Bari Nord: stop al blocco telefonico. Doppio binario? Entro fine 2017. Per dicembre sistema di sicurezza. Ne avevamo già parlato quando tutti discutevano solo di “binario unico”

sistema-conta-passi-ferroviaDopo il tragico incidente ferroviario avvenuto il 12 luglio 2016 tra i territori di Andria e Corato, incidente in cui, lo ricordiamo ancora una volta, sono morte 23 persone, sembra che il sistema utilizzato per la comunicazione, l’obsoleto “blocco telefonico” andrà in pensione.

Entro dicembre, la tratta che parte da Barletta a Ruvo passerà infatti dal “blocco telefonico” al sistema del “conta-assi“. Come la nostra stessa redazione aveva già precisato in un precedente articolo (e come del resto era stato ribadito anche da un ingegnere dei trasporti andriese e da un giornalista de Il Fatto Quotidiano), la questione del doppio binario è complementare ma non motivo assoluto dell’incidente. Chi parla solo di binario unico e doppio vuole forse distogliere l’attenzione dalla vera questione con un motivetto mediatico o promuovendo fondi europei che altri non sono che soldi che l’Italia ha già dovuto dare e che ora riceve con il contagocce.

Il vero problema non è il numero dei binari, o meglio non solo. Il problema è la sicurezza sui binari. Il blocco elettrico conta-assi (o più semplicemente blocco conta-assi, acronimo BCA) è un tipo di sistema di blocco ferroviario automatico. E questi dispositivi costano centinaia di migliaia di euro e non milioni di euro. Lo Stato avrebbe potuto farlo in qualsiasi momento, con o senza le “elemosina” europee. Non a caso, Renzi ha subito stanziato 10 milioni di euro per i familiari delle vittime. Quindi i soldi in Italia ci sono. Perché non hanno stanziato quei “pochi ma buoni” 400.000 euro per la sicurezza? Se lo avessero fatto, invece di fare gli ipocriti con improbabili fondi europei, forse quella tragedia oggi non sarebbe avvenuta. I soldi non sono frutta e verdura. Sono stampati dalle banche. Quindi non può esserci una crisi della moneta. Se lo Stato volesse, potrebbe stampare soldi al posto di chiederli in prestito alla Privata BCE, investendo sulla sicurezza pubblica. E invece no, siamo ricattati, prima, durante e dopo le tragedie. E la cosa più assurda è che ci presentano la causa “i fondi europei” come la soluzione alla cura del male. Bene quindi l’introduzione dei dispositivi di sicurezza. Ma che venga fatto subito. I soldi ci sono. Renzi e tutti gli altri si diano una mossa.

Nel momento in cui parliamo, a Ruvo risulta attivo già il Bacc, un altro sistema per il controllo della circolazione che consiste in un sistema di distanziamento dei treni a spazio attivo su alcune tratte ferroviarie italiane.

Non poche difficoltà sono state registrate a causa dello spostamento su gomma delle tratte interrotte, con l’introduzione dei dispositivi di sicurezza possiamo sperare in un ripristino entro inizio 2017? Universitari e lavoratori sono in attesa di una risposta. L’altra risposta, quella della verità sull’accaduto, la chiedono insistentemente e giustamente i familiari delle vittime. Settembre, mese del ritorno a scuole e aziende è vicino, dicembre, mese dei dispositivi è ancora troppo lontano, luglio 2016 ricordo indelebile.