Ricerca di petrolio in mare: nuove autorizzazioni nel barese. C’è anche Polignano. Così muore la sovranità del popolo pugliese

ricerca-petrolio-in-mareI giudici del Tar del Lazio hanno respinto il ricordo della Regione Puglia contro le trivelle nell’Adriatico. Il Presidente della Regione, Michele Emiliano, si era schierato a favore della posizione delle amministrazioni comunali del barese, tar queste Polignano a Mare, Monopoli e Mola di Bari. Le autorizzazioni sono a favore delle multinazionali Spectrum e Northern Petroleum e le zone interessate alle ricerche si trovano a 20 chilometri est di Mola e a 10,2 chilometri da Monopoli su una superficie di circa 264 chilometri quadrati.

A nulla sembra siano serviti gli appelli dei comuni, che attraverso alcune documentazioni, avevano sollevato il rischio reale di una notevole diminuzione della pesca temendo l’utilizzo da parte delle multinazionali del temuto “air-gun“, un macchinario che emana onde compressionali emettendo bolle di aria compressa nell’acqua per le prospezioni geofisiche, causando non pochi problemi a pesci, tartarughe e cetacei.

Non solo: le ricerche interesseranno anche un’area a 50 chilometri dalla costa a Nord Est di Brindisi, su una superficie di 729 chilometri quadrati. Infine anche una vasta area che va dal Gargano a Leuca estesa per 14mila chilometri quadrati.

Tra referendum NoTriv senza quorum e ricorso respinto dal Tar Lazio, sembra che le multinazionali abbiano avuto la meglio anche a causa dei limiti che non andrebbero scavalcati: al di fuori della fascia di tutela che insiste su una distanza minima di 12 miglia. Ne ha parlato anche un servizio televisivo locale (Fonte VIDEO: Canale Youtube di Amica9tv):

L’indignazione per i pugliesi, che rispetto ad altre aree del mondo avevano sino ad ora garantito un minimo di sopravvivenza economica anche grazie alla pesca ed al turismo sostenibile, è tanta. La rabbia per non aver avuto la possibilità concreta di bloccare questo scempio annunciato, è altrettanto notevole.

Questi episodi fanno anche riflettere su quanto le istituzioni locali siano attualmente in grado di difendere il proprio territorio. E se dovesse vincere il “Si” al Referendum Costituzionale, l’accentramento dei poteri sarà ancora più rilevante.