Karate, medaglia d’argento per l’andriese Sabino Addario a Vancouver (Canada)

Katate-medaglia-d'argento-per-l'andriese-Sabino-Addario-a-Vancouver-CadanaUn pugliese a Vancouver. In vacanza? No. Per prendere parte a una gara, una gara internazionale master, con tanti sport, tanta umiltà e voglia di mettersi in gioco.

Questa volta Sabino Addario porta la sua voglia di gareggiare addirittura oltre oceano, prendendo parte alla nona edizione degli America’s Master Games, in cui per la prima volta è stato inserito il karate. Una novità che non sorprende molto, soprattutto dopo l’inserimento della disciplina nei giochi olimpici del 2020, dopo la presenza agli World e agli European Master Games.

Gli America’s Master Games si sono tenuti dal 26 agosto fino al 4 settembre a Vancouver, in Canada, e hanno interessato ben 24 sport differenti, raccogliendo migliaia di atleti master da tutto il mondo.

Sabino Addario, della Dynamik Karate di Andria, sempre presente alle competizioni master dal 2013, ha ottenuto l’argento nel kata e il bronzo nel kumite, arricchendo la sua serie di vittorie.

Il karate era presente in questa competizione per la prima volta. C’è stata una buona partecipazione?

Una buona partecipazione c’è stata, ma non di italiani. Eravamo solo in tre provenienti dall’Italia. Nelle categorie in cui ho gareggiato io, eravamo in 12 nel kata e 5 nel kumite.

Gli organizzatori si aspettavano sicuramente più persone. Inizialmente le gare di karate si dovevano svolgere in due giorni, ma poi sono state accorpate in un’unica data, il 3 settembre.

Cosa è mancato alla competizione per far avvicinare più atleti?

La competizione è stata esemplare, l’organizzazione ottima. Credo sia mancata la comunicazione con le Federazioni nazionali. Io ci tenevo a partecipare e mi sono informato in prima persona, ma sarebbe meglio se fosse la Federazione a promuovere gli eventi internazionali.

Le competizioni a livello master sono in continuo aumento e prendono sempre più piede. Cosa può fare la Federazione per venire incontro a questa nuova tendenza?

La Federazione ultimamente si sta muovendo per promuovere l’attività federale dei master, ma si potrebbe fare molto di più. Nel Judo, ad esempio, esistono già delle competizioni non solo a livello italiano, ma anche internazionale, dedicate solo ai master della disciplina. Da anni si svolgono regolarmente i Campionati europei e i Campionati mondiali master esclusivamente di Judo. Per quanto riguarda il karate, invece, le competizioni internazionali sono sempre tenute nell’ambito di gare più ampie, che comprendono anche altri sport.

Come mai, secondo te, le gare dei master sono in aumento? Cosa porta un uomo o una donna, dopo anni di lontananza dall’agonismo, a riprendere a fare gare? A rimettersi in gioco?

Affrontare una gara da master è molto diverso dal gareggiare quando si è ragazzi, agonisti a tutti gli effetti. L’atmosfera è meno tesa, non hai la stessa pressione, ti interessano meno i risultati. L’obiettivo è solo quello di mettersi in gioco e di comprendere i propri limiti, di valutare le proprie capacità, se si è capaci di superare gli ostacoli, quelli dello sport così come quelli della vita.

Dopotutto è questo che il karate insegna, non a dare semplicemente importanza ai risultati agonistici. Non dobbiamo mai dimenticare che il karate è un’arte marziale, non solo uno sport, costituita di determinati principi e importanti valori.

karate

Quindi la partecipazione alla gara è motivata dal volersi superare e migliorare? Dal perseguire i valori del karate tradizionale?

Sì, sono tornato sul tatami di gara per fare del bene a me stesso. Ma non solo, così sarebbe riduttivo. Facendo gare insegno molto ai miei atleti e ai miei figli. Ho ripreso a gareggiare dopo 28 anni, non è stato semplice. Ma, così facendo, riesco a dimostrare ai miei ragazzi che non esistono limiti invalicabili, che con la costanza, la forza di volontà, si può fare tutto. Vorrei anche dimostrargli che il confronto è sempre positivo, che porta sempre a una crescita. Le nuove generazioni hanno purtroppo paura del confronto puro. Hanno paura di perdere, di essere imperfetti, non comprendendo che le sconfitte vanno accettate e che sono proprio quelle a darti più giovamento. Vorrei trasmettergli la mia fame, la mia voglia di conoscere e migliorare.

Dopo 28 anni non è certamente semplice tornare sul tatami di gara. Ma quali sono le sensazioni che si provano? E quali le soddisfazioni?

Una delle più importanti sensazioni è quella di riscoprire qualcosa di perduto, qualcosa che un tempo ti faceva del bene. Ci sono sensazioni vecchie, dimenticate, ma anche quelle nuove. C’è la scoperta di un confronto più sportivo e amichevole con gli avversari, una profonda conoscenza di sè, una maggiore razionalità nell’affrontare la gara. La gara non è più una fonte di stress o di ricerca dell’obiettivo, ma diventa un’occasione per conoscere altre persone, altre culture e per viaggiare.

Le soddisfazioni, poi, non sono solo le medaglie – che ovviamente fanno piacere – ma i complimenti, i pareri degli altri, degli avversari stessi. A Vancouver, ad esempio, in occasione di quest’ultima gara, il piacere più grande è venuto dai complimenti di tutti gli arbitri, di molti avversari e anche di alcuni spettatori.