Ad Andria il progetto sperimentale: inertizzare l’amianto con il siero del latte esausto

La Regione Puglia nel maggio 2015 ha approvato il Piano regionale definitivo di protezione dell’ambiente, decontaminazione, smaltimento e bonifica ai fini della difesa dai pericoli derivanti dall’amianto in Puglia (PRA 2014-2023).

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Il Piano fa riferimento anche alle tecnologie di trattamento dell’amianto, soffermandosi sui processi di “conversione termochimica” che oltre ad inertizzare l’amianto possono distruggere altre sostanze chimiche pericolose, metalli pesanti e isotopi radioattivi. Tuttavia, gli impianti di trattamento termico dei rifiuti comportano una serie di problematiche ambientali legate soprattutto al controllo delle emissioni in atmosfera, che causano, ovviamente, forti resistenze nelle aree ad alta densità abitativa. In Italia esistono alcuni impianti prototipo per l’inertizzazione dell’amianto. Si tratta di sperimentazioni che prevedono cicli di trattamento con limitate quantità, continui monitoraggi per analizzare diversi parametri e determinare l’effettiva inertizzazione del materiale, quindi eventuali conseguenze sull’ambiente circostante.

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Tuttavia molti ritengono che la rete d’impianti di trattamento e/o smaltimento non sia opportunamente dimensionata e razionalmente distribuita sul territorio, spesso occorre trasportare i rifiuti contenenti amianto (RCA) oltre i confini nazionali, con un aggravio notevole dei costi.

Un metodo recentemente brevettato dai ricercatori del Dipartimento di Chimica dell’Università di Bologna, diretto dal Professor Norberto Roveri, prevede una trasformazione molecolare dell’amianto, ma non ne esiste ancora un’applicazione diretta anche se la società Chemical Center srl ha depositato il brevetto, EP2428254B1, in cui è descritto il processo biotecnologico di distruzione dei manufatti in cemento amianto (lastre eternit) utilizzando il siero esausto di latte.

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Il processo brevettato utilizza due rifiuti pericolosi per ottenere prodotti commercialmente utili come idropittura, idrossido di calcio, carbonato di calcio, concimi e soprattutto metalli (Mg, Ni, Mn, Fe, ecc.), che sono depositati elettrochimicamente.

La Chemical Center Srl, certificata TUV, accreditata alla Rete Innovazione dell’Emilia Romagna, premiata dalla Camera di commercio di Bologna per il «Premio Ricerca e Innovazione 2011» per tale processo, ha in seguito ceduto in licenza il proprio brevetto per la costruzione dei primi prototipi dell’impianto industriale alla Società Friulana Costruzioni s.r.l. per le regioni dell’Italia del nord, con l’esclusione dell’Emilia Romagna, e alla Project Resource Asbestos Srl (PRA Srl) per le regioni Puglia, Molise e Campania.

Il processo e le sue possibili applicazioni industriali sono stati presentati alla Fiera del Levante del 2015 e al Convegno dell’Osservatorio Nazionale AmiantoLa bonifica amianto: un’economia che nasce un territorio che risorge“, a Bari l’11 luglio 2015.

 

  • Il progetto della PRA srl per un impianto sperimentale, localizzato nella zona industriale di Cavallino (Lecce) per sviluppare, testare e calibrare i processi necessari ad applicarlo su scala industriale è stato assoggettato a Valutazione d’Impatto Ambientale, intanto ad Andria (BT) la PRA srl prevede la realizzazione di un impianto pilota di trasformazione manufatti in cemento amianto localizzato nella zona industriale

 

Per l’impianto di Andria, la Commissione Tecnica per la Valutazione d’impatto ambientale (CTVIA) presso il Ministero dell’Ambiente, si è pronunciata sulle condizioni per l’elaborazione del progetto e dello studio d’impatto ambientale (SIA). Il Parere della Commissione (CTVIA) è stato emesso il 22/7 scorso e riportiamo che è stato raccomandato di acquisire tutte le autorizzazioni, le intese, le concessioni, le licenze, i pareri e i nulla osta, comunque denominati in materia ambientale, necessari per la realizzazione e l’esercizio dell’impianto, poiché utili all’emanazione del provvedimento di compatibilità ambientale.

Al momento sono stati definiti gli approfondimenti necessari nello Studio di Impatto Ambientale, l’istruttoria è ancora “generica” e occorre analizzare vari punti, compresi i Piani di Monitoraggio Ambientale in particolare per l’Aria. Lo Studio di Impatto Ambientale (SIA) dovrà contenere anche la Valutazione di Impatto Sanitario. Riportiamo anche che l’impianto sarà installato su un lotto di terreno di 13000 mq nella zona industriale, dimensioni sufficienti per un quantitativo giornaliero di sessanta tonnellate di manufatti di cemento amianto, ma sembra ne siano previste trenta tonnellate al giorno.

I processi in argomento sono di natura chimica, avvengono in reattori ermetici, senza alcun rilascio di emissioni in atmosfera, sfruttando, nella fase iniziale, le proprietà acide del siero di latte esausto e la sua capacità di aggredire e decomporre a temperatura ambiente la matrice cementizia dell’eternit. Le fibre di amianto liberate dalla matrice cementizia devono quindi reagire a temperature moderatamente alte (circa 150 °C) con acido fosforico e alluminio, che completano il processo di trasformazione molecolare dell’amianto. Tutti i processi sono continuamente monitorati per mezzo di un sistema di controllo computerizzato, tutto è integralmente robotizzato e non si prevede alcun operatore umano a contatto con l’amianto o con le altre componenti del processo. La fase più critica è quella di pretriturazione dell’eternit, condotta in ambienti sigillati e costantemente sottoposti a depressione.  

Terminata la fase di sperimentazione, il processo potrà essere utilizzato su scala industriale, programmando altri impianti localizzati in varie regioni italiane. In altre regioni, come risulta da un’interrogazione parlamentare, in seguito ritirata, potrebbero essere utilizzati altri residui delle lavorazioni, ad esempio i rifiuti acidi della viticoltura, o della spremitura delle olive. La localizzazione ottimale dipende dalla necessità di prevedere l’insediamento degli impianti in territori in cui vi sia già un’importante produzione del residuo utilizzato.  Nel caso pugliese l’impianto pilota richiede varie ton/giorno di siero di latte, disponibili ad Andria.

Riguardo al progetto per Cavallino (Le), la Regione Puglia, sezione autorizzazioni ambientali, ha emesso il parere di assoggettabilità a valutazione d’impatto ambientale (VIA) e poiché l’impianto, in base alla normativa sulla VIA, è compreso tra le Installazioni riguardanti impianti per l’estrazione dell’amianto, e per il trattamento e la trasformazione dell’amianto e dei prodotti contenenti amianto, si tratta di una procedura di competenza statale.

Pertanto il progetto è in esame presso il Ministero dell’Ambiente, che dovrà decidere sull’autorizzazione ed eventualmente sul rilascio di fondi per la costruzione del primo impianto. La Scadenza per la presentazione delle osservazioni è avvenuta il 01/12/2016, il 10/3 scorso sono state presentate delle integrazioni. Il prototipo sperimentale avrà una potenzialità molto limitata, con il trattamento di circa 20 kg/ciclo. L’impianto sperimentale sarà allestito all’interno di un capannone attrezzato nella zona industriale di Cavallino (LE).

L’attività è solo sperimentale e dimostrativa, ma sarà preventivamente concordata con le Autorità competenti, inoltre alcune fasi saranno bypassate.

Sono stati avanzati alcuni dubbi: sembra che l’amianto, al termine della denaturazione, non scompaia del tutto, ma si riduca soltanto, passando dalla concentrazione del 12% a una del 2%.

(Maria Angela Amato – 6 aprile 2017)