Ezio Levi e Croce, di Giuseppe Brescia.

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Preside prof. Giuseppe Brescia

Interveniva sul terreno del dissodamento storico e filologico a proposito delle relazioni tra Italia e Spagna nel Cinque e Seicento, uno dei lavori di Ezio Levi, “Il cenacolo italiano di Lope de Vega” ( quindi in volume, “Lope de Vega e l’Italia”, Firenze 1932, pp. 34 sgg.). Per ciò, il Croce, che da quegli studi di “erudizione passionata” era anche partito,ne rendeva contezza con l’articolo “Italiani che scrissero in ispagnuolo” ( 1895 ), poi accolto in “Aneddoti di varia letteratura” ( Bari 1953, I, p. 447 n.), a proposito delle notizie promesse su di una raccolta di poesie del patrizio genovese Tommaso Sibori che si proclamava “discepolo” di Lope de Vega.

In questo settore di ricerca storico-estetica, restava peraltro magistrale ( e forse, per tanti aspetti, lo è ancora )la industre e complessa opera di Marcelino Menendez y Pelayo, “Historia de las ideas estéticas en Espana”, in sette volumi, che nella Parte storica della sua prima “Estetica” ( Sandron, ma Vecchi, Trani 1902 ) Croce definiva titolo troppo modesto, visto l’amplissimo arco di orizzonti e perlustrazioni in tutta la storia europea del pensiero estetico, che il Menendez vi aveva sviluppato. E qui il riferimento a Tommaso Sibori cadeva nel II tomo ( pp. 80-84).Successivamente il Croce ha modo di pregiare il lavoro di Levi, “Francesco di Vannozzo e la lirica nelle corti lombarde durante la seconda metà del sec. XIV” (Firenze 1908), una prima volta in “La critica”, a. VII(1909), quindi anche negli “Aneddoti di varia letteratura” ( Bari 1954, I, 4). Dove poi il chiarimento metodologico si rende indispensabile, per Croce, è nelle “Conversazioni critiche” ( Bari 1924, II, pp.189-192), recensendo la di lui “Storia poetica di Don Carlos” ( Tip. Mattei, Pavia 1914 ), propriamente nella Sezione XVIII. “Indirizzi varii di storia letteraria. La storia dei ‘temi'”.

“Il Levi ha narrato la storia di una ‘leggenda dei tempi moderni’, perché, com’egli giustamente osserva, lo spirito formativo delle leggende non si è spento nei tempi moderni come alcuni credono ( e come mai potrebbe spegnersi ciò che risponde a un bisogno eterno dello spirito umano ?). E ha condotto assai bene il suo lavoro, se anche si potrebbe notare che egli è andato un po’ troppo per le lunghe, e che ciò che appartiene propriamente al suo tema ( l’origine e il significato della leggenda di Don carlos )offriva materia per un semplice articolo o per un saggio. (..) La leggenda di Don Carlos è un aneddoto della guerra indetta nei tempi moderni al fanatismo, all’assolutismo e all’inquisizione, che comprimevano la libertà degli affetti individuali non meno che quella sociale e politica dei popoli ? Sta bene; ma a provare ciò bastavano non molte pagine, e, in fondo, col provarlo, non si fa altro che aggiungere un piccolo aneddoto alla storia di un grande e ben conosciuto moto spirituale. Ma il Levi, nella prefazione del libro, se la prende coi ‘censori’, che ammoniscono circa la confusione tra storia dei temi ( o storia di leggende ) e storia di poesia”. Qui il riferimento è personale, attutito dalla ironia e autocitazione di Croce stesso.

Giuseppe Brescia