A proposito della Chiesa “peccatrice santa” – di Giuseppe Brescia

Non so se questa nota conquisterà l’attenzione di una persona dotata di larga umanità e dottrina qual è quella del Cardinal Martini. Ma le citazioni della parabola della zizzania (Mt. 13, 24-30 e 36-43 ) e del cristianesimo come lectio difficilior nel raffronto con altre religioni, mi han fatto rammemorare la definizione della Chiesa come “peccatrice santa”, o “casta meretrix”, tanto spesso centrale nel dibattito etico-religioso ( Cfr. Hans Kung, La Chiesa, Brescia 1969, p.379; H. Von Balthasar, Sponsa Verbi, Brescia 1985 ) e risalente al Commento al Vangelo di Luca proposto da Sant’Ambrogio.

Così, a mio avviso, integrando la fondamentale interpretazione tipologica di Ambrogio con la interpretazione modernamente relazionale o temporale del celebre passo, meglio si può accertare il passaggio all’ ossimoro casta meretrix. La fonte primaria è nella genealogia di Luca, comparata a quella di Matteo 1,3: “Giuda generò Fares e Zara da Tamar”. Per spiegare la menzione dei due figli di Giuda, Ambrogio riporta la Genesi, là dove sta scritto che Tamar “aveva nel grembo due gemelli. Durante il parto, uno di essi mise fuori una mano e la levatrice prese un filo scarlatto e lo legò attorno a quella mano dicendo ‘Questo è uscito per primo’. Ma, quando questi ritirò la mano, ecco che uscì suo fratello. Allora ella disse: ‘Come ti sei aperto una breccia ?’, e lo chiamò Perez. Poi uscì suo fratello, che aveva il filo scarlatto alla mano, e lo chiamò Zara” ( Gen. 38, 27-30 ).

Ora, Zara ( ebraico Zerah ) vuol dire ‘bagliore’ d’aurora; e Fares ( ebraio Peres ) significa ‘Breccia’. Suggestivamente Ambrogio s’interroga sui molti “enigmi” del passo, che fanno intravedere il “mistero”. “Ma poiché l’uno fece sporgere prima la mano dall’utero, l’altro fu primo ad essere partorito ? Non forse perché nel mistero dei due gemelli si descrive la vita dei due popoli, l’una secondo la Legge, l’altra secondo la Fede ?” ( Commento 3, 17-23 ).
E’ approfondendo questo punto del “mistero”, che Ambrogio perviene alla prerogativa della fede insegnata dal Vangelo “per mezzo della croce e del sangue di Cristo”, e a “quella Rahab, che nel tipo era una meretrice, ma nel mistero è la Chiesa”. Onde “la Chiesa non rifiuta l’unione con numerosi fuggiaschi, tanto più casta quanto più strettamente è congiunta al maggior numero di essi: essa che è vergine immacolata, senza ruga, incontaminata nel pudore, amante pubblica, meretrice casta, vedova sterile, vergine feconda: meretrice casta, perché molti amanti la frequentano per l’attrattiva dell’affetto ma senza la sconcezza del peccato”.

Questa la lettura allegorico-spirituale. Ma la temporalità, come successione-simultaneità-permanenza, entra prepotenetemente in gioco nella interpretazione del passo: chè, infatti, non si fa in tempo a segnare il braccio del primo figlio che spunta dall’utero, individuandolo con un laccetto rosso, che il gemello che sarebbe dovuto venire dopo alla luce si fa breccia, capovolgendo l’ordine della previsione. Ecco, allora, che il laccio è la promessa, la fides concessa e poi smentita; ma la breccia irrompe, sgomitando, e sopravanzando e scacciando la prima promessa ( Zera e Peres ). Forse. La natura del “meretricio” ( donde la metafora della Chiesa “casta meretrix” ) non allude tanto alla accoglienza di numerosi fuggiaschi, quasi come a “pubblica amante”; bensì alla dinamica intrinseca di questo imprevedibile, sconvolgente e travolgente ‘sopravanzare’, che non tiene conto della fides pattuita.

E non sembri irriguardoso citare – giusto a render l’idea – i film di Woody Allen, dove una improvvisa avventura o conoscenza di amanti occasionali viene all’improvviso superata, quindi smentita e disdetta, da altra frequentazione sorta a scavalco della prima ( a casa o per strada etc. )Viene anche in mente l’aspetto “tremendo”, sconvolgente e insolente della vitalità nel pensiero dell’ultimo Croce, forza terribile che divora gli individui: onde si potrebbe porre la definizione della stessa “vitalità” come “peccatrice santa” ( Del vitale ).

Comunque, il problema interpretativo resta aperto. In sede ermeneutica, scrisse Giacomo Biffi, Arcivescovo di Bologna, il saggio del 1996 “Casta meretrix”; ma a commento della enciclica Tertio millennio adveniente di Papa Giovanni Paolo II (10 novembre 1994 ), enciclica nella quale il Santo Padre chiedeva per l’appunto perdono per la Chiesa e i suoi storici “peccati”.

Ed è questa la lectio difficilor, costituita dalla pietas cristiana; non certo la facilior dello scandalismo pubblicistico e desultorio né dello schematismo ideologico sommariamente semplificativo ( es. il paragone del respingimento dei clandestini con la Shoah ).Oltre la filologia, c’è l’etica e la parabola di Gesù e l’adultera ( “Chi è senza peccato scagli la prima pietra” ).

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