In ricordo di Pasquale Barbangelo ( Minervino Murge 9 giugno 1921 – Trani 13 agosto 2014 ), di Giuseppe Brescia

scuola-vaccina-di-AndriaRicordando, come Sezione andriese della Società di Storia Patria per la Puglia presso la Chiesa della Madonna del Pozzo a Trani il 12 agosto 2014, la figura e l’opera del professor Pasquale Barbangelo, collaboratore e amico da sempre, vengono in luce anzitutto i suoi meriti di studioso serio e scrupoloso, di docente umanista e di conversatore affabile e convincente. Socio della Sezione della Società di Storia Patria dal 1992 e per lunghi anni, il Barbangelo si è occupato della “universitas civium2 della città di Andria e dei rapporti tra la Curia e le famiglie andriesi che aderirono ai moti del 1799, Carafa su tutti, nel volume “L’Università di Andria tra la fine del
XVIII e l’inizio del XIX secolo” ( Editrice Guglielmi, Andria 1978 ).

Quindi espresse un altro importante ed organico saggio, che ebbe la cortesia di dedicarmi, “Andria nel Medioevo. Da ‘locus’ normanno-longobardo a ‘contea’ normanna“, con Presentazione di Pasquale Corsi ( Guglielmi, Andria 1985 ): testo che iprendeva in parte il contributo affidato a “Andria fidelis“, Quaderni di storia andriese, con saggi di Giuseppe Brescia, Pietro Petrarolo e – appunto- Pasquale Barbagelo e Prefazione di Peppino Marano ( Andria 1982 ). Nel contempo, lavorava a un’ opera fondamentale, il “Vocabolario del dialetto minervinese – Grammatica descrittiva del minervinese“, pregevole manoscritto rilegato di circa 800 pagine, inedito, da lui donato alla Biblioteca Civica di Minervino Murge e alla Biblioteca “Giuseppe Ceci” di Andria ( intorno al 1978-1979 ). Negli stessi anni, con mia collaborazione, stese su quaderno il “Catalogo dei manoscritti della Biblioteca ‘Giuseppe Ceci’ di Andria“, che rendeva conto dei 20 faldoni di appunti e schede raccolti e depositati dal Ceci, infaticabile erudito e storico andriese, amico e collaboratore del Croce fin dagli anni giovanili al Collegio napoletano della ‘Carità’, sui cui scrissi gli “Appunti per la bibliografia degli scritti di Giuseppe Ceci” ( ASP, 1974 ) e i vari capitoli del “Croce inedito” (SEN, 1984). Questi lavori ampiamente giustificano la proposta di pubblicazione, rivisitazione e custodia, nonché la intitolazione di una strada, via o Piazza al di lui ‘nomen’, nella patria Minervino, all’interno delle competenze della Sezione di Toponomastica. Insegnò tuttavia sempre in Andria, prima alla Scuola Media Statale “Padre Niccolò Vaccina”, poi nel Liceo Scientifico Statale “Riccardo Nuzzi”, dove lo ebbi estimatore e amico fino ai primi anni ’80.

Prof Giuseppe Brescia
Prof Giuseppe Brescia

Opere meno note del Barbangelo sono: “Andria, Fedeico II e il Castello di Santa Maria del Monte”, Quaderno della “Voce”, Andria 1988, dove riprendeva studi di Riccardo Napolitano del 1926 e, con lui, il Lessico etimologico del Du Cange, per chiarire le differenze tra i termini “attractum” e “conlatum”, a proposito del materiale di cui l’Imperatore Federico dava disposizioni ai fini dell’utilizzo per la costruzione del celebre Maniero, al Montefuscolo da Gubbio 1240; e alcuni scritti di estetica e di ermeneutica filosofica. Che sono: “Anatomia della costruttività umana”, su “Pugliascuola” dell’Ispettore Mauro Spagnoletti ( Bari 1986), a proposito del mio libro “Tempo e Libertà” ( Lacaita, Manduria-Bari-Roma 1984 ); e la recensione agli “Scritti di critica e storia delle arti visive” ( Salentina, Galatina 1989 ), in “Filosofia Oggi”, Genova 1994 ( A.XVII/67, fasc. III, pp. 405-408 ), a proposito dei “valori universali dell’opera d’arte”, posti in luce nella mia analisi della “scuola andriese” di pittura ( Pàstina, Alfonso di Pasquale, ‘Ninon’ Vaccarella, Tota ), oltre che nell’arte di Fausto Pirandello, Emilio Greco, il notaio tranese Monetti e altri. Da docente e abile conversatore, metteva a proprio agio chiunque, allievo o amico, studente e collega, Come Giuseppe Prezzolini diceva nel carteggio con Piero Gobetti, di appartenere alla “Società degli àpoti”, Barbangelo apparteneva al gruppo di “coloro che non se la bevono”, diffidando di tutti quelli che “portano avanti il discorso”, dal Sessantotto in poi, totalitari “qui caelum, non animum mutant”, terroristi degli anni Settanta e anti-umanisti di varia estrazione( Ricordo la strage di via Fani, dopo la scoperta del covo di via Gradoli a Roma, covo gestito da Giuliana Canforto, a proposito del rapimento e assassinio di Aldo Moro e del trauma profondo che ne derivò, ma anche delle avvisaglie che prontamente era dato cogliere circa l’operazione ‘brigatista’ e le sue ripercussioni ). L’umanità e la dottrina di Pasquale Barbangelo giustifichino la memoria storica per la di lui operosità e generosità intellettuale, memoria a cui abbiamo inteso rendere un modesto ma coerente tributo.

Giuseppe Brescia – Società di Storia Patria per la Puglia – Sezione di Andria