Giuseppe Brescia, “formicone di Puglia”, di Luciano Pellicani.

luciano-pellicaniNon è tema da poco, quello affrontato da Giuseppe Brescia, “formicone di Puglia” ( avrebbe detto Tommaso Fiore ), nel suo importante volume I conti con il male, Ontologia e gnoseologia del male (Edizioni Giuseppe Laterza, Bari 2015, pp. 440 ). L’autore sostiene la tesi della consistenza “oggettiva” del male, contro luoghi comuni e fuorvianti banalità o fraintendimenti ( “banalità del male”, “che male c’è” ): cui si oppongono “lotta contro i demoni” e “limiti alla bestia”, con il recupero – in sede di conclusione – del sentimento della “dolcezza”, kantianamente della “dolcezza” nel “Giudizio”, quindi nella “Cura”, nel “senso” e nella stessa “lotta”. In effetti, il libro non è “recensibile” nel senso stretto del termine, tanta è la dottrina che vi è immessa, nella fitta mole dei rimandi interni e dei percorsi istituiti tra capitolo e capitolo, e da parte a parte.

E’, il problema del male, il “problema dei problemi”, specialmente ( ma non soltanto ) oggi, “grosso problema” per l’umanità ( v. il nostro libro sul Jihad, per la LUISS ): il “diavolo” che sempre ritorna, proteiforme, e che sempre ci ritroviamo davanti ( v. il capitolo su Gustave Flaubert e le varie forme delle “tentazioni di Sant’Antonio” ). E si tratta del male biologico ( v. il capitolo “L’imperatore del male”, nella parte terza ); storico, morale, filosofico, politico. Segnaliamo i capitoli e saggi su Voltaire e Leopardi, Arthur Koestler e Vasilj Grossman, Carlo antoni e Martha Nussbaum ( solo come consentito nell’arco di una nota ). Luciano Pellicani – LUISS, Roma.