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	<title>La prima WebTv di Andria e della Puglia, notizie e filmati da Andria e dalla Puglia anche in live streaming &#187; AL SUD</title>
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	<description>La prima WebTv di Andria e della Puglia, notizie e filmati da Andria e dalla Puglia anche in live streaming</description>
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		<title>Pino Aprile ad Andria per la presentazione del libro &#8220;Giù al Sud&#8221; &#8211; il video</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Feb 2012 10:12:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Venerdì 3 febbraio 2012 alle ore 19,00, la Libreria Mondadori sita ad Andria in Via Bologna 1 e l&#8217;Associazione Culturale &#8220;Oltre la lettura&#8221; hanno ospitato lo scrittore e giornalista Pino Aprile per la presentazione del libro &#8220;Giù al Sud &#8212; perché i terroni salveranno l&#8217;Italia&#8221;. Introduce Giuseppe Pirro. Il video dell&#8217;incontro:]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="size-full wp-image-34503 aligncenter" title="Pino-Aprile-ad-Andria-per-la-presentazione-del-libro-Giu-al-Sud" src="http://www.videoandria.com/wordpress/wp-content/uploads/2012/02/Pino-Aprile-ad-Andria-per-la-presentazione-del-libro-Giu-al-Sud.jpg" alt="" width="450" height="331" /><br />
Venerdì 3 febbraio 2012 alle ore 19,00, la Libreria Mondadori sita ad Andria in Via Bologna 1 e l&#8217;Associazione Culturale &#8220;Oltre la lettura&#8221; hanno ospitato lo scrittore e giornalista Pino Aprile per la presentazione del libro &#8220;Giù al Sud &#8212; perché i terroni salveranno l&#8217;Italia&#8221;. Introduce Giuseppe Pirro. Il video dell&#8217;incontro:</p>
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		<title>Domani Pino Aprile ad Andria per la presentazione del libro &#8220;Giù al Sud&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 10:15:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Venerdì 3 febbraio 2012 alle ore 19,00, presso la Libreria Mondadori sita ad Andria in Via Bologna 1 e l&#8217;Associazione Culturale &#8220;Oltre la lettura&#8221; ospitano lo scrittore e giornalista Pino Aprile per la presentazione del libro &#8220;Giù al Sud &#8211; perché i terroni salveranno l&#8217;Italia&#8221;. Introduce Giuseppe Pirro.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-34381" style="margin: 9px;" title="Andria-presentazione-del-libro-giu-al-sud-di-Pino-Aprile" src="http://www.videoandria.com/wordpress/wp-content/uploads/2012/02/Andria-presentazione-del-libro-giu-al-sud-di-Pino-Aprile.jpg" alt="" width="300" height="429" />Venerdì 3 febbraio 2012 alle ore 19,00, presso la Libreria Mondadori sita ad Andria in Via Bologna 1 e l&#8217;Associazione Culturale &#8220;Oltre la lettura&#8221; ospitano lo scrittore e giornalista Pino Aprile per la presentazione del libro &#8220;Giù al Sud &#8211; perché i terroni salveranno l&#8217;Italia&#8221;. Introduce Giuseppe Pirro.</p>
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		<title>Anche i Giovani democratici Bat a &#8220;Finalmente Sud!&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Oct 2011 10:08:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Finalmente Sud! Una grande convention che ha avviato il percorso di formazione politica per i giovani del Partito Democratico del mezzogiorno italiano. Un percorso orizzontale e verticale di studio, analisi, approfondimento, condivisione di esperienze, organizzato on-line, suddiviso per aree tematiche ma anche organizzato per territori. Una convention alla quale ha partecipato una nutrita rappresenza di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignnone size-full wp-image-31079" title="finalmente-sud" src="http://www.videoandria.com/wordpress/wp-content/uploads/2011/10/finalmente-sud.jpg" alt="" width="450" height="300" /><br />
Finalmente Sud! Una grande convention che ha avviato il percorso di formazione politica per i giovani del Partito Democratico del mezzogiorno italiano. Un percorso orizzontale e verticale di studio, analisi, approfondimento, condivisione di esperienze, organizzato on-line, suddiviso per aree tematiche ma anche organizzato per territori. Una convention alla quale ha partecipato una nutrita rappresenza di giovani della Bat, che saranno protagonisti di un percorso che animerà il dibattito politico nel nostro territorio.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo la testimonianza di alcuni Giovani Democratici della BAT:<br />
“E’ stata un’esperienza straordinaria, che avvia il ritorno alla formazione di una nuova classe dirigente democratica, che potrà cimentarsi nelle comunità non solo con passione ma anche con competenza. Un’esperienza che ci consegna non solo la fiaccola dell’impegno politico a servizio della comunità ma anche e soprattutto una grande carica di entusiasmo, trasmessaci da alcuni esempi importanti e significativi, come quello raccontatoci dall’esperienza di Beppe Pagano, un giovane volontario di Libera, che combatte per mantenere in vita una cooperativa sociale che gestisce nel territorio dei casalesi, un bene confiscato nel quale operano persone con problemi psichici, ma che è costretto allo sciopero della fame e della sete, per vedersi riconoscere i diritti della sua cooperativa. Beppe ci ha consegnato due insegnamenti: la forza dell’esempio, citando Pertini, e l’amore per la propria terra, la politica deve essere questo amore per il proprio territorio e non del potere.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignnone size-full wp-image-31081" title="Bersani-a-Finalmente-Sud" src="http://www.videoandria.com/wordpress/wp-content/uploads/2011/10/Bersani-a-Finalmente-Sud.jpg" alt="" width="450" height="300" /></p>
<p style="text-align: justify;">Un’altra grande testimonianza ci è stata offerta da monsignor Giancarlo Maria Bregantini, prete di “frontiera”, che dal Trentino ha svolto la sua missione nella Locride. Bregantini ci ha consegnato alcune parole significative ed illuminanti per chi vuole impegnarsi in politica: sogno, che rappresenta la speranza nel cambiamento possibile; segni, che devono tradurre con l’esempio e le opere la realizzazione del sogn; giardino, in cui si realizzano i progetti che possono trasformare i deserti in luoghi belli e vivibili, insieme e condivisione, che rappresentano l’aggregazione ed il lavoro comune; cielo, avere un pezzetto di cielo dentro di se è l’unico modo per mantenere l’integrità morale nell’impegno politico, ancora, che è l’opposto di ormai che è la parola della rassegnazione; oltre, la parola del cambiamento, del superare gli ostacoli e le divisioni, e che consente, guardando la siepe di leopardiana memoria, di intravedere l’infinito ed il futuro.</p>
<p style="text-align: justify;">Bregantini ci ha invitato a costruire una nuova casa per la costruzione del bene comune, una casa che deve avere al primo piano la spiritualità, al secondo l’etica, al terzo la cultura, al quarto la politica e soltanto all’ultimo piano l’economia.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignnone size-full wp-image-31080" title="giovani-rappresentanti-del-" src="http://www.videoandria.com/wordpress/wp-content/uploads/2011/10/giovani-rappresentanti-del-.jpg" alt="" width="450" height="300" /></p>
<p style="text-align: justify;">Bersani ha avviato e concluso la convention promuovendo un patto generazionale, nel quale i più grandi si mettono a disposizione dei più giovani, per promuovere un rinnovamento con il cambiamento, “ci vuole vino nuovo in otri nuove”, ma pensare di fare politica con la carta d’identità rappresenta una grande sciocchezza. “Al centro deve tornare l’uomo e l’umanità, tutto il resto sono e devono restare semplici strumenti”. Un progetto di formazione che parte dal Sud per il rilancio di tutto il Paese, e solo formando una classe dirigente competente, capace e che abbia una visione d’insieme può riscattarsi e far esprimere al meglio tutte le enormi potenzialità del suo territorio.”</p>
<p style="text-align: justify;">Una sfida che coinvolge le nostre città ed i nostri giovani, che con entusiasmo, passione, spirito di servizio si apprestano a raccogliere la fiaccola dell’impegno politico. Non ci può essere di meglio che un giovane impegnato in politica, il Pd ad ogni livello è, quindi, impegnato ad accompagnare e sostenere tutti i giovani in questo fondamentale percorso.</p>
<p><strong>Segreteria PD Andria</strong></p>
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		<title>La questione morale &#8211; Enrico Berlinguer &#8211; Repubblica, 1981</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Sep 2011 08:21:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ Oggi, Sabato 24 settembre, alle ore 19, ad Andria, in via Attimonelli, presso la sede dell&#8217;Associazione &#8220;Costruiamo il Futuro&#8221;, nel trentesimo anniversario della storica intervista di Eugenio Scalfari ad Enrico Berlinguer sulla Questione Morale, si terrà un conversazione condotta da Michele Palumbo. Interverranno Peppino Caldarola, Gaetano Piepoli e Giuseppe Losappio. Introduce Lorenzo Marchio Rossi. Intervista a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="size-full wp-image-29296 alignleft" style="margin: 9px;" title="berlinguer" src="http://www.videoandria.com/wordpress/wp-content/uploads/2011/09/berlinguer1.jpg" alt="" width="125" height="133" /> Oggi, Sabato 24 settembre, alle ore 19, ad Andria, in via Attimonelli, presso la sede dell&#8217;Associazione &#8220;Costruiamo il Futuro&#8221;, nel trentesimo anniversario della storica intervista di Eugenio Scalfari ad Enrico Berlinguer sulla Questione Morale, si terrà un conversazione condotta da Michele Palumbo. Interverranno Peppino Caldarola, Gaetano Piepoli e Giuseppe Losappio.<br />
Introduce Lorenzo Marchio Rossi. Intervista a Enrico Berlinguer</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>«I partiti sono diventati macchine di potere»</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>«I partiti non fanno più politica», dice Enrico Berlinguer.</strong><br />
<strong>«I partiti hanno degenerato e questa è l&#8217;origine dei malanni d&#8217;Italia». Eugenio Scalfari</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La passione è finita?</strong><br />
Per noi comunisti la passione non è finita. Ma per gli altri? Non voglio dar giudizi e mettere il piede in casa altrui, ma i fatti ci sono e sono sotto gli occhi di tutti. I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune. La loro stessa struttura organizzativa si è ormai conformata su questo modello, e non sono più organizzatori del popolo, formazioni che ne promuovono la maturazione civile e l&#8217;iniziativa: sono piuttosto federazioni di correnti, di camarille, ciascuna con un &#8220;boss&#8221; e dei &#8220;sotto-boss&#8221;. La carta geopolitica dei partiti è fatta di nomi e di luoghi. Per la DC: Bisaglia in Veneto, Gava in Campania, Lattanzio in Puglia, Andreotti nel Lazio, De Mita ad Avellino, Gaspari in Abruzzo, Forlani nelle Marche e così via. Ma per i socialisti, più o meno, è lo stesso e per i socialdemocratici peggio ancora&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lei mi ha detto poco fa che la degenerazione dei partiti è il punto essenziale della crisi italiana.</strong><br />
È quello che io penso.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Per quale motivo</strong>?<br />
I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal governo. Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai TV, alcuni grandi giornali. Per esempio, oggi c&#8217;è il pericolo che il maggior quotidiano italiano, il Corriere della Sera, cada in mano di questo o quel partito o di una sua corrente, ma noi impediremo che un grande organo di stampa come il Corriere faccia una così brutta fine. Insomma, tutto è già lottizzato e spartito o si vorrebbe lottizzare e spartire. E il risultato è drammatico. Tutte le &#8220;operazioni&#8221; che le diverse istituzioni e i loro attuali dirigenti sono chiamati a compiere vengono viste prevalentemente in funzione dell&#8217;interesse del partito o della corrente o del clan cui si deve la carica. Un credito bancario viene concesso se è utile a questo fine, se procura vantaggi e rapporti di clientela; un&#8217;autorizzazione amministrativa viene data, un appalto viene aggiudicato, una cattedra viene assegnata, un&#8217;attrezzatura di laboratorio viene finanziata, se i beneficiari fanno atto di fedeltà al partito che procura quei vantaggi, anche quando si tratta soltanto di riconoscimenti dovuti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lei fa un quadro della realtà italiana da far accapponare la pelle.</strong><br />
E secondo lei non corrisponde alla situazione?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Debbo riconoscere, signor Segretario, che in gran parte è un quadro realistico. Ma vorrei chiederle: se gli italiani sopportano questo stato di cose è segno che lo accettano o che non se ne accorgono. Altrimenti voi avreste conquistato la guida del paese da un pezzo.</strong><br />
La domanda è complessa. Mi consentirà di risponderle ordinatamente. Anzitutto: molti italiani, secondo me, si accorgono benissimo del mercimonio che si fa dello Stato, delle sopraffazioni, dei favoritismi, delle discriminazioni. Ma gran parte di loro è sotto ricatto. Hanno ricevuto vantaggi (magari dovuti, ma ottenuti solo attraverso i canali dei partiti e delle loro correnti) o sperano di riceverne, o temono di non riceverne più. Vuole una conferma di quanto dico? Confronti il voto che gli italiani hanno dato in occasione dei referendum e quello delle normali elezioni politiche e amministrative. Il voto ai referendum non comporta favori, non coinvolge rapporti clientelari, non mette in gioco e non mobilita candidati e interessi privati o di un gruppo o di parte. È un voto assolutamente libero da questo genere di condizionamenti. Ebbene, sia nel &#8217;74 per il divorzio, sia, ancor di più, nell&#8217;81 per l&#8217;aborto, gli italiani hanno fornito l&#8217;immagine di un paese liberissimo e moderno, hanno dato un voto di progresso. Al nord come al sud, nelle città come nelle campagne, nei quartieri borghesi come in quelli operai e proletari. Nelle elezioni politiche e amministrative il quadro cambia, anche a distanza di poche settimane.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Veniamo all&#8217;altra mia domanda, se permette, signor Segretario: dovreste aver vinto da un pezzo, se le cose stanno come lei descrive.</strong><br />
In un certo senso, al contrario, può apparire persino straordinario che un partito come il nostro, che va così decisamente contro l&#8217;andazzo corrente, conservi tanti consensi e persino li accresca. Ma io credo di sapere a che cosa lei pensa: poiché noi dichiariamo di essere un partito &#8220;diverso&#8221; dagli altri, lei pensa che gli italiani abbiano timore di questa diversità.</p>
<p style="text-align: justify;">Sì, è così, penso proprio a questa vostra conclamata diversità. A volte ne parlate come se foste dei marziani, oppure dei missionari in terra d&#8217;infedeli: e la gente diffida. Vuole spiegarmi con chiarezza in che consiste la vostra diversità? C&#8217;è da averne paura?<br />
Qualcuno, sì, ha ragione di temerne, e lei capisce subito chi intendo. Per una risposta chiara alla sua domanda, elencherò per punti molto semplici in che consiste il nostro essere diversi, così spero non ci sarà più margine all&#8217;equivoco. Dunque: primo, noi vogliamo che i partiti cessino di occupare lo Stato. I partiti debbono, come dice la nostra Costituzione, concorrere alla formazione della volontà politica della nazione; e ciò possono farlo non occupando pezzi sempre più larghi di Stato, sempre più numerosi centri di potere in ogni campo, ma interpretando le grandi correnti di opinione, organizzando le aspirazioni del popolo, controllando democraticamente l&#8217;operato delle istituzioni. Ecco la prima ragione della nostra diversità. Le sembra che debba incutere tanta paura agli italiani?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Veniamo alla seconda diversità.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Noi pensiamo che il privilegio vada combattuto e distrutto ovunque si annidi, che i poveri e gli emarginati, gli svantaggiati, vadano difesi, e gli vada data voce e possibilità concreta di contare nelle decisioni e di cambiare le proprie condizioni, che certi bisogni sociali e umani oggi ignorati vadano soddisfatti con priorità rispetto ad altri, che la professionalità e il merito vadano premiati, che la partecipazione di ogni cittadino e di ogni cittadina alla cosa pubblica debba essere assicurata.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Onorevole Berlinguer, queste cose le dicono tutti.</strong><br />
Già, ma nessuno dei partiti governativi le fa. Noi comunisti abbiamo sessant&#8217;anni di storia alle spalle e abbiamo dimostrato di perseguirle e di farle sul serio. In galera con gli operai ci siamo stati noi; sui monti con i partigiani ci siamo stati noi; nelle borgate con i disoccupati ci siamo stati noi; con le donne, con il proletariato emarginato, con i giovani ci siamo stati noi; alla direzione di certi comuni, di certe regioni, amministrate con onestà, ci siamo stati noi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Non voi soltanto.</strong><br />
È vero, ma noi soprattutto. E passiamo al terzo punto di diversità. Noi pensiamo che il tipo di sviluppo economico e sociale capitalistico sia causa di gravi distorsioni, di immensi costi e disparità sociali, di enormi sprechi di ricchezza. Non vogliamo seguire i modelli di socialismo che si sono finora realizzati, rifiutiamo una rigida e centralizzata pianificazione dell&#8217;economia, pensiamo che il mercato possa mantenere una funzione essenziale, che l&#8217;iniziativa individuale sia insostituibile, che l&#8217;impresa privata abbia un suo spazio e conservi un suo ruolo importante. Ma siamo convinti che tutte queste realtà, dentro le forme capitalistiche -e soprattutto, oggi, sotto la cappa di piombo del sistema imperniato sulla DC- non funzionano più, e che quindi si possa e si debba discutere in qual modo superare il capitalismo inteso come meccanismo, come sistema, giacché esso, oggi, sta creando masse crescenti di disoccupati, di emarginati, di sfruttati. Sta qui, al fondo, la causa non solo dell&#8217;attuale crisi economica, ma di fenomeni di barbarie, del diffondersi della droga, del rifiuto del lavoro, della sfiducia, della noia, della disperazione. È un delitto avere queste idee?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Non trovo grandi differenze rispetto a quanto può pensare un convinto socialdemocratico europeo. Però a lei sembra un&#8217;offesa essere paragonato ad un socialdemocratico.</strong><br />
Bè, una differenza sostanziale esiste. La socialdemocrazia (parlo di quella seria, s&#8217;intende) si è sempre molto preoccupata degli operai, dei lavoratori sindacalmente organizzati e poco o nulla degli emarginati, dei sottoproletari, delle donne. Infatti, ora che si sono esauriti gli antichi margini di uno sviluppo capitalistico che consentivano una politica socialdemocratica, ora che i problemi che io prima ricordavo sono scoppiati in tutto l&#8217;occidente capitalistico, vi sono segni di crisi anche nella socialdemocrazia tedesca e nel laburismo inglese, proprio perché i partiti socialdemocratici si trovano di fronte a realtà per essi finora ignote o da essi ignorate.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dunque, siete un partito socialista serio&#8230;</strong><br />
&#8230;nel senso che vogliamo costruire sul serio il socialismo&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le dispiace, la preoccupa che il PSI lanci segnali verso strati borghesi della società?</strong><br />
No, non mi preoccupa. Ceti medi, borghesia produttiva sono strati importanti del paese e i loro interessi politici ed economici, quando sono legittimi, devono essere adeguatamente difesi e rappresentati. Anche noi lo facciamo. Se questi gruppi sociali trasferiscono una parte dei loro voti verso i partiti laici e verso il PSI, abbandonando la tradizionale tutela democristiana, non c&#8217;è che da esserne soddisfatti: ma a una condizione. La condizione è che, con questi nuovi voti, il PSI e i partiti laici dimostrino di saper fare una politica e di attuare un programma che davvero siano di effettivo e profondo mutamento rispetto al passato e rispetto al presente. Se invece si trattasse di un semplice trasferimento di clientele per consolidare, sotto nuove etichette, i vecchi e attuali rapporti tra partiti e Stato, partiti e governo, partiti e società, con i deleteri modi di governare e di amministrare che ne conseguono, allora non vedo di che cosa dovremmo dirci soddisfatti noi e il paese.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Secondo lei, quel mutamento di metodi e di politica c&#8217;è o no?</strong><br />
Francamente, no. Lei forse lo vede? La gente se ne accorge? Vada in giro per la Sicilia, ad esempio: vedrà che in gran parte c&#8217;è stato un trasferimento di clientele. Non voglio affermare che sempre e dovunque sia così. Ma affermo che socialisti e socialdemocratici non hanno finora dato alcun segno di voler iniziare quella riforma del rapporto tra partiti e istituzioni -che poi non è altro che un corretto ripristino del dettato costituzionale- senza la quale non può cominciare alcun rinnovamento e sanza la quale la questione morale resterà del tutto insoluta.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lei ha detto varie volte che la questione morale oggi è al centro della questione italiana. Perché?</strong><br />
La questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti, dei concussori in alte sfere della politica e dell&#8217;amministrazione, bisogna scovarli, bisogna denunciarli e bisogna metterli in galera. La questione morale, nell&#8217;Italia d&#8217;oggi, fa tutt&#8217;uno con l&#8217;occupazione dello stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt&#8217;uno con la guerra per bande, fa tutt&#8217;uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semmplicemente abbandonati e superati. Ecco perché dico che la questione morale è il centro del problema italiano. Ecco perché gli altri partiti possono profare d&#8217;essere forze di serio rinnovamento soltanto se aggrediscono in pieno la questione morale andando alle sue cause politiche. [...] Quel che deve interessare veramente è la sorte del paese. Se si continua in questo modo, in Italia la democrazia rischia di restringersi, non di allargarsi e svilupparsi; rischia di soffocare in una palude.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Signor Segretario, in tutto il mondo occidentale si è d&#8217;accordo sul fatto che il nemico principale da battere in questo momento sia l&#8217;inflazione, e difatti le politiche economiche di tutti i paesi industrializzati puntano a realizzare quell&#8217;obiettivo. È anche lei del medesimo parere?</strong><br />
Risponderò nello stesso modo di Mitterand: il principale malanno delle società occidentali è la disoccupazione. I due mali non vanno visti separatamente. L&#8217;inflazione è -se vogliamo- l&#8217;altro rovescio della medaglia. Bisogna impegnarsi a fondo contro l&#8217;una e contro l&#8217;altra. Guai a dissociare questa battaglia, guai a pensare, per esempio, che pur di domare l&#8217;inflazione si debba pagare il prezzo d&#8217;una recessione massiccia e d&#8217;una disoccupazione, come già in larga misura sta avvenendo. Ci ritroveremmo tutti in mezzo ad una catastrofe sociale di proporzioni impensabili.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il PCI, agli inizi del 1977, lanciò la linea dell&#8217; &#8220;austerità&#8221;. Non mi pare che il suo appello sia stato accolto con favore dalla classe operaia, dai lavoratori, dagli stessi militanti del partito&#8230;</strong><br />
Noi sostenemmo che il consumismo individuale esasperato produce non solo dissipazione di ricchezza e storture produttive, ma anche insoddisfazione, smarrimento, infelicità e che, comunque, la situazione economica dei paesi industializzati -di fronte all&#8217;aggravamento del divario, al loro interno, tra zone sviluppate e zone arretrate, e di fronte al risveglio e all&#8217;avanzata dei popoli dei paesi ex-coloniali e della loro indipendenza- non consentiva più di assicurare uno sviluppo economico e sociale conservando la &#8220;civiltà dei consumi&#8221;, con tutti i guasti, anche morali, che sono intrinseci ad essa. La diffusione della droga, per esempio, tra i giovani è uno dei segni più gravi di tutto ciò e nessuno se ne dà realmente carico. Ma dicevamo dell&#8217;austerità. Fummo i soli a sottolineare la necessità di combattere gli sprechi, accrescere il risparmio, contenere i consumi privati superflui, rallentare la dinamica perversa della spesa pubblica, formare nuove risorse e nuove fonti di lavoro. Dicemmo che anche i lavoratori avrebbero dovuto contribuire per la loro parte a questo sforzo di raddrizzamento dell&#8217;economia, ma che l&#8217;insieme dei sacrifici doveva essere fatto applicando un principio di rigorosa equità e che avrebbe dovuto avere come obiettivo quello di dare l&#8217;avvio ad un diverso tipo di sviluppo e a diversi modi di vita (più parsimoniosi, ma anche più umani). Questo fu il nostro modo di porre il problema dell&#8217;austerità e della contemporanea lotta all&#8217;inflazione e alla recessione, cioè alla disoccupazione. Precisammo e sviluppammo queste posizioni al nostro XV Congresso del marzo 1979: non fummo ascoltati.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E il costo del lavoro? Le sembra un tema da dimenticare?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il costo del lavoro va anch&#8217;esso affrontato e, nel complesso, contenuto, operando soprattutto sul fronte dell&#8217;aumento della produttività. Voglio dirle però con tutta franchezza che quando si chiedono sacrifici al paese e si comincia con il chiederli -come al solito- ai lavoratori, mentre si ha alle spalle una questione come la P2, è assai difficile ricevere ascolto ed essere credibili. Quando si chiedono sacrifici alla gente che lavora ci vuole un grande consenso, una grande credibilità politica e la capacità di colpire esosi e intollerabili privilegi. Se questi elementi non ci sono, l&#8217;operazione non può riuscire.<br />
<strong>«La Repubblica», 28 luglio 1981</strong></p>
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		<title>Chi ha il metro per misurare la fede?</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Oct 2010 09:06:22 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.videoandria.com/wordpress/wp-content/uploads/2009/12/chiesa-angelo.jpg#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed"><img class="alignleft size-full wp-image-8739" style="margin: 9px;" title="chiesa-angelo" src="http://www.videoandria.com/wordpress/wp-content/uploads/2009/12/chiesa-angelo.jpg" alt="" width="240" height="370" /></a>Tanto si dibatte, negli ultimi giorni, circa il reale “spessore”della fede e quanto questa possa essere influenzata dalle ideologie.</p>
<p style="text-align: justify;">Certamente non può essere commisurata, tantomeno la si può considerare un’esclusiva.</p>
<p style="text-align: justify;">Le strumentalizzazioni, però, non mancano; così ci si ritrova spesso, consultando i quotidiani locali, cartacei e non, ad assistere allo scatenarsi di polemiche di ogni sorta, lontane anni luce dalla tanto decantata “sobrietà”, nate, per giunta, dalla differenza di peso che si attribuisce alle parole e dalla voglia di negare a tutti i costi l’evidenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Emblematico appare il caso delle scorse settimane, durante le quali, alcuni lettori andriesi di “Famiglia Cristiana”, settimanale di tiratura nazionale, si sono sentiti in dovere di difendere pubblicamente quel giornale dalla “pesante calunnia” che gli era stata procurata.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci si è chiesti, allora, in cosa potesse essere mai consistita tale maldicenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Semplice: sono state mosse critiche mirate al suddetto periodico per aver affermato che alcuni cattolici interessati alla politica avrebbero dovuto pentirsi della scelta elettorale compiuta.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è un po’ eccessivo tanto risentimento?!</p>
<p style="text-align: justify;">Non risulta forse una scelta troppo di parte quella di pubblicare nell’editoriale di un giornale, che dovrebbe principalmente occuparsi della fede religiosa, piuttosto che di quella politica, affermazioni così pesanti e mirate a colpire chi di dovere!?</p>
<p style="text-align: justify;">D’altronde la poca chiarezza e l’ipocrisia non hanno mai portato a nulla di buono.</p>
<p style="text-align: justify;">Si può negare invece che sia un tantino contraddittorio parlare di “assuefazione delle coscienze” ed “inebetimento delle menti”, causati da una pseudo “polverizzazione  di parole”, se si ha poi la possibilità di dibattere liberamente su argomenti di interesse comune o, ancor peggio, di carattere strettamente privato, se ci si permette il lusso di omettere considerazioni chiare e dettagliate nel riportare il pensiero altrui?</p>
<p style="text-align: justify;">Ovviamente è  lecito esprimere opinioni, qualsiasi esse siano, purché non si faccia del male ad alcuno, e qualunque sia la carica che si è chiamati a ricoprire. Del resto, nel mondo non ci sono mai state opinioni uguali, anzi, la diversità è la qualità più universale, come sosteneva il filosofo francese Michel de Montaigne.</p>
<p style="text-align: justify;">Riteniamo però che nessuno possa ergersi a promotore della fede in assoluto, se non nella misura in cui questa vada ad aprirsi ad un confronto costruttivo, col rispetto, seppur accompagnato dalla non condivisione, delle idee altrui, e con la propria onestà intellettuale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> L’ Osservatorio – Ass. Politico Culturale</strong></p>
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		<title>Sud, Pastore (SEL): Senza infrastrutture e possibilità di spesa nessuno sviluppo</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Sep 2010 10:31:47 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.videoandria.com/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/binari-ferrovia.jpg#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed"><img class="alignleft size-full wp-image-14310" style="margin: 9px;" title="binari ferrovia" src="http://www.videoandria.com/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/binari-ferrovia.jpg" alt="" width="339" height="140" /></a>L’Europa guarda al sud dell’Italia, e alla Puglia in particolare, come terra e snodo strategico nelle comunicazioni continentali e nel Mediterraneo, con il progetto di tre dei nove porti italiani a Bari, Brindisi e Taranto, mentre i cittadini del sud e pugliesi hanno problemi nella mobilità quotidiana, che siano pendolari o viaggiatori una tantum, perché Trenitalia taglia corse, elimina treni, fermate per motivi che bene non si comprendono, visto che al sud ci si muove.</p>
<p style="text-align: justify;">Poi si parla di sviluppo senza garantirne i presupposti: le infrastrutture. Allora da 10 – 15 sappiamo tutto del Corridoio VIII per i Balcani ma non si pensa, sballottando le responsabilità di competenza in competenza e di ente in ente, alla condizione delle arterie stradali principali e fondamentali, ai treni che mancano, ai disabili che se non con risorse private, sono impossibilitati a raggiungere scuole e, qualora ne abbiano uno, il posto di lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo, tutto questo, non è civile. E poi il governo osa pure bacchettare la Puglia e il sud perché non spendiamo quanto a nostra disposizione, dimenticandosi dei vincoli che ci impone, del blocco della spesa e del patto di stabilità.</p>
<p style="text-align: justify;">Se il nodo non sarà sciolto il prossimo anno la situazione sarà di gran lunga peggiore e il paradosso è che potremo contare più su accordi transnazionali che su altro che passi attraverso il Paese e il Governo del Paese. E tutto questo riguarda ogni angolo di Puglia, ogni comune, ogni cittadino, riguarda l’esistenza quotidiana e la qualità della vita nella nostra terra.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Franco Pastore</strong></p>
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		<title>PD Andria: &#8220;docenti ed operatori scolastici non fanno sonni tranquilli&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 10:18:46 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.videoandria.com/wordpress/wp-content/uploads/2010/07/banchi-di-scuola.jpg#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed"><img class="alignleft size-full wp-image-14549" style="margin: 9px;" title="banchi-di-scuola" src="http://www.videoandria.com/wordpress/wp-content/uploads/2010/07/banchi-di-scuola.jpg" alt="" width="240" height="103" /></a>All’avvio del nuovo anno scolastico ci ritroviamo nuovamente a “scontrarci” col violentissimo attacco alla scuola pubblica italiana, all’Università, alla ricerca e allo stato sociale messo in campo dalla Gelmini per conto del governo Berlusconi.</p>
<p style="text-align: justify;">Come militante di un partito politico che ha posto sempre in primo piano la difesa dei lavoratori e della scuola pubblica, ma soprattutto come insegnante che ha avuto la “fortuna” di entrare nei ruoli pochissimi anni fa, mi sembra doveroso intervenire, non solo per esprimere piena e incondizionata solidarietà a tutti quei lavoratori precari che stanno vivendo momenti drammatici, ma anche per invitare tutti alla mobilitazione per la difesa della scuola pubblica e del lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;">Complessivamente, per questo nuovo anno scolastico, in Italia ci saranno altri 25.600 docenti in meno, con una riduzione percentuale media pari al 4 % ai quali vanno aggiunti altri 15.000 posti di personale ATA! Con estremo rammarico, inoltre, bisogna evidenziare che, per il secondo anno consecutivo, si taglia al Sud più che al Nord con una media di tagli che al Sud sale dal 4% al 5%. In Puglia, in aggiunta alle 4.000 dello scorso anno, si taglieranno altre 2.535 cattedre. Inoltre, nella scuola primaria della provincia Bari/Bat, si è registrato un consistente incremento di iscrizioni al tempo pieno, addirittura con ulteriori 700 richieste in più nelle prime classi rispetto al boom dello scorso anno. Ma, altro che tempo pieno! Altro che libera scelta delle famiglie sul tempo scuola! Poiché l’aumento di tempo pieno comporterebbe un aumento di organico, nelle primarie di Bari/Bat, di 127 unità, le richieste, nella stragrande maggioranza dei casi, non verranno soddisfatte perché, per la primaria, devono continuare i tagli già avviati lo scorso anno, che saranno pari, per quest’anno scolastico, a 950 cattedre a livello regionale di cui ben 288 nella scuola primaria della sola provincia Bari/Bat. Si tratta di una vera e propria mattanza!</p>
<p style="text-align: justify;">Con la riforma Gelmini, il disegno tutto politico di classe si fa sempre più palese,  puntando al vero obiettivo di fondo: la riduzione dei docenti della scuola pubblica statale e la svendita dell’istruzione al mercato (scuole private in testa), con cospicui risparmi utili a sostenere le politiche demagogiche e securitarie del governo Berlusconi.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è tagliando sul personale che si migliora la qualità  della nostra scuola!</p>
<p style="text-align: justify;">Dobbiamo dunque respingere, con tutte le forze, l&#8217;obiettivo della destra di governo di distruggere le istituzioni del welfare che garantiscono  l&#8217;esercizio dei diritti di cittadinanza,  che sta’ passando anche attraverso i processi di privatizzazione dei beni comuni e dei servizi  primari.<br />
E’ urgente chiamare alla mobilitazione ripartendo dai territori, dalle scuole, dalle famiglie, che saranno penalizzate dalla riduzione del numero di cattedre e di ore di lezione.</p>
<p style="text-align: justify;">Bisogna riaffermare il diritto a un’istruzione pubblica e di qualità per tutti, contro la politica di classe, contro la distruzione della scuola pubblica e del welfare, contro la regressione civile che il governo del Pdl e della Lega Nord vorrebbero imporre al nostro Paese.</p>
<p style="text-align: justify;">Sulla scia del governo nazionale, anche a livello cittadino, purtroppo, si deve registrare la “poca attenzione” che l’amministrazione Giorgino sta’ mostrando rispetto alla scuola pubblica. Entro nel merito di quanto affermato denunciando una situazione “incresciosa”, per usare un eufemismo, che sta’ subendo la scuola nella quale opero e cioè il II C.D. “Don Bosco Santo” di Andria.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho sempre sostenuto che il ruolo di un politico sia soprattutto quello di farsi portavoce delle problematiche e delle esigenze che si ritrova a vivere tra le persone e nei luoghi che frequenta quotidianamente, per cui in passato, insieme alla Direzione Didattica e alla Segreteria del II C.D., mi sono spesa per segnalare e cercare di risolvere, con la passata amministrazione, alcune situazione di messa a norma e in sicurezza  degli edifici del II C.D.  Ritenendo, inoltre, che l’attivazione della scuola a tempo pieno fosse una risposta concreta in termini di opportunità educativo-didattiche da offrire a minori e famiglie oltre che in termini di incremento di posti di lavoro, con la passata amministrazione, si erano attivati una serie di interventi per strutturare e attrezzare alcuni ambienti della scuola in modo da poter avviare, quest’anno scolastico, il tempo pieno (cosa che ritengo l’amministrazione dovrebbe garantire in tutti gli edifici scolastici di sua competenza).</p>
<p style="text-align: justify;">Ebbene, ritornando a scuola dopo la pausa scolastica, mi sono ritrovata di fronte una triste sorpresa. Non solo tutte le opere previste dalla scorsa amministrazione per  attrezzare la scuola per il tempo pieno non sono state avviate, ma anche i lavori già iniziati (es. pitturazione della aule ormai fatiscenti) non sono stati completati pare per altre “urgenze”. Ora, siccome nessuno di noi è a conoscenza di calamità improvvise avvenute nella nostra città, sarebbe quantomeno opportuno che l’amministrazione Giorgino chiarisca quali priorità hanno avuto la precedenza rispetto alla sistemazione di una scuola a pochi giorni dall’apertura del nuovo anno scolastico.</p>
<p style="text-align: justify;">E ancora, quale impegno questa amministrazione intende prendere rispetto alla sempre maggiore richiesta di tempo pieno avanzata da numerose famiglie? Infine, la scorsa amministrazione aveva appostato in bilancio ingenti somme per la sistemazione e la messa in sicurezza delle scuole di competenza comunale. Come si intende procedere?</p>
<p style="text-align: justify;">Come rappresentante di un partito di opposizione, volendo svolgere anche il ruolo “propositivo” che abbiamo sempre dichiarato di voler ricoprire e che spesso ci viene da più parti “richiesto”, siamo a disposizione per un confronto “propositivo” su alcuni interventi che l’amministrazione Giorgino potrebbe mettere in campo non solo per ampliare la possibilità di offerta formativa da parte delle scuole della nostra città, ma anche per offrire nuove prospettive di lavoro a tutti quei docenti ed operatori scolastici che, in questi giorni, non stanno certo facendo sonni tranquilli.</p>
<p style="text-align: justify;">Per la Segreteria cittadina</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dott.ssa Maria Carbone </strong></p>
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		<title>Villa Comunale: un gruppo Facebook scrive al Sindaco Giorgino</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Jun 2010 11:10:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Gentile Sindaco, Siamo un gruppo di circa 600 persone (ritrovatisi su facebook nel gruppo “Sì alla recinzione della Villa Comunale”) che Le scrive in merito alla recinzione della Villa Comunale. Apprendiamo con molto piacere che vuole ascoltare la voce di noi cittadini e per questo la ringraziamo. Proprio in virtù di questa sua apertura all’ascolto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.videoandria.com/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/lavori-villa-comunale-di-andria.jpg#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed"><img class="alignleft size-full wp-image-13973" style="margin: 9px;" title="lavori-villa-comunale-di-andria" src="http://www.videoandria.com/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/lavori-villa-comunale-di-andria.jpg" alt="" width="240" height="120" /></a>Gentile Sindaco,</p>
<p style="text-align: justify;">Siamo un gruppo di circa 600 persone (ritrovatisi su facebook nel gruppo “Sì alla recinzione della Villa Comunale”) che Le scrive in merito alla recinzione della Villa Comunale. Apprendiamo con molto piacere che vuole ascoltare la voce di noi cittadini e per questo la ringraziamo. Proprio in virtù di questa sua apertura all’ascolto di noi cittadini vogliamo dirle quello che pensiamo sulla recinzione della Villa.</p>
<p style="text-align: justify;">Come avrà  potuto capire dal nome del gruppo noi siamo favorevoli alla recinzione della Villa Comunale e riteniamo che questa battaglia, che riguarda tutti i cittadini andriesi, vada condivisa a prescindere dal colore politico di appartenenza di ciascuno (infatti al suddetto gruppo sono iscritte persone di destra,di sinistra e di nessun colore politico).</p>
<p style="text-align: justify;">Perché  siamo favorevoli alla recinzione? Noi pensiamo che la recinzione serva:</p>
<p style="text-align: justify;">- come deterrente per le attività illecite che in passato si perpetravano all&#8217;interno della Villa;<br />
- a garantire la sicurezza degli utenti;<br />
- a salvaguardare il polmone verde più grande della Città, cosa che non potrebbe essere garantita da una vigilanza h24 come annunciato da lei e dalla sua Giunta (soluzione dimostratasi inefficace al Monumento dei Caduti).</p>
<p style="text-align: justify;">Lei vuole ascoltare la nostra voce, bene. Noi Le abbiamo detto la nostra.</p>
<p style="text-align: justify;">Adesso tocca a Lei rispettare la nostra volontà e onorare quanto da Lei annunciato.</p>
<p style="text-align: justify;">Cordiali saluti,<br />
<strong> I membri del gruppo “ Si alla recinzione della Villa Comunale”</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">( Questo è il link del gruppo: <a href="http://www.facebook.com/group.php?gid=126062790750055&amp;v=wall&amp;ref=ts" target="_blank">http://www.facebook.com/group.php?gid=126062790750055&amp;v=wall&amp;ref=ts</a>)</p>
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		<title>Andria, zone franche: critiche dall&#8217;IDV</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Jan 2010 14:56:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.videoandria.com/wordpress/wp-content/uploads/2009/11/italia-dei-valori-.jpg#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed"><img class="size-full wp-image-7796 alignleft" style="margin: 9px;" title="italia dei valori" src="http://www.videoandria.com/wordpress/wp-content/uploads/2009/11/italia-dei-valori-.jpg" alt="" width="180" height="180" /></a>Ad Andria avrebbero interessato le zone cittadine comprese tra Centro Storico Santa Maria Vetere e San Valentino. Le Zone Franche Urbane furono presentate in pompa magna lo scorso ottobre da ministri e onorevoli del centrodestra con discorsi pomposi, ma ora dopo lo svuotamento operato con il decreto mille proroghe risulta essere solo una buffonata. Originariamente le ZFU erano state progettate per consentire alle imprese che accettavano di insediarsi nei quartieri più svantaggiati di 22 comuni d’Italia, quasi tutti del centro sud, di usufruire di sgravi fiscali notevoli grazie ai fondi Europei. Il che poteva rappresentare una modalità di sviluppo delle zone interessate dal momento che le ZFU prevedevano la totale esenzione IRAP &#8211; IRPEF ed ICI per 5 anni e la totale esenzione dei contributi previdenziali sui dipendenti assunti per 5 anni. Inoltre, nei nove anni successivi, le suddette tasse dovevano rimanere comunque ridotte. Mancava solo il decreto attuativo per renderle operative dal 1° Gennaio 2010, con la destinazione dei fondi già ripartiti. Nel decreto mille proroghe approvato il 30 Dicembre 2009, però, è stato inserito un provvedimento che rischia di annullare tutto. Lo stesso è stato giustificato come un modo per far avere subito i soldi ai comuni; in realtà si tratta di un inganno dietro cui si nasconde la cancellazione totale degli sgravi IRPEF e IRAP per le imprese. Tutto ciò richiederà un nuovo iter che potrebbe anche non ottenere l’ok da parte della UE. Quindi le zone franche si trasformano in zone con alcuni incentivi, ma non certo franche. Dell’esenzione ICI possono usufruire solo i fortunati che sono proprietari del locale in cui svolgono l’attività; dell’esenzione sui contributi le aziende che hanno abbastanza lavoro da poter assumere qualcuno. In questo quadro, i piccoli come al solito rimangono totalmente privi di defiscalizzazione IRPEF e IRAP. Dopo il blocco dei fondi FAS assistiamo impotenti a questo ennesimo schiaffo al sud e ad Andria da parte del Governo, che oltre a disattendere i suoi impegni con i cittadini, disattende anche quelli assunti con l’UE. Saremo l’ unico paese d’Europa che dovrà rinunciare alle zone franche urbane, per una scelta scellerata di questo Governo. Si governa con le promesse, infatti un’ altra norma contenuta nel mille proroghe rinvia l’istituzione degli uffici periferici dello Stato nelle nuove province e, quindi anche nella BAT, al 31 dicembre 2011 e cioè tra due anni, campa cavallo. In ultimo la vicenda della sede provinciale INPS: un’altra bufala venduta con i crismi della serietà! A breve un nostro documento sull’argomento per ripristinare la verità dei fatti.</p>
<p style="text-align: justify;">La Coordinatrice IDV <strong>Cristina Capogna</strong></p>
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		<title>Stefàno ospite della redazione de L’Informatore Agrario</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Dec 2009 13:05:44 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.videoandria.com/wordpress/wp-content/uploads/2009/12/stefanò.jpg#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed"><img class="size-full wp-image-8715 alignleft" style="margin: 9px;" title="stefanò" src="http://www.videoandria.com/wordpress/wp-content/uploads/2009/12/stefanò.jpg" alt="" width="180" height="91" /></a>“Siamo esposti al rischio di vedere deflagrare una vera bomba sociale ed è per questo che non ci risparmieremo nel chiedere al governo di fare di più”. Così il coordinatore degli assessori all’agricoltura delle Regioni italiane, Dario Stefàno, si è espresso durante la sua visita a L’Informatore Agrario, parlando della crisi che coinvolge il settore agricolo nazionale. Stefàno si è recato appositamente a Verona, rispondendo all’invito del neo direttore Antonio Boschetti, anche con la volontà di sensibilizzare personalmente il più importante organo di stampa specializzata nazionale sulle difficili condizioni dell’agricoltura.</p>
<p style="text-align: justify;">“Siamo tutti d’accordo nell’affermare che molte delle nostre aziende agricole in un futuro non troppo lontano – ha dichiarato Stefàno – saranno costrette ad attraversare il guado,  a lasciare l’agricoltura professionale”. “In questi termini – ha precisato il direttore del settimanale Boschetti &#8211;  si sono espressi numerosi autorevoli esponenti del mondo agricolo, come lo stesso ministro delle Politiche agricole Luca Zaia,  in occasione di una sua precedente visita nella nostra redazione”. “Il problema – ha continuato Stefàno – è decidere se vogliamo gestire questo processo o se vogliamo lasciare il settore agricolo in balia del mercato e degli eventi. In questo caso ci troveremmo ad affrontare una vera e propria emergenza sociale. Soprattutto al Sud dove, a fronte di un peso ancora rilevante dell’agricoltura in termini occupazionali, si ha da un lato una estrema frammentazione delle aziende, che risultano pertanto più esposte al rischio di cessazione dell’attività, e dall’altro un mercato del lavoro più rigido con scarse possibilità di riassorbimento della manodopera fuoriuscita dal settore primario”. “Ma il problema non è solo del Sud – ha aggiunto il direttore Boschetti – perché anche gli imprenditori del Centro-Nord hanno bisogno di essere accompagnati e di capire che l’agricoltura sta cambiando, anzi è davanti ad una svolta epocale che li vede loro malgrado protagonisti. L’apertura delle frontiere e la riduzione del bilancio comunitario destinato all’agricoltura ridurrà ineluttabilmente il livello di protezione e costringerà gli operatori del settore a reinventarsi imprenditori. Ciascuno, in base al territorio dove si trova ad operare e alle dimensioni aziendali, dovrà individuare la ricetta giusta (accordi di filiera, attività connesse, specializzazione, ecc.) per creare nuova marginalità nell’ambito della propria attività imprenditoriale”.</p>
<p style="text-align: justify;">L’assessore Stefàno ha ricordato, poi,  l’Ordine del Giorno votato all’unanimità dalla Conferenza Stato Regioni nella sua ultima riunione del 17 dicembre, con cui si richiama il ministro Zaia e il Governo alle proprie responsabilità, ad ulteriore conferma che la situazione di crisi coinvolge l’intera agricoltura della Penisola. “Nella Finanziaria – ha aggiunto Stefàno – non c’è traccia di provvedimenti anticrisi. Nonostante le dichiarazioni del Ministro le risorse messe a disposizione dell’agricoltura non sono aggiuntive né reali. Sono per lo più fondi che erano già nella disponibilità del settore primario e che le Regioni, d’intesa con il Governo, avevano deciso di destinare ad interventi nelle singole filiere”. “Basti pensare al Fondo di solidarietà nazionale – ha proseguito Stefàno &#8211; . Gli 800 milioni di euro previsti in tre anni provengono in gran parte dalle disponibilità destinate all’agricoltura dalle Regioni. Le risorse fresche stanziate da Zaia sono solo 52 per il 2010, 17 per il 2011 ed altri 17 per  il 2012. Ma le Regioni non intendono farsi strappare dalle mani queste risorse: a gennaio ribadiremo la nostra posizione al Ministro e questo metterà a nudo la mancata copertura delle misure licenziate con la Finanziaria”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Rosaria Bianco</strong></p>
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