‘That, being dead, we rise, /Dream and so create / Translunar Paradise’ ). ( ed. cit., p. 599 in: 586-683; e Piero Boitani, Introduzione, p. LXV ).

Yeats conosce la tragine fine dei Templari ( asettecent’anni dal rogo dell’ultimo Cavaliere, Jacques Moulay, si può ricordare “La Torre”, VII, pp. 613-617 ). Anche se per correggere e temperare l’odio, scrive infatti tre volte: “Vendetta contro gli assassini”, sale il grido, “vendetta per Jacques Molay” ( “Vengeance upon the murders, the cry goes up, Vengeance for Jacque Molay”). Questo mito,
tenace, arriva alla recente pubblicistica, e alla rievocazione delle Chiese templari di Ferrara ( Dan Giuliano, San Giacomo, Santa Maria di Betlemme di Mizzana ) o alla “via dei Templari”, in Puglia. Ma val bene fermarsi su altri due aspetti. L’archetipo delle “quattro età dell’uomo”, del luglio-agosto 1934 ( op. cit. p. 813 e Nota, alla p.1438 ), anticipata ben sedici anni prima nel “dialogo” con il “Controllo” ( ai tempi della lettura di Croce: “Leggo Croce e scrivo versi, e, come risultato, non ho niente da dire”, a proposito di “vecchi spaventapasseri cordiali”, nota a
p. 1303 al verso 32 della “Torre”, Iv, p. 641 ).
Le quattro età dell’uomo: “Egli ingaggiò una lotta con il corpo / ma il corpo vinse: ora cammina eretto. // Poi si batté contro il cuore:/ pace e innocenza sparirono. //

Prof Giuseppe BresciaQuindi lottò contro la mente: / il suo cuore orgoglioso lasciò dietro di sé.// Ora comincia le sue guerre con Dio:/ al rintocco di mezzanotte Dio vincerà”. Annota Yeats: In tutti e quattro i quarti quello contro il quale si è combattuto dovrebbe vincere,..anche il corpo”. Ma il testo definitivo drammatizza e compendia l’ultima stagione, quella delle “guerre” contro Dio. Nella sua “Vision”, Yeats torna sull’archetipo della “quaternità” ( “La Torre”, 1928, con nota a p. 1278 ).”La memoria a lungo termine di cui il Daimon è depositario ha come aspetti le Quattro Facoltà: Corpo del Fato, Maschera, Volontà e Mente Creatrice”. Doversuona da lunge il tema delle quattro forme dello spirito umano, acceso nella culminazione della Volontà e della Mente Creatrice. Sul punto, Yeats innesta i significati della “Rosa” ( 1893, pp.123-171) e della “Croce di Pietra” ( “The Old stone Cross”, pp. 872-874 ). Secondo aspetto, è quello dei “ricominciamento” spirituale. Con eco vichiana, commentando sempre “La Torre”, Yeats cita il progetto di racconto di Flaubert,”La Spirale”,descrivente un uomo “che nel sonno faceva sogni sempre più splendidi man mano che la sua vita diventava sempre più infelice” ( p. 1265 ).

E ricorda anche la lettera di Wiliam Blake a Hailey del 6 maggio 1800: “Le rovine del tempo costruiscono magioni nell’eternità”. E’ il Leit-motiv schellinghiano dello “Spirito che ringiovanisce sempre”, a proposito delle “Età del Mondo” ( su cui “Il vivente originario”, Milano, Albatros, 2013 ); ma rima ancora del perenne reinizio del mondo, perché creato dall’uomo, ideale “ricorso” spirituale, donde attinse a piene mani il connazione James Joyce in “Finnegans Wake”, dovunque ma segnatamente nel Quatro Libro, appunto “Il ricorso”.

Giuseppe Brescia – Libera Università “G.B.Vico”- Andria