Cari agricoltori andriesi, non gettate i malli! Le bucce della frutta raccolta possono donare nuova vita come compost!

mandorle-malliTra la moltitudine di rifiuti inspiegabilmente abbandonati per le campagne di Andria e nelle zone periferiche, molti di questi, oltre a dover essere gettati negli appositi contenitori anziché per strada o nelle apposite isole ecologiche, potrebbero diversamente essere riutilizzati dallo stesso soggetto che invece, a causa evidentemente di ignoranza e pigrizia, decide in maniera irresponsabile ed insensata di gettarli per strada. VIDEO:

A parte la questione degli oggetti di plastica che possono facilmente essere riutilizzati anche per altri scopri, o persino della carta attraverso originali creazioni, anche le bucce della frutta potrebbero facilmente essere riutilizzate.  Risulta importante ribadire quest’ultimo concetto,  in base alla cattiva abitudine di diversi agricoltori o sedicenti tali che, noncuranti dell’ambiente in cui vivono, durante le operazioni di raccolta decidono di gettare i resti organici di frutti come le mandorle al fine di sbarazzarsene senza troppi problemi. Bucce che, se utilizzate, potrebbero invece donare nuova vita anche alla stessa piantagione. E’ in questo contesto che il noto ricercatore ed ambientalista Nicola Montepulciano torna a parlare di problemi e risoluzioni circa la qualità e le risorse ambientali del nostro territorio. In una lettera ricevuta dalla nostra redazione, Montepulciano ci spiega che:

“Siamo nel periodo di raccolta delle mandorle e come ogni anno si assiste all’abbandono dei malli (la scorza verde che copre il guscio legnoso) in alcune zone periferiche della città. Non ci è dato sapere quanto antica sia questa pratica rozza, dura a morire, che sta a dimostrare la relativa ignoranza di taluni mandorlicoltori o chi per questi”.

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“E’ possibile” – prosegue Montepulciano – “che non ci sia stato mai qualche perito agrario, agronomo, o chi altro, che si sia preoccupato di spiegare a costoro che i malli sparsi nei loro fondi sono un buon concime? Dopo due mesi, al massimo, dei malli non rimane la minima traccia perché si sono trasformati in humus, terra. Non solo. In tutto questo periodo i malli svolgono una discreta funzione pacciamante, proteggono, cioè, il terreno dalla insolazione e riducono la crescita di erbe infestanti, fungendo da diserbante naturale. I malli, ancora, costituiscono un buon ingrediente per mangime dei bovini e sicuramente dei maiali e fors’anche di altri animali fra cui i daini ( e i maledetti cinghiali ! ). La nostra mandorlicoltura al momento è in crisi e per questo sono poche le zone periferiche cosparse di malli, ma se dovesse ritornare redditizia dovremmo assistere al demoralizzante spettacolo di quasi tutte le periferie piene di malli? A quei mandorlicoltori che ancora adottano questa rozza pratica si consiglia di comprarsi qualche libro o rivista sui malli per capire come smaltirli naturalmente. Oppure rivolgersi a qualche perito agrario purché competente. Aggiornarsi è cosa buona e utile. A chi di competenza, poi, diciamo che non è affatto difficile acciuffare chi maltratta le nostre periferie, purché lo si voglia. Per ultimo, si invita chiunque non accetta questi suggerimenti a portare i malli all’ isola ecologica. Ma disfarsene così di questo elemento naturale, che è un bene e non uno scarto, è da rozzi e ignoranti in materia” – conclude Nicola Montepulciano.