Dialoghi sul new deal liberale, di Giuseppe Brescia

legale illegaleA proposito dei Dialoghi sulla seconda repubblica, e relativo dibattito, forse sarebbe il caso di riproporre e focalizzare il gran tema con l prospettiva del “Nuew deal” liberale: attento, cioè, alle modalità regolative e attuative dei vari sistemi economici. Se il Welfare viene inteso e attuato come “liceità d’indebitamento” e conseguente introiezione psicologica del modello “Tanto lo fanno tutti”, perché è lo Stato Pantalone che paga, ecco la moltiplicazione dei reati. D’altra parte, se il Mercato viene inteso e attuato come assoluta”deregulation” ( vedi il caso dei fondi “subprime” e derivati del 2008 e 2009, dagli States in tutto il mondo ), e conseguente diffusione di fondi e acquisti corrotti, ecco il moltiplicarsi di reati e fallimenti. I modi categoriali sono importanti come nella vita dello spirito, così nei rapporti tra gli stati e i sistemi socioeconomici. Sono la frontiera epistemologica del dialogo, della mancata assolutizzazione di idee e massimi sistemi (in parte, prof. Tamassia ). Ma la cancesrosi burocratica ha anche altra genesi; la occupazione delle casamatte della società civile, preconizzata da Gramsci e confutata ( in parte) persino da Norberto Bobbio negli anni Settanta. Si pensi allo scandalo, o coacervo di scandali, offerto dalla Fondazione MPS, che impedisce l’apertura al mercato per gestire il potere di controllo sull’Ente, attraverso poteri regionali e partitocratici; o allo scandalo operazione “Re Nero” di san Marino; o alla vendita a privati, o meglio istituti bancari, delle quote della Banca d’Italia, intercettando la possibilità di risanare una parte del debito pubblico italiano attingendo a un quinto delle riserve auree (Proposta, disattesa, di Maurizio Quadrio Curzio, vice Presidente dei Lincei ). Sì che la burocrazia italiana produce sovraccarico di legislazione, caos amministrativo e moltiplicazione dei centri di spesa ( le regioni aprono “ambasciate” all’estero, e via ): è il Barone di Munchausen che, avvinto sa laccioli al suolo, non riusciva a sollevarsene, nonostante gli sforzi. Il problema della giustizia, trattato da Arturo Diaconale in varie fasi dell’attività pubblicistica, viene da lontano; da quando prevalse il potere della sinistra democristiana, finiti i grandi “doganieri della cultura politica” ( Croce, Sturzo, Salvemini ), e iniziarono a spesseggiare gli scandali fioriti ad arte ( caso Montesi; caso Ippolito; Caso Tortora, caso Muccioli; caso Verdiglione; suicidi in carcere, per tangentopoli maanche magistrati denunciatisi fra di loro, come a Perugia, e così via ). Il nuovo risorgimento liberale è via ardua a percorrersi: forse per questo, gran differenza non v’è tra cosiddetta “prima” e “seconda” Repubblica ( Diaconale ). All'”Anticristo che è in noi” ( il togliattismo, secondo Benedetto Croce 1946 ) ha fatto puntualmente seguito l’uso strategico della giustizia nei decenni Ottanta e Novanta. Orwell attualizzato dice: Illegality is Legality.

Giuseppe Brescia