Carducci, Croce e Gentile nel carteggio del conte Giuseppe Lando Passerini, di Giuseppe Brescia

bresciaIl conte Giuseppe Lando Passerini ( Cortona 1858 – Firenze 1932), erudito Presidente della Società “Dante Alighieri”- Comitato di Arezzo, donò in lascito perpetuo la propria Biblioteca, in onore del figlio Giulio Luigi, deceduto nel primo conflitto mondiale, alla Accademia “Francesco Pertrarca” di Lettere, Arti e Scienze di Arezzo ( Palazzo Pretorio, via degli Albergotti ), la cui Direzione ringrazio per averni concesso la consultazione e pubblicazione delle fonti. Il lascito è organizzato tuttora in tre parti: la prima, “Personale”, custodisce circa 1.800 cartoline postali ( tra il 1881 ed il 1921 ) con un fitto carteggio di 2686 lettere ( 1882-1927 ), tra cui si segnalano quelle di Giosuè Carducci, Eleonara Duse e Gabrriele D’Annunzio, Nicola Zingarelli, Isidoro del Lungo, Vittoria Aganoor Pompili, Leo Olschki, Corrado Ricci, Benedetto Croce e Giovanni Gentile; la seconda, “Biblioteca Dantesca”, ricca di recensioni, note e ritagli di argomento dantesco ( 1896-1921 ); e la terza, accogliente gli Atti della “Società Dante Alighieri” di Arezzo ( cfr. G. Paliotti, “La Biblioteca Dantesca Giulio Luigi Passerini”, in “Atti e Memorie dell’Accademia Petrarca di Lettere, arti e Scienze di Arezzo”, N. S., VI, 1925-1927, pp. 5-30; e G. De Gregori, “Per una storia dei bibliotecari italiani del XX secolo. Dizionario bibliografico 1900-1990”, Roma 1999, p. 141; Guido Mazzoni, “Giuseppe Lando Passerini”, in “Il Marzocco” del 10 gennaio 1932; e Cesare Federico Goffis, “Enciclopedia Dantesca”, Treccani, Roma 1970, s. v. ).

Il Passerini fu anche autorevole bibliotecario della Biblioteca Laurenziana di Firenze; fondatore e direttore del “Giornale dantesco” (1894-1916 ) quindi, a seguire, del “Nuovo giornale dantesco”, continuato da Pietrobono e dal Vitaletti; autore della “Biblioteca storico-critica di letteratura dantesca” ( 1899-1907 ), de “Le vite di Dante” ( sempre in Firenze, 1917 ) e di una piana “Vita di Dante” (Firenze 1929). Alcuni critici ne misero in luce i limiti di originalità ( cfr. Michele Barbi, “Problemi di critica dantesca”, Firenze 1934, I, pp. 254 sgg.: sul quale è da vedersi il mio “Gentile, Croce e Vittorio Enzo Alfieri nel carteggio di Michele Barbi (con un intervento di Luigi Russo”, nel “Croce inedito. 1881-1952”, SEN, Napoli 1984, pp. 342-360 ).

Tali limiti, tuttavia, non solo non gl’impedirono, ma finirono per stabilirne l’importante autorevolezza nell’ambito degli studi di filologia dantesca, tra la fine dell’ Ottocento e i primi decenni del Novecento del secolo scorso.
“Salve con Dante / Tuo / Giosuè Carducci”, in calce a una bella incisione che ritrae il poeta delle “Odi Barbare”, firmata come “da Fotografia Peli”, recita, anzitutto, la cartolina postale, con data nel timbro ( “Bologna, 20.10.1900” ), indirizzata al “Sig. Conte G. L. Passerini, via Calimala 2, Firenze”.

Da “Bologna, 8 gennaio 1903”, il poeta Vate della nuova Italia, inoltra poi una missiva per delega “Al Signor Conte G. L. Passerini”:

Signor conte Passerini,

Mi permette la S. V. di delegar Lei a rappresentare la mia persona nella adunanza che il Comitato centrale della Società dantesca terrà questo prossimo 11 gennaio ?

La ringrazio e sono Suo Giosuè Carducci “:

Pure di soggetto dantesco sono tre “pezzi” crociani del 1920, quando il filosofo, Ministro della Istruzione nel dicastero Giolitti, era alla vigilia del dare alle stampe il suo originale volume “La poesia di Dante”, del 1921.
La prima lettera indirizzata al Conte, al quale pervenne attraverso l’amico Goretti Flamini, di Firenze, è su carta intestata del “Ministero dell’Istruzione – Il Ministro”: “ 4 Dicembre 1920.

Chiarissimo Conte G. L. Passerini
Società Dantesca Italiana – Firenze

In relazione al Suo vivo interessamento per i lavori di restauro al Castello di Romena, Le comunico che è mio intendimento che i lavori siano sollecitamente avviati e compiuti; so che il proprietario ha già predisposto i materiali occorrenti ai lavori, ed io da mia parte ho dato disposizioni alla Soprintendenza ai Monumenti perchè non sia posto indugio nell’esecuzione.

Se per il completamento dei lavori occorrerà una spesa maggiore di quella prevista, sarà mia premura di fare tutto il possibile perchè, nonostante le strettezze presenti del bilancio, il restauro sia condotto a termine entro la data del centenario di Dante.

La saluto cordialmente Suo aff. B. Croce”.

Ed ecco la lettera di trasmissione dell’amico G. Goretti Flamini, che verosimilmente era stato a Roma presso il Ministero per incontrare Croce, “Al Conte G. L. Passerini – Biblioteca Mediceo-Laurenziana, Piazza S. Lorenzo – Città”, da “Borgo Santa Croce, 10, Firenze: “8 Dicembre 1920.

Caro Amico,

Ti ringrazio molto della Tua premura per Romena, e ti rimando la buona e confortante lettera di S. E. il Ministro Croce. Sto infatti riunendo e preparando su nel Castello, fra la Posturla e l’antica rovinatissima ‘torre della prigione’, pietre e rena, con particolar cura nella scelta delle prime, giacché nei dintorni del Castello stesso si trova quasi tutto l’antico materiale di costruzione, in modo che, rimettendolo a posto, il visitatore ben difficilmente potrebbe accorgersi della modernità del recupero. Sono ben lieto di sentire le buone disposizioni di Sua Eccellenza per un maggiore stanziamento ( ora che la mano d’opera aumenta anche lassù ogni giorno ) e sono certo che l’uomo illustre che attualmente presiede alla Minerva, continuando le intenzioni dei suoi predecessori, vorrà legare il suo nome sì chiaro ad un restauro, che salvando, in nome di Dante, un insigne monumento, appaga finalmente gli antichi desideri di quella vallatella che fu autorevolmente definita ‘il paese più dantesco d’ Italia’.

Con animo grato, e non più giovane amicizia, tuo aff.mo G. Goretti Flamini “.

Il carteggio, così riprodotto è dunque tra i più significativi saggi del “civismo” crociano, a tutela del patrimonio storico, artistico e paesaggistico della nazione: in questo caso, del ‘paese più dantesco d’Italia’, che è poi il Castello nel Casentino, di sui per l’eternità echeggia il nome nel canto XXX dell’ “Inferno”, bolgia decima di “Malebolge”, là dove son puniti, con Maestro Adamo, i falsatori di moneta, nella splendida dipintura paesistica: “Li ruscelletti che de’ verdi colli / del Casentin discendon giuso in Arno, / faccendo i lor canali freddi e molli, / sempre mi stanno innanzi, e non indarno, / ché l’imagine lor vie più m’asciuga / che ‘l male ond’io nel volto mi discarno. / La rigida giustizia che mi fruga / tragge cagion del loco ov’io peccai / a metter più li miei sospiri in fuga. / Ivi è Romena, là dov’io falsai / la lega suggellata del Batista; / per ch’io il corpo su arso lasciai “ ( Inf. XXX, vv. 64-75: la lega è il fiorino di Firenze, da un lato improntato al Giglio, e dall’altro alla effigie di San Giovanni Battista, protettore della città ).

Dove Dante mirabilmente fa risaltare il contrasto tra la straordinaria fascinosità dei luoghi, ritraendo il Castello di Romena in tutto l’amato suo contesto paesaggisico (“Li ruscelletti che de’ verdi colli”), e l’arbitrario e grave atto del falso di moneta, perpetrato da Maestro Adamo.

Segue una cartolina postale su carta della “Critica”, di fine dicembre 1920, rivolta all’amico:

“Al Sig. Conte G. L. Passerini, via Gino Capponi 46 – Firenze.

Gentilissimo Conte, nel riordinare la collezione del “Nuovo giornale dantesco”, mi avvedo di avere doppio il primo giornalino del 1° anno. Le rimando una delle due copie, che potrà forse servirLe. E colgo l’occasione per darLe una preghiera. A me manca il fasc. 3-4 del vol. XXI (1913) del vecchio “Giornale dantesco”. Come potrà fare per procurarmelo ?

Mi abbia con augurii pel nuovo anno Suo dev.mo B. Croce”.
Ho anticipato questa parte della corrispondenza, breve ma significativa, per il suo interesse non solo erudito ma civile, all’ultima cartolina del maggio 1920 (anche perché la data della precedente risulta illeggibile nel timbro, pur se ineccepibilmente dedotta dal contesto degli auguri e saluti):
Carta intestata della “Critica”. “Al Sig. Conte Passerini, via Gino Capponi, 46 – Firenze.
Gentilissimo Conte, sono lieto che la mia noterella sull’ Andreoli Le sia parsa opportuna. La ristampi pure nel ‘Giornale dantesco’, dove sarà meglio nota a coloro che s’interessano della cosa.
Saluti cordiali dal Suo B. Croce. 31.V.20”.
Dove l’allusione tocca “Un napoletano commentatore di Dante: Raffaele Andreoli”, nota fresca di stampa nel fascicolo della “Critica” del giugno 1920 ( anno XVIII ), destinata poi a confluire , come capitolo XXV, nelle “Varietà di storia letteraria e civile”, del Laterza, Bari 1935, Serie prima ( ma non risulta che il Passerini l’abbia riospitata nel suo “Giornale dantesco”, dal momento che, in tal caso, sarebbe da integrarsi nelle pur accurate bibliografie crociane del Cione, Nicolini e Borsari ).

Negli ultimi decenni della propria attività letteraria, oltre che ad occuparsi de “Il vocabolario pascoliano”, “Il vocabolario carducciano” ed “Il vocabolario dannunziano” ( Firenze, 1915, 1916 e 1928 ), il Passerini fu tentato anche dall’avvicinamento verso il regime fascistico, come attesta una lettera di Giovanni Gentile, su carta dell’ Istituto Nazionale Fascista di Cultura” ( “N. 1157/12/40 di prot.” ):

“Roma, 3 maggio 1927.V.
Egregio Conte,
Sicuro di venire incontro a un Suo desiderio, mi permetto di farLe tenere una copia dello Statuto e del Regolamento di questo Istituto, e accluso in esso un modulo a stampa per domanda di iscrizione tra i soci. In attesa di una Sua cordiale risposta, distintamente La saluto.

Il Presidente Sen. Giovanni Gentile.

Al Conte Passerini Giuseppe Lando, Biblioteca Laurenziana – Firenze”.

Non fu certo, il nobile erudito, l’unico a incappare nelle “seduzioni” e negli “inviti” ad iscriversi all’ “Istituto Nazionale Fascista di Cultura” ( specie nella prospettiva dell’obbligo di “giuramento” al regime, che fu imposto a docenti, accademici, titolari di cattedre universitarie, direttori di Istituzioni culturali, Società di storia patria, e varii Istituti di Lettere ed Arti e Accademie delle Scienze ). Gentile, da parte sua, gli dà ripetutamente del “Lei”, e non del “Voi”, per segno di classico rispetto, pur nella pratica pressione mirante a condurre il Passerini alla lettura e osservanza dello Statuto, e Regolamento, dell’Istituto, eretto a “Ente Morale” con “Regio Decreto del 6 agosto 1926. n. 1408”, fino alla conseguente adesione. Ma questo è uno “spaccato”, atto a involger ben più ampio discorso.