Lavaggio del cervello degli “assassini”, di Giuseppe Brescia

giuseppe brescia 25 aprile 2015Il sociologo Pellicani mette ancora in guardia: “Basta considerare i terroristi poveri e incolti”, Al contrario: “Hanno un lavoro, sono colti e laureati” ( “Il Giornale” del 28 novembre 2015 ). Già: ma non credono nella religione della libertà e nella distinzione dei poteri. Possono essere alla seconda o terza generazione di immigrati: ma non conoscono, né intendono conoscere, Machiavelli ( “Gli stati non si reggono con i paternostri” ); John Locke e la distinzione dei poteri; Montesquieu e lo “Spirito delle leggi”.

Non foss’altro che per questo, il modello d’integrazione seguito in Italia e – ancor più – in Francia ha fallito. La cultura umanistica ci salverà, ripete il Presidente Mattarella. E allora, ricordiamone qualche messaggio. Al fianco della teoria della aggressione culturale di Alfred Toynbee, lo storico belga Henri Pirenne avvertì sgomento a causa dell’invasione tedesca della sua Gand durante il primo conflitto mondiale.

Andando a ritroso nel tempo, ritrovava la “cesura tra il mondo antico e il medioevale” proprio nella “invasione islamica”, nei suoi “Maometto e Carlomagno” e “Histoire de l’Europe“. Questa tesi si trova anche in Fustel de Coulanges e Dopsch; viene ripresa da Federico Chabod nelle lezioni all’Istituto Croce del 1947-48.

Viene ragionata in più passaggi del “Perché non possiamo non dirci cristiani” dello stesso Croce, e in “Fanatismo” del filosofo italiano, a commento di “Buio a Mezzogiorno” di Arthur Koestler. il termine “assassini” viene dall’arabo “haschish”, a significare la promessa del paradiso delle vergini per il martire musulmano.

Il lavaggio del cervello ( di cui denunzierà i sottili meccanismi sovietici Koestler ) è come anticipato nella “conversione forzata” dei bambini. La “tecnica del salame”, con cui la polizia sovietica e la pretesa onnivora del totalitarismo farà accettare a russi, polacchi, cechi, rumeni ( dai gulag a Pitesti ) la rinuncia alla propria dignità d’uomo, è analoga alla richiesta di nuove moschee e pesino di nuovi “concordati”.

“Scendiamo in piazza al fianco dell’ Occidente, di Parigi, di Roma, purché tu stato laico ci accordi le Moschee”. Il modello “palingenetico” è quello delle visioni messianiche.

Alla Biennale ‘arte di Venezia del 2013, la Santa Sede ( introdotta da Monsignor Ravasi ) esaltò il fotografo Koudelka, con il progetto “Creazione”  che passasse però dal momento della “De-Creazione”, per approdare infine alla “Umanità nuova”. Lo schema triadico delle filosofie della storia, da Gioacchino da Fiore a Hegel, si riempiva così della foto dei tempi romani in Libia o a Palmira, ritratti con un macigmo e una enorme mano minacciosa di lato, quasi a lugubre prefigurazione di quanto programmato effettivamente per le distruzione di un biennio dopo.

Ma l’ Occidente cristiano e liberale ha in lascito l’evangelico: “Date a Cesare quel ch’è di Cesare”, con quanto segue.

Giuseppe Brescia – “Con l’opera tacendo”