Ad Andria un’annata senza olive, “aziende rischiano di morire, andiamo tutti a Roma per un incontro con il Ministro prima che sia troppo tardi”

olivoliveIl C.L.A.A. – Comitato Liberi Agricoltori Andriesi è stato il Comitato promotore nella richiesta, formulata a tutte le istituzioni competenti, prima alla Regione e poi al Governo, per via telematica e per via cartacea, del riconoscimento dello stato di calamità. Una richiesta mai accolta. Ora tutti gli agricoltori, imprenditori agricoli, frantoiani e classe operaia ne pagano le conseguenze. Con la scarsa produzione olivicola, in certe zone anche azzerata, ora che il lavoro scarseggia in tutti i settori che ci lavorano dietro si riscontrano parecchi disagi, come la scarsa richiesta di lavoro offerto dalle aziende agricole.

L’olivicoltura è il settore trainante dell’economia principale delle città del nord barese, come Andria; ora tutto l’indotto ne subisce le conseguenze che sono e saranno drammatiche. Dopo parecchie riunioni che si sono svolte nella sede C.L.A.A. si è deciso di chiedere a tutte le forze politiche, di qualsiasi colore, di organizzare un’urgente riunione e tavolo tecnico con tutti gli esponenti delle maggiori associazioni di categoria e di organizzare un vero incontro con il ministro Centinaio, esponente di spicco della Lega Nord. L’incontro può essere anch’esso sostenuto da tutti, scendendo per le vie di Roma per far sentire la presenza di un comparto che viene completamente trascurato ed umiliato, abbandonato a se stesso.

“È il momento che i politici e i sindaci la finiscano di scaricarsi le competenze e le colpe del ritardo della presentazione del decreto calamità naturali al governo e si uniscano tutti insieme per la riproposizione del decreto. In Puglia come in Sicilia non sono stati presentati in tempo i decreti alle scadenze dichiarate dal governo e di questo taluni dovrebbero sentirne il peso delle responsabilità, piuttosto che giocare allo scaricabarile tanto inutile quanto dannoso” – rimarcano dal C.L.A.A. 

“Continuare a prendere alla leggera quello che sta accadendo sarebbe un’aggravante imperdonabile e in una comunità come quella di Andria significherebbe la fine di tantissime aziende ed imprese la cui sopravvivenza è direttamente collegata all’andamento del comparto agricolo” – concludono.