Castel del Monte: turisti ritrovano auto forzate e vetri rotti. Eppure i parcheggi sorvegliati ci sono

Nuovi finanziamenti e grande affluenza a Castel del Monte, ma purtroppo tra le ottime notizie si affiancano anche le notizie poco rassicuranti: diversi turisti continuano a preferire il parcheggio pericoloso e non autorizzato in tratturi vicini al maniero federiciano, sito in territorio della città di Andria e patrimonio UNESCO. L’area non adibita a parcheggio e quindi non soggetta ad impianti di videosorveglianza pare sia stata presa di mira da malviventi che hanno approfittato dell’allontanamento dei proprietari per forzare le auto. Nell’area di Castel del Monte sono presenti almeno due parcheggi privati ben attrezzati e sono attive bus navette che partono dalla città di Andria arrivando sino a pochi metri dal castello.

Nonostante le difficoltà dovute forse anche alla moltitudine di enti e burocrazie legate alla gestione dell’edificio storico, gli strumenti per una buona passeggiata ci sono, eppure non pochi turisti preferiscono parcheggi improvvisati. E’ capitato cosi che, dopo aver parcheggiato in un’area non adibita a parcheggio antistante alla pineta di Castel del Monte, i turisti in questione hanno ritrovato le loro auto in alcuni casi forzate in altri con svariati vetri rotti, infinite le reazioni. Stando ad una dichiarazione, sono stati visti persino alcuni bimbi piangere perché gli sono stati sottratti alcuni loro affetti personali e ovviamente spaventati. Se da un lato è evidente come sia possibile aumentare il personale organico per aumentare i controlli, dall’altro lato resta da chiedersi come mai le famiglie preferiscano parcheggiare in posti non sicuri (addirittura in alcuni casi persino ai bordi della statale) quando invece sono presenti sul posto parcheggi attrezzati sorvegliati e videosorvegliati a costi fattibili per una gita turistica. Uno può dire “eh, ma non abbiamo soldi per il parcheggio”. Risposta: bus navetta. Costa meno, inquina meno ed evita problemi inutili. La brutta esperienza è raccontata brevemente in questo post su Facebook: