“Il problema del male nell’analisi storica e filosofica di Giuseppe Brescia”, di Mariangela Tarantini.

i-conti-con-il-maleLa scuola e la nostra società civile, una cosa avevano, e cercano di mantenere, di buono: la cultura umanistica, con la sua strenua difesa e capacità di “resistenza” al male.  Giuseppe Brescia, dopo aver dedicato a questo tema anni e ricerche, nel suo itinerario di docente e interprete, filosofo e dirigente scolastico, affida ora l’analisi del problema del male a un intenso volume, “I conti con il male. Ontologia e gnoseologia del male”, edito da Giuseppe Laterza ( Bari 2015, pp. 440 con ricca Iconografia , Indice generale e Indice dei nomi ). E’, questo, il volume 50° della Collana della “Libera Università G.B.Vico” – Sezione di Filosofia. Il lavoro, articolato in una Premessa e Quattro Parti, “Ontologia e gnoseologia del male”; “Lotta contro i demoni”; “Limiti alla bestia”; “Notre Infini” – compiuto il tutto da una conclusione e da un Congedo, “La Dolcezza nel Giudizio; nel Senso; nella Cura; nella Lotta” e nella “Poesia di Dante” -, non è chiaramente ‘riassumibile’ nell’arco di una breve nota. Ma va, piuttosto, letto e riletto; assaporato e meditato, confrontando parte a parte, capitolo a capitolo, approfondimento ermeneutico con apparato iconografico e artistico ( di indubbia suggestione ).  Ci limiterenmo a dire di alcuni pensieri sinteticamente efficaci, certo non conclusivi, che hanno sollecitato la nostra attenzione in merito al problema del male, tanto attuale quanto radicale, nella storia dell’umanità. Il primo pensiero è tratto dal saggio “La Madonna Sistina, ne “Il bene sia con voi” di Vasilj Grossman ( 1955 – 2010, anno della traduzione adelphiana ): “Diremo che non c’è stata un’epoca più dura della nostra, ma che non abbiamo lasciato morire l’umano nell’uomo. E accompagfnando con lo sguardo la Madonna Sistina, continuiamo a credere che vità e libertà siano una cosa sola, e che non ci sia nulla di più sublime dell’umano nell’uomo, che vivrà in eterno e vincerà”. – La seconda riflessione, come le altre rimeditata dal Brescia nell’arco della estesa e quasi sterminata trattazione, risale ad Antonio Rosmini, nella “Antropologia” del 1840: “Il male non finisce le sue opere” ( di grande attualità, anche questa ).

La terza riconsiderazione, in chiave generale, si trova in una prospettiva “crociana”, fatta propria dal critico letterario e saggista Cesare Garboli: “Il male è sempre lo stesso. E’ il bene che si diversifica, perché è creativo” ( motto riassuntivo ripreso da Giuseppe Brescia, già esaminato e discusso dallo stesso nella Rassegna “Intorno al quarantennale crociano”, su “Oggi e Domani” del 1993 ). Ed è un pensiero significativo, perché allude alla matrice gnoseologica del problema del “male”: è nel “giudizio”, kantianamente, che si qualifica – di volta in volta – il “negativo”, il non-essere o il non-essere-ancora. E questa perenne riqualificazione del “negativo” si può attuare soltanto con l’opera di esclusione e riaffermazione, distinzione in forme di attività e risoluzione nell’attività stesso del marasma dell’essere. Quindi, il bene si diversifica perché “è creativo”. Viceversa, il “male” ( in qualsiasi forma, manifestazione o ideologia ) è “sempre lo stesso”, non ammettendo catarsi o purificazione nelle forme di attività storica, essendo sempre violazione della persona umana e della libertà creatrice.Tutto ciò riporta alla quarta riflessione centrale. “In principio l’attività” ( Goethe interprete del primo versetto di San Giovanni, nel Faust, studiato da molti esegeti nella storia del pensiero, ultimi tra i quali Rosario Assunto, uno dei “maestri” di Giuseppe Brescia, e dal nostro stesso autore ).

bresciaIl male esiste, ha consistenza ontologica, lungi dal confinarsi a “umiltà” o “debolezza” ( secondo la opinione di alcuni sociologi recenti ). E le risposte al male sono nella “lotta contro i demoni” ( Parte seconda del libro ). Si affidano alla ricerca dei “Limiti alla bestia” ( limiti etici, giuridici, estetici, politici o istituzionali;anche aforistici e sapienziali; siamo nella Parte terza). Sì che, alla fine, la ricerca approda al recupero del sentimento della “dolcezza”, nel “giudizio” anzitutto, poi nel senso, nella cura e nella lotta: in un profondo intreccio tra ermeneutica filosofica, storia delle idee e dottrine politiche, rappresentazioni iconografiche e artistiche ( v. ad esempio il “San Giovanni alla Fonte” dell’ultimo Caravaggio ). Alcuni saggi paiono, se non definitivi, fondamentali, come quelli su Voltaire e il poema per il terremoto di Lisbona; Leopardi e il “Tutto è male” dallo Zibaldone; sull’autore di “Buio a Mezzogiorno”, Arthur Koestler; Italo Calvino e “Andria” nelle Città invisibili; “Vitalità e tempo” nei Fiori del maledi Charler Baudelaire; la Storia dei tredici di Honoré de Balzac, a proposito della fanciulla “Fulva”, ma dipinta per gusto dei contrasti come dai capelli bruni. Novella che si conclude nella postilla balzacciana, anche questa di non perenta attualità, ai nostri giorni: “La tragedia e la commedia della nostra epoca hanno per scenografia un ospedale o uno studio di avvocato”.

Mariangela Tarantini