Andria: 30 affreschi di 600 anni nel Chiostro francescano rischiano di scomparire per sempre, salviamoli! – VIDEO

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“In Italia, in Puglia, in Andria c’è molto da recuperare e da riqualificare. Secoli di storia, di castelli, di città, di palazzi, di monumenti, di cattedrali, di chiese, di borghi medievali. C’è lavoro per molti decenni. Innumerevoli sono i beni architettonici e artistici ereditati dal passato remoto e prossimo. Beni civili e beni ecclesiastici, pubblici e privati”
– osserva il prof. Riccardo Suriano, già docente di lettere e appassionato della storia della città di Andria.

“Proprio questi giorni di settembre” – prosegue il prof. Suriano –  “la Regione Puglia ha stanziato quasi 17 milioni di Fondi FsrFondi di sviluppo e coesione 2007-2013- per la ristrutturazione e la riqualificazione del patrimonio architettonico e artistico dei Comuni, Provincie e area metropolitana pugliesi. La domanda è scaduta improrogabilmente alle ore 24 del 15 Settembre 2015. Sappiamo che il Comune di Andria si è attivato repentinamente per intercettare codesti fondi presentando un suo specifico progetto (vedi ex Macello Comunale).

Ben diverso è il discorso per i beni ecclesiastici. La Diocesi di Andria possiede un patrimonio architettonico, artistico e culturale incommensurabile, di valore inestimabile, che va anch’esso recuperato, tutelato e valorizzato. Io mi permetto di segnalarne uno in particolare.

È il magnifico CHIOSTRO della Casa di riposo “Villa San Giuseppe” di via Padre Savarese, nr. 13/15, nel popolare quartiere di Santa Maria Vetere, nella zona sud di Andria. È un antico CHIOSTRO francescano costruito nei secoli XV-XVI. Attualmente è di proprietà della Congregazione femminile delle Serve dei poveri “Boccone del povero”, un ordine monastico nato per accudire e assistere gli anziani soli e/o non autosufficienti.

Il CHIOSTRO è poco noto anche in Andria. È davvero sorprendente perchè conserva gli antichi affreschi del Quattrocento-Cinquecento. Una stupenda rarità rispetto a tutti gli altri conventi o ex conventi di Andria, che hanno cancellato completamente ogni traccia del loro passato.

Gli affreschi della Casa di riposo “Villa San Giuseppe” raccontano la vita, le opere e i prodigi di tanti frati francescani morti in odore di santità. Se ne contano oltre trenta: da San Francesco a Santa Chiara, da Sant’Antonio da Padova a Santa Margherita, da San Berardino da Siena a San Ludovico Vescovo, da San Ferdinando Re del 3° ordine a San Ludovico Re anch’egli del 3° ordine, dal Beato Berardino da Feltre a San Benedetto, da San Pietro di Sassoferrato M. a San Giovanni di Perugia M., da San Giovanni da Capistrano a San Giacomo della Marca, ai SS. Martiri del Giappone.

C’è persino un affresco che riproduce la nostra città con le antiche mura e i campanili.

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Gli affreschi coprono interamente le volte a crociera dei portici. Alcuni si conservano quasi intatti, nonostante sono trascorsi all’incirca cinque secoli. Ma lo stato di salute della maggioranza è molto precaria. In parecchi casi, gl’intonaci sono rovinati vuoi forse per l’umidità in inverno, vuoi forse per l’eccessiva esposizione ai raggi solari in estate, vuoi anche per l’incuria umana.

Di certo le suore della Congregazione “Boccone del povero” non hanno le risorse sufficienti per il loro totale recupero, salvaguardia e valorizzazione. E’ opportuno che la Diocesi di Andria, sempre così attenta e attiva nel recupero del suo ricco patrimonio architettonico e artistico, si attivi per salvare quest’arte popolare tramandataci nei secoli.

Sono convinto che il CHIOSTRO di “Villa San Giuseppe” sia uno dei pochissimi chiostri esistenti in Puglia e nel Mezzogiorno a conservare gli affreschi originali. Un vero tesoro! Religioso, artistico e storico, indiscusso e indiscutibile.

Un’appendice. Già nel lontano 2010 mi occupai di codesto CHIOSTRO. In compagnia di un gruppo di amici girai un cortometraggio di trenta minuti. Lo si può vedere in internet sul sito web di “videoandria.com”, inserito nella serie di “Andria antica: scoperte e misteri” in data 29 luglio 2010. La serie è curata tutt’ora dal prof. Riccardo Suriano e da Nicola Ferrara col supporto di un gruppo di amici.

Il cortometraggio è sicuramente una testimonianza, un documento visivo completo, unico e originale! Già nel 2010 eravamo convinti dell’urgenza di un intervento radicale di recupero e di salvaguardia. Troppo rovinati! A maggior ragione lo siamo oggi. Dal 2010 non è accaduto nulla e permane assai grave lo stato di abbandono.

Oggi, Settembre 2015, rinnoviamo il nostro appello: salvate il CHIOSTRO della “Villa San Giuseppe” di Andria. È un dovere civile, morale e culturale non solo nei confronti degli artisti anonimi vissuti cinque secoli fa, ma anche nei riguardi delle generazioni presenti e future!” – conclude il Prof. Suriano.

Un pò di storia: chi sono i Martiri del Giappone?

Il 15 agosto 1549, San Francesco Saverio (già canonizzato da Papa Gregorio XV nel 1622), San Cosme de Torres, SJ e fra’ John Fernandez arrivarono a Kagoshima dalla Spagna, con l’intento di evangelizzare il Giappone.

Il 29 settembre, San Francesco Saverio incontrò Shimazu Takahisa, il daimyo di Kagoshima, per chiedergli se poteva creare la prima missione cattolica in Giappone entro i suoi domini, Takahisa acconsentì, garantendogli anche di proteggere i missionari gesuiti (poi, in seguito alle pressioni dei monaci buddisti locali, non gli diede più protezione ma non fece chiudere la missione).

Alla fine del XVI secolo la missione, che riuscirà a convertire circa 300.000 cristiani, trascorse un periodo difficile a causa dei difficili rapporti tra Spagna e Portogallo e il governo giapponese. Qualche decennio dopo il cristianesimo venne soppresso dalle autorità locali e dal 1630 i cattolici vissero in segreto e non poterono più professare la loro fede in pubblico.

Lo shogunato ed il governo imperiale inizialmente hanno sostenuto la missione cattolica ed i missionari, pensando che in questo modo avrebbero ridotto il potere dei monaci buddisti e migliorato il commercio con la Spagna ed il Portogallo. Tuttavia, lo shogunato rimase molto prudente nei loro confronti visto che nelle Filippine gli Spagnoli avevano preso il potere dopo la conversione della popolazione, così il governo mantenne sempre un certo distacco con i cattolici minacciandoli di persecuzioni che poi però attuò, infatti il cristianesimo venne vietato e quei giapponesi che si rifiutavano di abbandonare la loro fede vennero uccisi.

Il 5 febbraio 1597 a Nagasaki ventisei cattolici – sei missionari francescani europei, tre gesuiti giapponesi e diciassette terziari francescani giapponesi, compresi tre giovani ragazzi – sono stati uccisi tramite crocifissione: questi una volta saliti sulla croce venivano poi uccisi con delle lance.

La persecuzione è continuata sporadicamente, facendosi più intensa tra il 1613 e il 1630. Il 10 settembre 1632 altri 55 cattolici furono martirizzati a Nagasaki, in quello che venne conosciuto con il nome di “gran martirio di Genna”.

I martiri del Giappone sono stati canonizzati l’8 giugno 1862 da Papa Pio IX e nel martirologio romano sono elencati con il nome di “San Paolo Miki e compagni” e commemorati il 6 febbraio (non fu scelto il 5 febbraio data della loro morte, perché ricorre la memoria di Sant’Agata). (Fonte: Wikipedia.org)