Andria: dopo un secolo di storia chiude la Libreria “Guglielmi”, nell’indifferenza di tutti

cartleria-guglielmi-AndriaDopo Barletta anche Andria. Dopo la Liverini, storica libreria barlettana gestita da ultimo dai fratelli Ruggiero ed Ernesto Chiandetti, fondata nel 1907, tocca alla libreria Guglielmi di Andria, nata agli inizi del Novecento come chiosco/edicola per la vendita di giornali in piazza Catuma, poi diventata appunto libreria con lo spostamento in via Bovio. Nel tempo la libreria si è trasformata anche in un luogo di sapere, di scambio di saperi. Insomma in un luogo utile non solo per “vendere” giornali, ma anche per comprare libri di storia, di narrativa, di cultura locale, testi scolastici, fiabe e racconti.

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Le due librerie hanno chiuso nello stesso anno, ma in mesi diversi, strette dalla stessa crisi che ha colpito da oltre un decennio il settore. Ovvero edicole in numero sempre più ridotto anche e soprattutto a causa della mancanza di lettori o del passaggio alla lettura dei quotidiani on line. Ovvero librerie mignon pressate da grandi supermarket del libro, spesso monomarca, con dentro spazi ampi per la presentazione di libri, l’ascolto di musica, la navigazione in internet, le attività commerciali di bar e caffè e anche di degustazioni vere e proprie, come annunciato nei piani della Feltrinelli. Insomma grandi spazi per offrire servizi ovviamente non fruibili in librerie nate decenni e decenni prima come luoghi raccolti, contenuti, spesso ovattati ma contemporaneamente molto vivi. Nella distribuzione editoriale, come negli altri settori economici, piccolo non è più bello. Tutto è grande, tutto deve rispondere alle così dette economie di scala, tutto è massificato, magari con commessi e commesse che non sanno “suggerire” perchè non conoscono il prodotto culturale esposto negli scaffali. E anche quando, come nel caso della libreria Guglielmi, prima Francesca Campanile e poi Viviana Peloso e Annamaria Lomolino hanno consigliato, suggerito, proposto libri e letture sempre prima direttamente letti o fatte, tutto questo non è bastato.

Il dott. Vincenzo Rutigliano (giornalista)
Il dott. Vincenzo Rutigliano (giornalista)

La piccola libreria, la piccola edicola è antieconomica. Gli indici di lettura sono sempre più bassi in Italia e nella città e anche quando sono nati i Presidi del Libro per sostenere e promuovere il settore la memoria della loro presenza si è abbondantemente persa. Annamaria Lomolino, nel commentare la chiusura della libreria Guglielmi gestita insieme a Viviana Peloso, ha fatto un riferimento alle istituzioni che, sicuramente, potevano fare di più. Spesso però non si è trattato di un’azione organica, costante, ma episodica, svolta insieme a tante altre.

Così c’è stata la presentazione di qualche libro, l’arrivo di qualche autore noto, niente che promuovesse davvero in profondità la lettura e la sete di conoscenza che di solito si soddisfa attraverso il libro e che aiuta a crescere e ad invecchiare. Con buona pace di due adagi sempre attuali: “Chi legge da piccolo diventa grande” e “Quando muore un anziano si brucia una biblioteca”. Ma quando si chiude una libreria quanti incendi si verificano? Non ne vedo però. Almeno nel senso che non registro in città, a differenza di Barletta, alcuna reazione particolarmente evidente alla chiusura della libreria Guglielmi. Salvo due, tre articoli di giornale.Per il resto nulla. Che tristezza:la mancanza di reazione può essere allora l’occasione per fare il punto sulle politiche culturali seguite e realizzate negli ultimi anni in questa città e verificare se sono state diffusive o elitarie.

E per capire come orientarle al meglio alla luce dei risultati fin qui ottenuti. La discussione su questi temi è sempre utile.

Vincenzo Rutigliano – giornalista