13 Dicembre 1250: muore in Puglia l’imperatore Federico II. La leggenda della profezia “della città dei fiori” che non tutti conoscono

Il 13 Dicembre 1250 è stata una data epocale per il Medioevo. Quel giorno morì infatti l’imperatore Federico II:

prima di essere portato a Palermo, infatti, Federico II di Svevia, Sacro Romano Imperatore, re di Sicilia, re di Tessalonica, principe di Capua, Duca di Puglia e Calabria, conte di Matera spirò nella città di Fiorentino (nel medioevo Florentinum, oggi borgo rientrante nel comune di Torremaggiore, in Provincia di Foggia) conosciuta anche come Castel Fiorentino (da non confondere con Castelfiorentino in provincia di Firenze!). In questo territorio immerso nella natura lo stupor mundi (“meraviglia o stupore del mondo”) o puer Apuliae (“fanciullo di Puglia”), usufruiva anche di un “Palatium”.

Fiorentino, borgo bizantino di frontiera, fu rifondato a opera del catapano Basilio Boioannes intorno al 1018. In seguito, esso cadde sotto il dominio normanno, poi svevo, quindi angioino. Il borgo è passato alla storia perché proprio per aver accolto l’imperatore Federico II, deceduto forse per dissenteria o comunque per una grave patologia addominale (forse peggiorata per mancanza di cure adeguate) nella sua domus nel dicembre 1250. Nel 1255 il borgo fu poi attaccato dalle soldataglie di papa Alessandro IV, storico nemico degli Svevi. Secondo una versione ancora oggi dibattuta della Storia – definita perlopiù una leggenda – alla corte dell’Imperatore del Sacro Romano Impero era attivo anche un alchimista e astrologo di nome Michele Scoto (1175-1236) che avrebbe messo l’imperatore in guardia circa la sua sorte:

A menzionare tale presunto episodio fu il vescovo e cronista Saba Malaspina, che, nel suo Rerum Sicularum historia (fine XIII secolo), riportò una leggendaria profezia attribuita allo Scoto, cui egli avrebbe riferito all’imperatore. Secondo tale predizione, l’astrologo avrebbe riferito all’allora sovrano che ello sarebbe morto sub flore apud portam ferream, cioè sotto un fiore, davanti ad una porta di ferro”. Per questo, Federico II avrebbe da allora sempre preferito mantenere le distante da Firenze e da qualsiasi altro paese il cui nome fosse collegato col temine fiore. Paradossalmente, l’ideatore di Castel del Monte sarebbe morto in un’altra “città dei fiori” ma … in Puglia! Che la profezia dell’astrologo avesse un fondo di verità o che sia frutto totale di un racconto postumo sulla controversa figura di Federico II non ci è dato sapere. La storia incuriosice anche in considerazione del fatto che lo stesso Scoto, seppur menzionato da un importante religioso, pare fosse malvisto dalla Chiesa. Ciò che è certo è che di Federico II restano oggi numerosi manufatti, molti di essi castelli distribuiti nelle varie province pugliesi (e non solo). Stando al racconto del cronista inglese Matthew Paris († 1259) – non confermato però da altre fonti – l’imperatore, sentendosi in punto di morte, avrebbe chiesto di indossare l’abito cistercense e dettare così le sue ultime volontà nelle poche ore di lucidità. Il testamento, dettato alla presenza dei massimi rappresentanti dell’Impero, reca la data del 7 dicembre 1250, secondo alcune fonti Tuttavia, da recenti ultimi studi, sarebbero almeno due i testamenti:

La sua fine fu rapida e sorprese i contemporanei, tanto che alcuni cronisti anti-imperiali diedero adito alla voce, storicamente infondata, secondo cui l’imperatore fosse stato ucciso da Manfredi, il figlio illegittimo che in effetti gli successe in Sicilia. Una nota miniatura raffigura persino il principe mentre intento a sofforare col cuscino il padre morente. La salma di Federico fu quindi imbalsamata; i funerali si svolsero a Foggia e, per sua espressa volontà, il cuore venne deposto in un’urna collocata nella cattedrale della città pugliese. La sua salma, omaggiata dalla presenza di moltitudini di sudditi, venne esposta per qualche giorno; fu poi trasportata a Palermo, per essere tumulato nella cattedrale, entro il sepolcro di porfido rosso antico, come voleva la tradizione normanno-sveva, accanto alla madre Costanza, al padre Enrico VI e al nonno Ruggero II. La tomba era stata già ispezionata nel tardo XVIII secolo: nel Settecento le spoglie mortali dell’imperatore svevo risultavano ancora mummificate e in buone condizioni di conservazione. All’epoca, gli autori dell’ispezione dichiararono che l’imperatore era stato inumato con il globo dorato, la spada, calzari di seta, una dalmatica ricamata con iscrizioni cufiche e una corona a cuffia:

Tuttavia, un successivo scoperchiamento del sarcofago – avvenuto nel 1998 – rivelò uno spettacolo alquanto raccapricciante dei resti di Federico II, visibilmente scomposti documentati in una fotografia oggi diffusa sul web:

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