“In ricordo di Gianna Nuzzi-De Vita e altre belle persone” di Giuseppe Brescia

Giuseppe-BresciaIn ricordo di Gianna Nuzzi – De Vita ( Andria 1914-2003) e altre belle persone, di Giuseppe Brescia.

Mi accade di ricevere un inaspettato riconoscimento letterario a Ferrara nel mentre mi si chiede un ricordo della professoressa Giannina Nuzzi – De Vita, prima Preside della Scuola Media Statale intitolata al Padre Niccolù Vaccina Lamartora, grande cattolico liberale; poi docente di Lettere valorosa e seria a più generazioni di studenti, fino al 1957: generazioni fra cui avemmo la ventura di essere annoverati ( “Noi credevamo” ).

In piccola botte risiede buon vino !”, diceva mio zio, il Preside umanista Giovanni Gazzilli ( Andria 1903 – Lavinio 1992 ), quando seppe che ero stato assegnato alla docente Nuzzi – De Vita. E’ trascorso un largo cinquantennio; ma vige la “ricerca del Tempo” ( ritrovato e perduto ), dal momento che la De Vita ci insegnava, con il Latino, le basi dell’analisi logica e il riconoscimento delle strutture sintattiche.

Insegnava il valore della Poesia, tramite l’ ‘Iliade’ e l”Odissea’ non solo, ma -propriamente- il gusto e il senso della Memoria poetica, apprendendoci – per prima – l”Infinito’ di Leopardi e i ‘Sonetti’ di Foscolo, sino all’indimenticabile canto dell’infanzia e della maturità, insieme, che è, e rimane, “Davanti San Guido” di Carducci. E’ l’ode che inizia: “I cipressi che a Bolgheri alti e schietti van da San Guido in duplice filar/quasi in corsa, giganti giovinetti, mi balzarono incontro e mi guardar”; proseguendo con l’evocazione della nonna Lucia, “alta solenne vestita di nero”, del “sirventese del Trecento, pieno di forza e di soavità”,cui Carducci associava la parlata di nonna Lucia; della nostalgia del vecchio poeta che parlando alle pianta narra di sè ( “e scrivo e scrivo e ho molte altre virtù” ) e superava l’idea di ‘progresso’, personificata nella vaporiera, mentre alla fine “un asin bigio, rosicchiando un cardo rosso e turchino, non si scomodò e a brucar serio e lento continuò”.

Altro che stilemi e diagrammi; ‘mappe’ e ‘crocette’ d’oggi ! E’ Mnemosyne, madre delle Nove Muse a un sol parto, che ci salva !- Una volta, mi disse la De Vita, “Tu sei portato per la Filosofia!”. Confesso che – dodicenne – non capii ( “Come fa a dirlo ? Che significa ?”, interiormente osservavo ). Pure, passato al Liceo Ginnasio “Carlo Troya”, nella casa della GIL di Andria, ebbi al biennio Francesca Papa Càfaro; al Liceo ( tra gli altri ) Mimma Ripol, grande lettrice di Dante attraverso la critica di Attilio Momigliano ( da me rilanciato nel sessantesimo della morte, per tacer d’altro ); e, per la filosofia, il toscano Giuseppe De Palma, che ci faceva studiare dal chiaro Lamanna, integrato delle filosofiche Letture.

Tutti mi confermarono la bontà della “vocazione”, intuita dalla prima docente, la De Vita. Anzi, poi, “Mnemosyne”, sarebbe per me diventata la chiave di volta nella ricerca dei ‘modi categoriali’ che innescano il “passaggio” tra le varie forme dello spirito umano ( v. “Questioni dello storicismo”, Galatina 1980-81, voll. 2).

nuzzidevita1Serbo ancora una foto della mia classe di terza media di fronte all’immutato portone d’ingresso della “Vaccina”: foto in cui io sono in seconda fila, terzo da sinistra, sulla linea di Ignazio Crapolicchio e Lorenzo Attimonelli, mentre in prima fila siedono i professori Angelo Gazzilli, fratello di zio Giannino, docente di Disegno e pittore di stile “dechirichiano”, il professore di Educazione Musicale, la De Vita al centro con il Preside, le docenti di Scienze e Matematica con il professore di Educazione fisica, gran simpaticone, prematuramente scomparso.

Della De Vita si riconosce ( Lei, così esigente e rigorosa ! ) il sorriso buono e mite: che serbo caro, unitamente alla memoria suscitata dalla frequentazione dell’Oratorio Salesiano, retto in quegli anni da Don Renato Nitti, grande organizzatore di viaggi in Italia e all’estero, infaticabile promotore di attività, abituato a “nascondere la palla” sotto l’ampia tonaca quando giocava a calcio !

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Nello stesso 1956-1957, fummo infatti premiati con il Diploma di Licenza Media, e “immortatalati” sul campo dell’Oratorio in una seconda foto che piace ora rivisitare sul filo dei ricordi. Io sono a fianco di Renato Nitti, con il berretto; mentre dietro di me si riconosce Lorenzo Bonomo ( futuro Medico ); e in prima linea il futuro dottor Egidio Fasanella (poi rappresentante del Partito Repubblicano e Del Consiglio Comunale di Andria ). Don Renato Nitti ! Un “grande” ! Ci fece conoscere, ragazzi, ‘Las Ramblas’ di Barcellona e, in spagna, il ‘Tibidabo’, grande funivia centrale, e la regale Madrid e il nastro di Toledo, la ‘città delle spade’; e poi Parigi, “la ville lumière”; Carcassonne e Lourdes; il Santuario austriaco di Mariazell e Vienna imperiale con la Ruota del Prater e il Palazzo di Schoenbrunn, e tant’altro.

Mi ricordo ancora ( sull’onda delle rimembranze sopite ma ben presenti, e cui la attuale rievocazione ha dato l’avvio) una interminabile discussione che avemmo sul treno che puntava a Parigi,attraverso la vasta campagna francese. Si parlava dei giornali “Il Mondo” e “L’Espresso”, di Pannunzio e Scalfari ( era forse l’anno del secondo o terzo Liceo Classico ); e dei “problemi sussistenti” ( quelli che si possono risolvere ) e dei “problemi insussistenti” ( che non ammettono soluzione ), in base al noto saggio crociano del 1917-1922, inserito nella “Appendice” ai “Nuovi Saggi di estetica”. –“Oramai, ti sei fatto una mentalità da laico, da liberale ! Non riuscirò a convincerti”, disse a un certo punto don Nitti.- Era in discussione, come è evidente, il principio del fondamento della “metafisica”, solo in seguito assunto sotto l’aspetto della permanenza dei “principi costitutivi”. – Mai avrei immaginato che, anni dopo, lui proprio si sarebbe – per così dire – “spretato”, convolando anche – in Bari – a giuste nozze ( dopo aver retto la Parrocchia del Redentore ). Capii allora, per la prima volta, che bene spesso, nella vita, le posizioni individuali si scambiano la parte, quando addirittura non si capovolgono, perché gli “amici” o i “contendenti” assumono in ritardo il modello alternativo del loro sodàle o interlocutore, quel “modello” cui – per ‘rivalità’ – non avevano voluto inizialmente aderire.

Ma questo accade indipendentemente dal punto di vista “ideologico” o “religioso”. Del resto, è questa la ragione delle polemiche tra filosofi amici ( Croce – Gentile; Franchini – Parente; Koestler – Arendt, ecc. ), i quali “si conoscono troppo bene” ( diceva Franchini ), e dunque sanno non solo i ‘teoremi’ ma anche le “vie attraverso cui” i filosofi amici sono pervenuti a “quei” teoremi. In fondo, tutto rimane nella storia dello spirito umano; cambia verso; cambia forme. Ma sopravvive ( come per Montale, in “Satura” ).”Nel particolare, l’universale”. In una o due foto, i fotogrammi del “cinema” virtuale e dei destini esistenziali in movimento. “Gott ist im Detail”.-

Fate bene visitare i testi e video andriesi, amici italo-americani di New York, lettori di Joyce nel Centro e in Biblioteca Nazionale a Dublino, studiosi di Vico operanti in Australia e Canada, custodi della Casa di Goethe a Francoforte a due passi dal Ponte sul fiume Meno con l’epigrafe in greco antico “Sul mare colore del vino”, “Epì oinopa ponton”!; visitatori delle isole Aran tra la festosa Galway e l’Oceano che porta negli States; bielorussi storici dell’arte perseguitati da continuatori del KGB; ungheresi mémori di Ferenc Molnar, Arthur Koestler e François Fejto; rumeni testimoni del carcere “genocidio delle anime”, a Pitesti; soci della Dante Alighieri in Austria e nel mondo; giurati svedesi assetati di verità; andriesi emigrati nel segno di “Andria Fidelis, nostris affixa medullis”! Fate bene, perché il motto dell’oste di Dublino, in “Finnegans Wake”, “Here Comes EverybodY” ( ‘Ecco, qui passa ognuno’ ), può sempre diventare “Here Circulates EveryIdea”( come, ‘Ecco qui Circola Entrando ogni Idea’ ).

A queste riflessioni e memorie induce la evocazione della prima mia docente, Giannina Nuzzi De Vita e di tante altre “belle persone” cui la di lei immagine ha spontaneamente rinviato, nel fluire dei ricordi.

Giuseppe Brescia, “Con l’opera tacendo” – “H.C.E.”