Nuovi Gletkin, allo “sbarco su Croce”, di Giuseppe Brescia.

LeninRecensendo “Vita intellettuale e affettiva di Croce” di G. Desiderio ( Liberilibri, Macerata 2014 ), che è poi il frutto di una “letteratura crociana secondaria” ( ignara delle migliaia di pagine dedicata all’ “uomo che piantava gli alberi” nei nostri e altrui saggi “Croce inedito”, “Croce nel mondo”, “Croce e il mondo”, “Croce in Francia”, “Fulep e Croce”, e via ), Paolo Simoncelli nell’articolo “La dissimulazione onesta dei biografi.

Un bisturi per Croce” ( su “Leonora”, n. 3, settembre 2014, pp. 24-27 ), lamenta anzitutto “le vestigia d’una cultura liberale sopravvissuta a se stessa”, ponendola in rapporto “col tema oggetto dello studio”. E si slancia poi in una requisitoria da “histoire processif”, degna dello stile inquisitorio degli aguzzini di koestleriana memoria, intesa a denigrare la “grande capacità e lungimiranza politica” di Croce, “nell “interpretare, alla fine della guerra, un liberalismo per i tempi nuovi”. Addirittura, sostiene – il recensore militante -: “Quel vero, antico liberalismo era morto già prima che i regimi autoritari e totalitari del ‘900 l’ammazzassero; come Croce era morto già prima che morisse e che una vana celebrazione agiografica forzasse a crederlo vivo, perpetuandone ritualmente, malamente, postulati e miracoli culturali”.

Come se i ripensamenti su individuo e storicità, storicismo e giusnaturalismo ( Antoni, Piovani ), vitalità e dialettica ( sasso ), dialettica delle passioni e modi categoriali ( Parente ), teoria della previsione e origini della dialettica ( Franchini ), possano ben mai paragonarsi a mal accorta “agiografia” ! Poi, l’articolista attacca il ruolo svolto da Croce all’epoca della epurazione ( ma: e il ruolo di Togliatti ? ); il mitico risalto serbato da Croce sotto il regime ( “se ne poteva leggere la ‘Critica’ e le varie pubblicazioni, e incontrarlo a Palazzo Filomarino” ). Ma: a quali rischi, prima e dopo l’irruzione delle squadre a Palazzo Filomarino ? Si ricollega – così – alle tesi di Arrigo Cajumi e Ulisse
Benedetti, il Simoncelli, nel vano tentativo di costruirsi pezze d’appoggio, in campo illiberale. Cita a sproposito la riesumazione crociana del trattatello di Torquato Accetto, “Della dissimulazione onesta”, del 1926-1928. E lui, “cacciatore di contraddizioni” e spregiatore della cosiddetta “terza via” liberalsocialista, in quanto neo-stalinista, postilla: “Riesce difficile immaginare Trotzski muoversi liberamente dentro o fuori l’Urss staliniana“. Infatti, fu fatto uccidere nel 1940 a Città del Messico da sicari staliniani.

Non senza gravi anacoluti, frutto di continue estrapolazioni dai rispettivi contesti e sovrapposizioni interpretative, lamenta il richiamo alla “amata Germania, poi!”. Ma Croce scrisse “La Germania che abbiamo amata”, in proposito. Si richiama a Gentile, “la cui posizione in merito a Risorgimento e fascismo era sì distante da Croce, ma questi era meno distante da Gentile che da Rosselli” ( sic !). Sempre in posa inquisitoria: Croce e Gentile “insieme finiscono all’indice ( perché non dirlo ?)”. “E insieme, negli stessi tragici mesi di guerra, nel ’42, riflettono su cristianesimo e cattolicesimo, pubblicando Croce il ‘Perché non possiamo non dirci cristiani’ e Gentile ‘La mia religione’ ( perché non affrontare congiuntamente l’analisi di questi due testi ?)”.

Alla fine, l’articolessa esalta Togliatti: “E’ Togliatti e il ‘partito nuovo’ a succhiarne la linfa ( i.e.: dell’attualismo gentiliano ), a cogliere nell’idealismo attuale di Gentile quel ‘ponte’ che poteva far transitare nel gramscismo ( Del Noce, Del Noce !)”. Esattamente: la teoria e prassi della “egemonia” accomuna tutti i totalitarismi ( diciamo noi ). E inventa: “Le sue polemiche ( i.e.: di Croce ) contro gli azionisti di tradizione liberale sono più virulente di quelle contro il nemico esterno comunista”. Ma come ? Se per parare questi pericoli, di matrice comunistica e togliattiana, Croce dettò l’attualissimo “L’Anticristo che è in noi” (1946 ), in pagine premonitrici e assai intense ? “La Libertà è una eterna vigilanza”, insegnano Croce e Popper. A questa restituzione di verità, hanno perciò inteso le nostre brevi note correttive, di taglio storiografico ed etico-politico.

Giuseppe Brescia – Libera Università “G.B.Vico” Andria