Riccardo Bacchelli e Croce, di Giuseppe Brescia

prof Giuseppe BresciaEccezione nel panorama scientifico e pubblicistico italiano, Fabio Grassi Orsini, Presidente dell’ Istituto Storico del Pensiero Liberale, ha inserito la “voce” ‘Riccardo Bacchelli‘ nel secondo tomo del “Dizionario del Liberalismo italiano. I personaggi”, edito da Rubbettino nel 2014, dando risalto alle tradizioni liberali del chiaro scrittore bolognese e della sua famiglia. Bacchelli, in particolare, si richiama costantemente a Croce nel carteggio con il filosofo amico, pubblicato dall’ Istituto Italiano per gli studi storici. Ma anche nei “Saggi critici” non manca di rievocare “Croce scrittore”, a proposito delle qualità filosofiche e stilistiche del pensatore, raccogliendo gli articoli e saggi a lui dedicati nella ricorrenza dei settant’anni, e in altre occasioni. Ancora più a fondo, il Bacchelli si rivela intriso della lezione crociana, in sede estetica e di critica letteraria, fino al punto di dedicare un ampio saggio a “Machiavelli istorico, comico e tragico”. Il che riporta espressamente al contributo di Croce in “Poesia popolare e poesia d’arte” del 1933, in cui il ‘maestro’ per primo aveva detto “E se poi la Mandragola avesse della tragedia?”, a dimostrazione di come i generi letterari possano sconfinare gli uni negli altri. Come genere letterario ( Sanesi ), la “Mandragola” rientra nella “commedia”; ma, quanto alla ispirazione e alla visione della natura umana, essa appartiene, piuttosto, alla dimensione tragica.

“Machiavelli comico e tragico”, non a caso, fu il mio primo articolo sulla “Rivista di studi crociani”, diretta da Alfredo Parente, nel 1969: anche in
linea con le analisi di Mario Fubini, oltre che del Bacchelli. Da parte sua, il Croce non lesinerà elogi al “Mulino del Po”, opera complessa di robusta narrativa storica del 1940. “Gioia e conforto è stata la lettura della terza parte della trilogia”: quella gioia e quel conforto che gli arrecavano “l’apparizione di ogni opera nuova, che dimostri che l’arte vera non si è esaurita nei petti degli uomini, e che tuttora la poesia,
quando le piace, rinasce e ci rivisita con l’antica onesta sembianza”.

Così veniva esaltato “Il Mulino del Po.Romanzo storico.III.Mondo vecchio, sempre nuovo” ( Garzanti, Milano 1940 ), nelle crociane “Pagine sparse”.
Volume terzo. “Postille. Osservazioni su libri nuovi” ( Ricciardi, Napoli 1943, alla Sezione settima degli “Annunzi letterari” ), ma già nella “Critica” (XXXVIII) del 1940.