Alta Murgia, Miscioscia: “si alla caccia al cinghiale per preservare l’ecosistema”

“I cinghiali ormai, oltre a rappresentare un pericolo per la sicurezza  e per il nostro fragile ecosistema, stanno diventando un vero e proprio spauracchio per gli agricoltori del nostro territorio murgiano. Possibile che si debba vivere con il patema d’animo di ritrovarsi con decine e decine di ettari seminati con leguminose completamente  setacciati da una popolazione di cinghiali sempre più fuori controllo ed affamata?” – a dichiararlo in un comunicato è il Consigliere Comunale andriese delegato alle Politiche Agricole Benedetto Miscioscia (Noi con Salvini). 

A volte mi domando se dobbiamo considerare prioritario il preservamento della popolazione dei cinghiali, peraltro neanche di razza italiana, di cui abbiamo perso il controllo o se dobbiamo tutelare e salvaguardare l’ecosistema del nostro territorio e dell’attività agricola di tanti agricoltori che oltre a dover garantire con la loro fatica la propria sopravvivenza economica e sociale, garantiscono anche la produzione di alimenti vegetali soprattutto per quella parte della popolazione che si professa vegetariana o vegana e che  pretendono solo cibi vegetali. Di questo passo finiremo per essere sopraffatti da una popolazione di cinghiali fuori controllo  e pericolosa, perché nessuno fino ad oggi si è preoccupato di attivare politiche concrete di contenimento,  come l’adozione della caccia di selezione che potrebbe generare anche un ritorno economico attraverso una filiera commerciale della carne garantita e tracciata. Tutto quello che oggi non avviene con notevoli rischi sia per la diffusione delle attività di caccia illegale che per le conseguenze derivanti dall’eventuale commercializzazione e  consumo senza controllo della stessa carne”.

“E’ ora che la politica faccia la politica e che il Governo regionale, responsabilmente, prenda le decisioni per rivedere prima di tutto i rapporti con il Parco Nazionale dell’Alta Murgia oggi  “zona “Off limits”  nella quale si concentra certamente il grosso della popolazione dei suinidi, mettendo mano ad ampliare le aree contigue del Parco stesso, oltre a riconoscere agli agricoltori i danni subiti dalle colture in atto anche fuori dal Parco”.

“Ma è necessario, stante l’urgenza, una diversa regolamentazione dell’attività venatoria anche per consentire lo svolgimento della gestione venatoria per i residenti del Parco stesso, con l’applicazione di regole che consentano un effettivo controllo della popolazione di cinghiali attraverso interventi di caccia selettiva che oggi è, e rimane, l’unica  modalità utile  per contrastare quella che si può definire “una vera e propria calamità” che ormai sta gettando nello sconforto i nostri agricoltori, inermi di fronte alla devastazione provocata da animali che per l’alto numero determinatosi si spingono sempre di più fuori dalle aree del parco alla ricerca di cibo, provocando una grande alterazione degli equilibri anche dell’eco-sistema della Murgia e delle aree boschive esistenti che a parole vogliamo tutelare e salvaguardare. Interventi che non possono prescindere dall’impegno della stessa Regione di attivare accordi ed intese per avviare filiere corte utili anche a valorizzare e certificare le carni da destinarsi sia per la trasformazione che per la ristorazione in modo garantito e tracciato” – conclude Miscioscia.