Ad Andria gli abitanti di una comunità italiana che ha abolito la proprietà privata e che vive come una grande famiglia nel nome del Vangelo per vivere di fratellanza “come le prime comunità cristiane” – video

Come avevamo già riportato nei giorni scorsi, il 2 ed il 3 agosto ad Andria si svolgerà l’evento Le “Serate di Nomadelfia”: un messaggio di fraternità, di gioia e di speranza. I figli di Nomadelfia, un centinaio di giovani dai 6 anni in poi, ad Andria il 2 e 3 agosto per presentare le danze che da più di 60 anni la popolazione propone nelle piazze di Italia e non solo. Si tratta di un modo originale e coinvolgente con cui la piccola realtà di Nomadelfia si fa conoscere al mondo, portando un messaggio di gioia, di speranza e di fraternità. Un’ora e mezzo di danze popolari di vari paesi, lanci di immagini e gag dei giovani, che portano gli spettatori alla scoperta di una sorta di “mondo al contrario” ma concretissimo, perché fondato sulla fraternità. Sono i babbi e le mamme di Nomadelfia, aiutati dai figli più grandi, che al mattino allestiscono gli impianti ed alla sera distribuiscono le pubblicazioni, curano le riprese cinematografiche, le pubbliche relazioni, smontano le attrezzature e puliscono la piazza. Divisi in piccole squadre rendono visibile la forza della collaborazione tra le generazioni. Quest’anno le Serate di Nomadelfia allieteranno l’estate pugliese, come risposta all’incoraggiamento di Papa Francesco nella visita del 10 maggio scorso a Nomadelfia: “Di fronte a un mondo che talvolta è ostile agli ideali predicati da Cristo, non esitate a rispondere con la testimonianza gioiosa e serena della vostra vita, ispirata al Vangelo”. La tournée toccherà 10 località pugliesi, tra le quali appunto Andria. L’ingresso è libero. Le Serate sono nate nel 1966 su iniziativa del fondatore, don Zeno, il quale sottolineava l’originalità dello spettacolo con queste parole: “Che cosa portiamo? La nostra vita. Sono uomini a presentarsi e non belle idee. Nomadelfia è un popolo fraterno anche se piccolo e può darsi che la sua testimonianza riesca a muovere molti, perché oggi più che mai occorre un movimento di popolo che realizzi la fraternità per trasformare il mondo”. Nomadelfia (dal greco “legge di fraternità) è una popolazione composta da circa 300 persone, con sedi in Toscana e a Roma; 60 famiglie che tentano di mettere in pratica il Vangelo sullo stile delle prime comunità cristiane, che “avevano un cuor solo, un’anima sola. Nessuno considerava sua proprietà quello che aveva, infatti tra loro tutto era comune”.

È senza dubbio una scelta di vita cristiana, ma portatrice di valori universalmente condivisibili, quali la fraternità umana, la solidarietà, la giustizia sociale, la pace, la responsabilità personale e comunitaria. E le Serate di Nomadelfia sono un modo per dire a tutti, credenti di qualsiasi religione e non credenti, che è possibile cambiare il volto dell’umanità, iniziando con il cambiare se stessi e facendosi fratelli. Una testimonianza semplice, che comunica allo spettatore la consapevolezza che ciascuno di noi è chiamato a fare la sua parte, per lasciare alle nuove generazioni un mondo. Video:

Nomadelfia (neologismo modellato dai due termini greci nomos e adelphia, e significa dove la fraternità è legge) si definisce come “una proposta”, un modello di vita alternativo rispetto a quello proposto abitualmente dalle società occidentali. I suoi componenti, tutti cattolici praticanti (ad oggi circa 350), adottano uno stile di vita ispirato a quanto riportato negli Atti degli Apostoli, e per certi versi simile all’esperienza dei kibbutz o dei falansteri. Principali caratteristiche della comunità sono:

  • Non esiste proprietà privata.
  • Le famiglie sono disponibili ad accogliere ragazzi in affido.
  • Si lavora solo all’interno della comunità, e nessuno è retribuito; molti lavori sgradevoli vengono svolti a turno da tutti i componenti.
  • I nuclei familiari vengono raggruppati in unità più grandi (3-5 famiglie), che condividono assieme vari momenti della giornata (come i pasti).
  • La scuola per i ragazzi è anch’essa gestita dalla comunità. I ragazzi si presentano poi agli esami come privatisti.
  • Le responsabilità educative sono assunte “in toto” da tutti gli adulti, in una specie di “famiglia allargata”.

Per lo Stato Italiano la comunità è un’associazione, mentre dal punto di vista del diritto canonico è una parrocchia comunitaria: al contrario di quanto accade per gli ordini religiosi, quindi, chi lo desidera può lasciare la comunità in ogni momento senza formalità particolari. Il fondatore, don Zeno Saltini, definiva Nomadelfia come una “nuova civiltà“, la civiltà dei “liberi figli di Dio, che sarebbero poi i santi”. Video di La7:

Il principio ontologico su cui si fonda questa fraternità è che tutti gli esseri umani sono figli di Dio e dunque fratelli e sorelle tra loro: Nomadelfia, nelle sue intenzioni, esiste per dare all’umanità un segno concreto e praticabile che vivere insieme in pace come fratelli e sorelle è possibile. Nel 2008 la RAI ha dedicato una fiction alla figura di Don Zeno Saltini e all’esperienza di Nomadelfia, intitolata: Don Zeno – L’uomo di Nomadelfia, mettendola in onda, in due puntate, il 27 e 28 maggio.[5] Tra coloro che, accolti a Nomadelfia, hanno deciso, raggiunta l’età del consenso, di uscirne, spiccano il brigatista rosso Paolo Maurizio Ferrari[6] e Beppe Lopetronefotografo di moda internazionale. Lopetrone tuttavia tornò a Nomadelfia negli ultimi mesi della sua vita, e lasciò parte dei propri beni alla comunità.[7] Beppe Lopetrone realizzò con i Nomadelfi un libro fotografico intitolato Don Zeno 100 ANNI. Nel 2007 VideoAndria.com documentò un precedente evento svoltosi ad Andria: