Coordinate europee di Croce e il cristianesimo, di Giuseppe Brescia

bresciaNon vanno dimenticate le belle pagine, sul tema del poeta Thomas Stearns Eliot, il quale negli “Appunti per una definizione della cultura”, scrisse: “Se il cristianesimo se ne va, se ne va tutta la cultura”. Oppure la ricostruzione di Christopher Dawson, “La religione e le origini della cultura europea“, citato e recensito dallo stesso Croce; Cecil Sprigge, al capitolo “Una filosofia cristiana ?” del suo classico volume “Benedetto Croce: l’uomo e il pensatore” ( tradotto a Napoli da Riccardo Ricciardi ); o, per tacer d’altro, H.W.Ruessel, “Profilo d’un umanesimo cristiano” ( trad. it., Einaudi, Torino 1945, in Rosario Assunto, “L’Italia che scrive”, n. 2 del febbraio 1946 e nei miei saggi “Evocazioni ferraresi e memorie storiche”, Laterza, Bari 2009, “Croce e il cristianesimo”, Rubbettino 2003; “Benedetto Croce e Luigi Sturzo”, Rubbettino, “Acton Institute”, 2005;”La profezia e le ipotesi”, Laterza, Bar 2007; “Radici di Libertà”, Laterza, Bari 2011 ). Croce non era certo un “provinciale”; né le sue dottrine risultano giammai affette da una pretesa “anomalia”. Solo inquadrandole nel più vasto moto della storia delle idee ( come provarono egregiamente a fare Alfredo Parente, Carlo Antoni, Federico ChabodRaffaello Franchini, per tacer d’altri ), se ne può cogliere appieno il valore “testimoniale”, nella crisi della società e della cultura europee.

Giuseppe Brescia – Libera Università “G.B.Vico” di Andria