A proposito dei rapporti tra Chiesa e Massoneria (e dintorni), di Giuseppe Brescia

prof Giuseppe Brescia
prof. Preside Giuseppe Brescia

Vecchie e nuove interpretazioni. Nella congerie delle informazioni, polemiche e talora ambiziose ricostruzioni che imperversano sul tema, cerco di apportare qualche modesta e pur puntuale considerazione, sollecitata dal dibattito pubblicistico corrente. Ovviamente, ogni ‘interpretazione’ è il frutto di un “orizzonte di aspettative” ( Popper ), di una “pre-comprensione” ( Gadamer ), che funge da stimolo e quasi da faro, a provocare e illuminare la ricerca. Il nostro ‘faro’ è costruito dalla “religione della libertà” ( Croce ) o dal paradigma degli intellettuali “senza potere” che possono ancora pronunciarsi per chiarificare e sfiorare il “potere” ( diceva Vaclav Havel, poeta e drammaturgo cecoslovacco, diventato primo Presidente della Repubblica ceca libera ).

Ciò va detto in premessa ( “Scoprite subito le vostre carte !”, esortava i giovani il grande filosofo Rosario Assunto ), dal momento che tutto il controverso piano della discussione sembra svolgersi più volentieri nell’orizzonte delle “strategie” ( dissensi interni o tra le forze politiche e i partiti, dimissioni e scissioni, patti di stabilità, riforme della legislazione sul lavoro, riforme elettorali e costituzionali, computo ridicolo delle maggiori o minori responsabilità in ordine alla genesi e agli sviluppi di gravi accadimenti corruttivi, e via dicendo ), piuttosto che nel lumeggiare il campo dei fini da perseguire, dei valori cui attenersi o dei moventi fondamentali dell’azione etico-politica. ( Esempio di tale patogenesi della “comunicazione” è dato dal moltiplicarsi – lo abbiam notato più volte -, più che dei “virus”, di una autentica “epidemia”, dei cosiddetti “talk show”: cfr. ora il saggio critico di Raffaele La Capria sul “Corriere della Sera” del 21 dicembre 2014 ).

Altra breve premessa consiste nel riscontro che, non essendo -in alcuna forma- associati alla massoneria, ogni riflessione offerta è il frutto esclusivo di lettura delle fonti storiche, filosofiche, saggistiche e giornalistiche, di volta in volta citate. Orbene, nel recente volume dell’ispiratore del cosiddetto “G.O.D.” ( Grande oriente democratico ), che sarebbe – per autoproclamazione dell’autore – frazione scissionistica del Grande Oriente d’Italia, Gioele Magaldi ( “Massoni”, Chiarelettere 2014 ), ma anche in ripetute interviste a “Piazza Pulita” e “Lo Schiaffo” di ClassTV ( del 19.12. 2014, quest’ultima ), è dato leggere che Papa Giovanni XXIII e il Cardinal Martini di Milano ( già candidato al soglio pontificio, all’epoca dell’elezione di Joseph Ratzinger ) sarebbero stati iscritti alla Massoneria “progressista”.

Comunque sia di ciò, la notizia non può non riportare alla mente la lunga serie di accadimenti che hanno a vario titolo interessato la Santa Sede, accadimenti su cui esiste oramai da anni una biblioteca di biblioteche, inchieste, sentenze e provvedimenti cautelari ( dal caso IOR e del cardinale coinvolto nello scandalo del Banco Ambrosiano, alla scomparsa di Emanuela Orlandi, fino al suicidio della guardia svizzera De Tournay e ai coinvolgimenti – tramite la cessione di Banca Antonveneta al Monte dei Paschi di Siena – nel giuoco di poteri che ha portato alla crisi di quest’ultimo istituto ).

Contemporaneamente l’onorevole Gero Grassi, vicepresidente di un importante partito nazionale e componente di una Commissione d’inchiesta parlamentare, pubblicamente asserisce a proposito del delitto Moro che: “L’azione dei brigatisti ..inizia con un mazzo di fiori, alzato dalla ventenne Rita Algranati, moglie di Alessio Casimirri, brigatista anche lui, mai arrestato dopo 36 anni. Lo Stato italiano non ha mai chiesto l’estradizione ed i Servizi hanno speso un miliardo e mezzo nel 1999 per andarlo a cercare. Non sappiamo ancora perché. Casimirri risiede in Nicaragua ed è figlio di una cittadina vaticana e del capo ufficio stampa dei papi Paolo VI, Giovanni XXIII e Pio XII” ( cfr. “Quella mattina in via Fani”, in “La Gazzetta del Mezzogiorno” del 18 dicembre 2014, p. 33 ). Vero è che il Grassi frammischia tale notizia con quelle sulla sede della residenza romana del KGB retta dalla famiglia Conforto, ed a proposito dell’eventuale coinvolgimento dei servizi segreti. Ma ciò che risulta notevole, e forse sconvolgente, è proprio il dato storico che trapela tra le righe, quasi come di tracce dell’Anticristo nel Tempio, onde tali componenti terroristiche – dato e non concesso che la notizia risponda a verità – avrebbero posto le proprie radici in Vaticano ( famiglia e capo ufficio stampa di ben tre Papi, nella prospettiva del cosiddetto “disgelo” con l‘Unione Sovietica ).

Nessuno ha smentito o discusso tali affermazioni: e, data l’alta sede parlamentare di loro accreditamento, il racconto rischia di “solidificarsi” come veritiero. Per inciso, mi ricordo quanto scherzosamente diceva il buon professore di Latino cristiano Michele Bevilacqua: “E tu che catto sei ?”, a proposito del modo di dire “cattocomunista”.Quindi, ci potrebbe essere un dato in comune con la ricostruzione recente compiuta dalla storico della massoneria. Non solo: allora, non aveva tutti i torti il caro e grande Giovanni Paolo II, mettendo in guardia nel “Te deum” del 31 dicembre 1993 dalla presenza e infiltrazione dell’Anticristo nel mondo ( comprendendovi quello “cattolico” ).

E il “terzo mistero di Fatima”, che era noto solo ai Pontefici e al Segretario di Stato vaticano all’epoca di Giovanni XXIII Mons. Loris Capovilla, prevedendo l’attentato al Vescovo di Roma “vestito di bianco”, ben potrebbe esser arrivato, prima del verificarsi dell’attentato stesso, al sentore di esponenti della Unione Sovietica. Non si dimentichi che, nel colloquio con Ali Agca, Karlo Woytila non parlò di tale “mistero”; ma l’attentatore già sapeva, anzi poco più tardi – una volta liberato – fu lui a chiedere a Giovanni Paolo II come mai, e perché, avesse posto in guardia dall’incombenza del male nella storia sul finire del 1993 ( v. il dibattito a proposito della rivelazione del “Terzo mistero di Fatima”, a cura di Mons. Bruno Forte, Edizioni Paoline 2000, ed il mio “La profezia e le ipotesi”, Bari 2007 ). “Vigilate!”, ammonisce il Vangelo di Luca. Laicamente, insegna per parte sua Karl Popper: “La libertà è un’eterna vigilanza”.

Cardinal Martini
Carlo Maria Martini (Torino, 15 febbraio 1927 – Gallarate, 31 agosto 2012)

Non siamo, certo, sulla linea di Antonio Socci, il quale nel libro “Non è Francesco” ( Milano 2014 ) si spinge fino a dire che il computo delle schede per la proclamazione di Bergoglio al Soglio di Pietro sarebbe stato compromesso. Ma resta comunque un problema il fatto che, unica situazione nella storia della Chiesa, godiamo attualmente della coesistenza e convivenza di due Papi ( Papa Ratzinger e Papa Bergoglio, cui dedicai “Il vivente originario” definendolo “uomo della dolcezza” ). Allora qual potrà essere il “penultimo” Papa di cui alla celebrata profezia di Fatima ? E Bergoglio non è forse – legittimamente, beninteso – sulla stessa linea di gesuitismo “progressista” del dotto Cardinal Martini ? A provvisoria conclusione, su questa parte, quasi si direbbe che l’ultimo Concilio abbia “fatto saltare il computo” nella numerazione dei Papi ( Come è noto, la profezia a caratteri minuti di Suor Lucia afferma che l’ultimo Papa sarebbe l’ Anticristo). E, così operando, avrebbe ridato vigore alle Sacre Scritture, per le quali non è dato all’uomo prevedere la fine dei tempi. Interrogativi e problemi ermeneutici che sommessamente poniamo alla umanità indivisa, alla comune e rispettosa attenzione di credenti e non credenti, dal momento che si potrebbero in parte decidere – su tali basi – le sorti stesse della Libertà, “Civitas et Humanitas”, nel mondo.

Come il G.O.D. tentava di dettar le linee ai governi. Un secondo punto – metodologico e interpretativo – che non manca di sollecitar l’attenzione, è il problema della “volontà di potenza”, dell’ “uomo che si crede Dio”, tentando di disegnar piani per la struttura delle società ( “Man equal to God”, diceva il poeta inglese John Milton nel “Paradiso Perduto”).

Lo storico della Massoneria invoca Roosevelt e Arthur Schlesinger, l’economista Keynes e l’ideologia “progressista”. Ma ci sono anche stati i Kennedy e Max Ascoli; Arthur Koestler e Leo Valiani; Croce e i fratelli Rosselli; in campo europeo, Karl Popper e Friedrich von Hayek, con il teorema delle “conseguenze non volute di azioni umane intenzionali”, onde ogni “teoria” del complotto rischia di fallire, svelandosi – piuttosto – come “retorica del complotto” ( Zefiro Ciuffoletti; Nicola Matteucci; Raffaello Franchini, per tacer d’altri ). E il “fallimento” del “grande giuoco” dipende dal fatto che la “sapienza è dispersa tra miliardi e miliardi di individui” ( o: “persone”, perché – diceva Croce – “Non possiamo non dirci cristiani” nel noto saggio del 1942, che influenzò anche Thomas Stearns Eliot: v. i miei “Croce e il cristianesimo”, Acton Institute 2003, ed “Eliot e Joyce”, Bari 2007 ).

Ma se il “grande giuoco non riesce”, perché gli interessi particolari finiscono per elidersi reciprocamente ( varie fratellanze e obbedienze, Bildenberg, Illuminati, etc.), risorge perenne l’esigenza della “religione della libertà”, in tutta la sua purezza e integrità costituzionale e morale. Questo è il punto ( cfr. il mio saggio su “Benjamin Disraeli”, in “Libvertates” e “La Nuova Ferrara” dell’ 8 luglio 2014 ).

Naturalmente, bisogna sempre stare attenti a non fare la fine delle romantiche “anime belle” o dei tanti “profeti disarmati” del liberalismo ( come Mirella Serri titola un volume della Editrice Corbaccio, dedicato a Mario Pannunzio e altri testimoni della libertà).

Ora il punto, su cui più preme fermar l’attenzione, è la percezione di come sia stata “tentata” la “egemonia” socio-politica e culturale, da parte delle organizzazioni “progressive”. Navigando sulla “rete”, è dato leggere un documento del 12 novenbre 2011, pubblicato il dì successivo, “Grande Oriente Democratico avvisa cordialmente Giorgio Napolitano e Mario Monti che, in merito al felice o infelice esito di un Esecutivo Monti benedetto dal Quirinale, tutto dipende dagli obiettivi reali che vengano posti e dalla buona fede con cui si intenda perseguirli” ( testuali parole in epigrafe ). Il documento si diffonde in una particolareggiata pronunzia di leggi, proposte di riforma delle pensioni, norme, avvertenze, cautele e ingiunzioni, fino a fare nomi di candidati ministri dell’ Estrema, che non può non stupire per la particolareggiata casistica e volontà quasi “panoptica” di controllo sul nascente Esecutivo Monti. Fanno specie, in una lettera di tale tenore, quell’ “avviso” e quel “per conoscenza”, che, rivolti come sono alle alte cariche istituzionali dello Stato ( Napolitano, Premier uscente Berlusconi e Premier subentrante Monti), non possono non ritenere un colore almeno inquietante ed ambiguo. Ma i moderni neo-giacobini non dimentichino che il liberalismo autentico, della crociana “religione della libertà”, giammai è stato ‘neo-aristocratico’ e ‘reazionario’, esortando il Croce stesso più volte e nei “Taccuini di lavoro” a “stare sempre dalla parte dei deboli e degli oppressi” ( cfr. “Per invigilare me stesso”, a cura di Gennaro Sasso, Il Mulino, Bologna 1989; e il mio “Croce nel mondo”, Bari 1999, p. 40, ripreso dal compianto Antonio Jannazzo, “Il liberalismo italiano del Novecento”, Rubbettino, 2009, p. 110 ).

Solo – forse – un rinato Partito Liberale, costituzionale, garantista, attento alla classica distinzione dei poteri, incorrotto e mai dimentico del monito di Jonathan Swift ( “Il libero pensatore deve essere virtuoso perché è odiato da tutti” ), potrà salvare l’Italia, in Europa e nel mondo, nei prossimi decenni. Naturalmente anche un principio di sana “competizione” ( “cum-petere”, come ricorda Dario Antiseri ) tra scuole statali e non statali finisce per entrare nell’orizzonte di un “new deal” liberale. Al di là di fattori secondari, superfetazioni e ‘fumisterie’ varie ( qui ha ragione Giorgio Napolitano ), il fattore primario delle ostilità suscitate tra gli “illuminati” dal Governo Berlusconi ( e dai suoi ministri ) va forse ravvisato nell’aver concesso fondi a compensazione della concorrenza da parte delle scuole non statali rispetto alle pubbliche o statali. E quale avveduto amministratore, dirigente o docente non ricorda che quelli erano gli anni delle talvolta spietate polemiche a proposito della permanenza del Crocifisso nelle scuole, tribunali e luoghi di lavoro in genere ? Queste risultano – in sintesi – le considerazioni essenziali, cui il recente dibattito su Chiesa e Massoneria, e sulla storia e i limiti delle organizzazioni progressiste attive nel mondo, ha dato luogo.

Giuseppe Brescia – “Con l’opera tacendo”