Vasilj Grossman, di Giuseppe Brescia

Vasilij Grossman“Religione della libertà”; “Il male non finisce le sue opere”; “L’arte tanto intuisce quanto prospetta”; tensione verso il “numinoso” nell’arte ( restituzioni aforistiche e assiomatiche da Croce, Rosmini, nella linea Ragghianti – Assunto, o Remo Cantoni, rispettivamente ): sono alcuni dei Leite-motive che risultano simultaneamente inviscerati nella pagina grossmaniana. Abbiamo distinto otto tempi in questa tessitura. Val bene una analisi più ravvicinata, anche in risposta a sporadica censura da “archeologia ideologica” che si è di recente tentata.

1° tempo o delle coordinate cosmico-storiche. Nella primavera del 1955, prima di restituirle alla città di Dresda, il governo sovietico espone a Mosca le opere di quella Pinacoteca e, tra queste, la Madonna sistina. Grossman, allora, premette: “Nonostante la mia venerazione per Rembrandt, Beethoven e Tolstoj, mi è finalmente chiaro che di tutte le opere capaci di colpire il mio cuore e la mia mente, opere create dal pennello, dal cesello o dalla penna, solo questo quadro di Raffaello non morirà fino a che l’uomo avrà vita… Da che questo quadro esiste si sono formati e dissolti imperi europei e coloniali, è nato il popolo americano, sono sorte le fabbriche di Pittsburg e di Detroit, ci sono state le rivoluzioni, e l’assetto sociale del mondo è cambiato… Da che esiste, l’umanità si è lasciata alle spalle gli alchimisti e le loro superstizioni,i filatoi a mano,i velieri e le carrozze postali, i moschetti e le alabarde, ed è entrata nel secolo dei generatori, dei motori elettrici e delle turbine,ha messo piede nell’era dei reattori atomici e delle reazioni termonucleari. Da che esiste, Galileo ha formulato il concetto di Universo e ha scritto il suo Dialogo, Newton i Principia e Einstein L’elettrodinamica dei corpi in movimento. Da che esiste, Rembrandt, Goethe, Beethoven, Dostoevskij e Tolstoj hanno reso più profonda la nostra anima e più bella la nostra vita. Vedo una giovane madre con un bambino in braccio”.

Nel secondo tempo, Grossman vede l’anima della madre e pre-vede il Golgota. “C’è in questa raffigurazione visiva dell’anima di una madre,qualche cosa che la mente umana non riesce a cogliere…Ancora più terreno è il bambino che tiene fra le braccia. Ha un viso più adulto di quello della madre. Quegli occhi tristi e gravi –fissi al contempo fuori e dentro di sé – vedono e conoscono il destino.

I volti di entrambi sono calmi e accorati.Forse già distinguono il Golgota e la strada di polvere e sassi che vi conduce, e anche la croce rozza, brutta, pesante e scabra destinata a posarsi sulla piccola spalla che ora, invece, sente soltanto il calore del seno materno. E il cuore ha una stretta, non d’angoscia, né di dolore. E’ un sentimento nuovo, mai provato prima – umano e nuovo insieme, sgorgato da profondità marine impregnate dell’acre sapore di sale – a farci battere il cuore con la sua straordinaria novità. E’, anche questa, una caratteristica della tela. Essa genera qualcosa di nuovo, quasi che ai sette colori dello spettro se ne aggiungesse un ottavo che l’occhio ancora non conosce”.

In un terzo tempo Grossman approfondisce l’”Umano nell’umano”. “L’umano nell’uomo ha continuato a esistere su tutte le croci a cui l’hanno inchiodato e in tutte le prigioni in cui lo torturavano. E’ rimasto vivo nelle cave di pietra, ai cinquanta gradi sotto zero nei boschi da tagliare nella tajga, nelle trincee allagate vicino a Przemysl e Verdun.E’ rimasto vivo nell’esistenza monotona degli impiegati, nella miseria delle lavandaie e delle domestiche, nella loro lotta estenuante e vana con il bisogno, nella fatica spenta, senza gioia, delle operaie in fabbrica. La Madonna con il bambino è l’umano nell’umano: sta in questo la sua immortalità”. Nel quarto movimento, è il tempo del “subbuglio dei sentimenti”. “Il subbuglio dei miei sentimenti non era paragonabile ai giorni di lacrime e gioia che, ragazzino quindicenne, vissi leggendo Guerra e pace, né con quanto avevo provato ascoltando Beethoven nei momenti più cupi e difficili della mia vita. Poi capii.La vista della giovane madre con il bambino in grembo non evocava in me un libro o una musica.. Treblinka”. Sì che, nel quinto tempo: “Era lei a calpestare scalza, leggera, la terra tremante di Treblinka, lei a percorrere il tragitto da dove il convoglio veniva scaricato fino alla camera a gas. La riconosco dall’espressione che ha sul viso, negli occhi. Guardo suo figlio e riconosco anche lui dall’espressione adulta, strana. Così dovevano essere madri e figli quando scorgevano le pareti bianche delle camere a gas di Treblinka sullo sfondo verde scuro dei pini, così era la loro anima. (..) Finalmente vedevo la verità in quei visi, l’aveva dipinta Raffaello quattro secoli prima. Così l’uomo affronta il proprio destino.

L’ha partorito oggi, il suo bambino, quella giovane madre. E’ tremendo avere un figlio in grembo e sentire il boato di chi acclama Adolf Hitler. (..) E’ l’epoca dei lupi, l’epoca del nazismo. Un’epoca in cui gli uomini vivono da lupi, e i lupi da uomini. In quest’epoca una giovane madre partorisce e cresce il suo bambino. .Ma il dominatore d’Europa non riesce a reggerne lo sguardo , né riesce a reggere quello del figlio di lei, perché sono sguardi di esseri umani. La loro forza umanissima ha avuto la meglio sulla di lui violenza. La Madonna è entrata a piedi nudi, a passo lieve, nella camera a gas, stringendo il figlio fra le braccia sulla terra tremula di Treblinka. (..)Nella primavera del 1945 la Madonna ha visto il cielo del Nord. E’ arrivata da noi non da ospite né da viaggiatrice, ma con tanto di autisti e soldati sulle strade che la guerra aveva distrutto; è parte della nostra vita, è una nostra contemporanea. Conosce ogni cosa di noi: la neve e la fanghiglia fredda d’autunno, la gavetta ammaccata dei soldati con dentro una brodaglia torbida e le croste di pane nero con un pezzo di cipolla appassita”.

Grande, Grossman ! Si direbbe che investa il dipinto di Raffaello con più fasci di luce simultanei e pluriprospettici che vanno dal passato al presente e al futuro, a guisa di “ologramma del tempo”. E’ la riprova parlante e vivente dell’ accento crociano, nella Poesia del 1936: “Nel sentimento immane il passato e il presente, la storia dell’umanità e le aspirazioni del futuro” ( ed. Adelphi, pp. 30-32 ). O, se mi è consentito, della mia integrazione de Il tempo e le forme ( Galatina 1981): “In quanto senzienti, fummo, siamo e saremo; ovvero ricordiamo di essere stati e stiamo per essere”. Per ciò stesso, tornando al Grossman, nel suo sesto tempo, La Madonna di Raffaello si è come “incarnata” in quella del 1930-1937: “E l’abbiamo incontrata nel 1937, nella sua stanza, mentre stringeva a sé per l’ultima volta il figlio, gli diceva addio, fissava il volto di lui prima di correre giù per le scale deserte di un condominio muto… Sulla porta della sua stanza un sigillo di ceralacca, da basso l’aspettava una macchina.. Che silenzio strano, inquieto, in quell’alba grigia e polverosa dove non fiatavano neanche il palazzi.” Così, il settimo “tempo” ricomprende l’umano nell’umano e il “miracolo” della vita e della Libertà. “Ma noi, tutti noi, l’abbiamo riconosciuta, e abbiamo riconosciuto suo figlio, perché lei siamo noi, il loro destino siamo noi, madre e figlio sono l’umano nell’uomo. E se il futuro porterà la Madonna in Cina o in Sudan, anche laggiù la riconosceranno come oggi la riconosciamo noi. (..) Il mondo intero – tutta l’immensità dell’universo – è schiavitù rassegnata della materia inerte, solo la vita è miracolo di libertà.(..) La forza della vita, la forza dell’umano nell’uomo è enorme, e nemmeno la forma più potente e perfetta di violenza può soggiogarla. Può solamente ucciderla. Per questo i volti della madre e del bambino sono così sereni: sono invincibili. In un’epoca di ferro, la vita, se anche muore, non è comunque sconfitta”. Alla fine, nell’ ottavo “movimento”, la Madonna è emblema della “compassione” ( e dell’Arte come “compassione” ) e della “religione della libertà”. “La Madonna ha patito con noi ogni momento, – aggiunge perciò il chiaro scrittore – perché lei siamo noi, perché siamo noi suo figlio”: “Patito con noi” è “Compatire”; è teoria della pietas. E, per essa, non c’ è nulla di più sublime dell’”umano nell’uomo”. La libertà “Vivrà in eterno, e vincerà”.

Ancora ci è possibile chiederci: Perché tanto partecipe e profonda lettura? Quale l’attesa della ostensione del dipinto nella Mosca del 1955? Quanto grande massa di emozioni e speranze e idee è stata investita da Grossman nella sua “lettura”? Quanto dantesco “disìo”, quanto “amore e dolore”, quale “orizzonte di aspettative”, qual plesso infine di “ritensioni e protensioni”, intuiamo nella di lui opera? Ad illuminar la quale, sovviene e soccorre il concetto di “numinoso”, in quanto illustrato da Remo Cantoni nel Pensiero dei primitivi ( Il Saggiatore, Milano 1968): nel senso di un massimo potere, umano e sovraumano, conferito all’immagine o al mito dal soggetto in condizione di sofferenza o di estraneità. “Primitivo”, quindi in senso non storico, ma metastorico, idealterno, vichianamente perpetuo fòmite di vita ( così come l’arte fu non pur una volta definita da Carlo Ludovico Ragghianti ).

E’ lo spettatore assetato di verità, di valori perenni, di “umano nell’uomo”, che conferisce un carattere “numinoso”, e – per ciò- ologrammatico e pluriprospettico, all’opera d’arte, che luce e riluce ai suoi occhi come faro di libertà. Non reggono, quindi, né il canone cosiddetto “romantico” ( riscontrabile in Schlegel, Schiller, Goethe; o Puskin, Gogol e Dostoevskj), né quello “Classico” e “neo-classico” ( di Herzen, o Belinskj ), tanto meno nella variante descrittiva o di “genere” ( Andrè Chastel). L’arte è cosmica, e plurisprospettica, come notava Croce già nel Breviario di estetica del ’12 o nel Carattere di totalità dell’espressione artistica del ’17 ( come poi nella citata Poesia, rivisitata nel ‘36). Tanto meno può reggere il canone da “neo-realismo socialista”, che sfiora il ridicolo, ravvisando il “tipico bel viso, piuttosto inespressivo, di una ragazza marchigiana”, in quanto “carnale e popolana”, nella Madonna sistina (ad es., Franco Cordelli, a caccia di fantocci polemici, dalla critica postcrociana e strutturalistica ad Alain Finkielkraut, elusivamente chiamato in causa poi aggirato ), nell’articolo L’autentica Madonna di Raffaello: Carnale e popolana non romantica ( “Corriere della sera”, 18 agosto 2011).

Vasilij Grossman e la piccola fenditura nel male : “Il bene sia con voi!”

L’opera di Vasilij Grossman (1905-1964), “Il bene sia con voi!”, comprensiva del rendiconto del viaggio in Armenia, e che tiene dietro il suo capolavoro Vita e destino, si può considerare una “summa” delle forme di risposta al male nella storia e fede nella Libertà. Essa risulta un elogio dell’ “amare se stessi” e della “ricerca di accordo tra la mente e l’animo” ( pp. 228-232 della edizione Adelphi, 2011); una perorazione della “vita” ( p. 235); una prospettiva:“il bene sia con voi!” ( p. 248-249). In particolare, afferma la laica “religione della libertà” (pp. 155-159), con espressioni che definiscono ed esaltano la “ricchezza umana”; la “essenza umana”; il “fondamento umano, umanistico” dell’idea di nazione; la “lotta per la dignità dell’uomo, per la libertà” ( pp. 155-159). Nella storia dell’asino (La strada) che dall’Appennino italiano è portato in Abissinia e poi nell steppa russa, Grossman vede la possibilità di percezione di una “piccola crepa”, “piccola fenditura” ( p. 118), che si può aprire sul piano della tragedia storica; e “nel cervello grande, capace del mulo, che partoriva immagini nebulose di odori, forme e colori, stava ora spuntando un’immagine completamente diversa, frutto del pensiero di filosofi e matematici – l’immagine dell’infinito ( p. 113). E nel racconto In periferia che rappresenta gli esiti delle repressioni staliniane il “movimento del disco …nuovo” ( p.143), ispira a Masa nuove emozioni e nuove speranze. Per esempio, echi da Foscolo sono avvertiti nella poesia del poeta russo Lermontov; il “molle flauto” delle Grazie rivive nelle pagine di Lermontov e, con lui, del Grossman ( pp. 209-234 ). Lungo la scoperta dell’Armenia, assistiamo di continuo come a un momento epifanico, rivelativo di un mondo nuovo, “miracolo della creazione” individuale e cosmica, alla scoperta di una “città insolita”, nei “primi minuti” (pp.161-162). E’ un vero anticipo di Mondo 3, “universo che vive nel cuore”, come per la “creazione” del paesaggio di Erevan ( pp. 165-212). Ancora, Grossman coglie con finezza il rapporto dialettico delle passioni felicità/infelicità, da Goethe a noi ( p. 188). Si sofferma sapientemente sull’arte astratta ( pp. 198-199) e sulla ermeneutica del Padre Tempo ( pp. 200-203). Nell’affrontare il rapporto tra Dio e il male, si distende in una analisi pluriprospettica della Madonna Sistina, o Madonna di Raffaello, autentico inno lirico alla libertà, conquistato attraverso un ologramma di motivi etico-estetici fondamentali.

In un primo momento, Grossman tratteggia le coordinare cosmico-storiche che accompagnano la Madonna Sistina, a partire da quando questa è stata “pro-dotta” ( direbbe Heidegger ) sul piano della storia. In una seconda fase, lumeggia l’ “anima della madre” e la previsione del Golgota. Qui sembra alludere al nostro assioma ( ossia, della estetica postcrociana), “L’arte tanto intuisce quanto prospetta”. In terzo luogo, approfondisce il momento dell’ “umano nell’umano”. Ancora, per un quarto innesto, vede il “subbuglio dei sentimenti” e la donna di Treblinka. In una quinta fase, vede la Madonna come tale da fronteggiare Hitler, e l’ “epoca dei lupi”: ed è, perciò. “parte di noi”. In sesto luogo, si è incarnata nel 1930-1937. In settimo punto, riflette l’”umano nell’umano” e il “miracolo della vita”: la “religione della libertà” vera e propria. Alla fine, riflette e ritrae, ma anche svela e rivela, il momento etico della “compassione” della Madonna, come momento d’arte e incremento di vita insieme. In definitiva, si sigilla un poema ciclico della Vita come “Libertà” ( pp. 42-51, per le interne scansioni: 42-43; 43-44; 44-45; 46-47; 48-49; 49; 50; 50-51).

Gettato così un rapido “colpo d’occhio” sul plesso di motivi de Il bene sia con voi!, vediamo ora lo sviluppo di alcuni dei più omportanti. La Vitalità. Ad esempio, Masa “sentiva che la vita sopra e sotto la terra era legata alla vita delle nuvole che diventano scure e si riempivano di pioggia per poi tornare luminose, ed era anche legata alla sua vita, alla vita di Masa che correva sul sentiero accanto a mamma e papà” ( In periferia, p.125). “Masa aveva notato che fisici e medici parlavano con particolare interesse di musica e pittura, come se non potessero farne a meno neppure per un istante, mentre artisti e poeti si entusiasmavano per protoni e neutroni; Masa , però, ogni tanto aveva l’impressione che lo facessero soltanto per sembrare intelligenti” ( p.127). “Non fa paura l’uguaglianza fra uomo e macchina. A far paura è l’uomo, non la macchina. E’ la paura inconscia dell’uomo verso l’uomo; non è la macchina, ma l’uomo stesso a minacciare il suo prossimo” (p. 129). E negli “Appunti di viaggio” in Armenia, si impone la descrittiva dell’acqua e della physis: “Da queste parti l’acqua ha una forza speciale, magica.

E’ davvero l’acqua fatata delle fiabe che resuscita i morti. E quando la vedi scorrere nei canali scavati in mezzo alle rocce scoscese, scorrere lungo le pendici dei monti trasformandosi in un prodigio lussureggiante di giardini e campi coltivati, pare quasi che i contadini, gli operai e gli ingegneri armeni abbiano smentito e cancellato la legge di gravitazione universale di Newton – l’acqua sembra arrampicarsi verso l’alto anziché scorrere a valle, punta come un alpunista verso le cime dei monti, e va, avanza, si inerpica sulle colline di pietra, e ansima e sospira, si increspa accigliata, e scala i ripidi pendii che l’audacia dell’uomo le ha indicato” (pp. 202-203). Efficace rappresentazione della natura come storia, in linea con i postulati epistemologici della fisica moderna, avvalorata dalla percezione estetica del paesaggio.

La libertà. “Le relazioni fra persone di nazionalità diverse arricchiscono la convivenza umana rendendola più pittoresca. E la condizione necessaria per tanta ricchezza, la prima in ordine di importanza, quella principale, è la libertà..La lotta per la dignità di una nazione, per la libertà di una nazione è prima di tutto lotta per la dignità dell’uomo, per la libertà dell’uomo…La vera lotta per la dignità nazionale è lotta per la ricchezza umana – tanto spirituale quanto materiale – lotta per la libertà di pensiero e di parola, lotta per la libertà del contadino di seminare ciò che vuole, per la libertà di fruire di ciò che le nostre mani producono” ( pp. 155-159). E soprattutto alla fine delle dieci pagine immortali della Madonna sistina: “Diremo che non c’ è stata un’epoca più dura della nostra, ma che non abbiamo lasciato morire l’umano nell’umano. E accompagnando con lo sguardo la Madonna Sistina, continuiamo a credere che vita e libertà siano una cosa sola, e che non ci sia nulla di più sublime dell’umano nell’uomo. Che vivrà in eterno, e vincerà.” ( p.51 in:42-51).