Anche nell’Alta Murgia un fungo velenoso mortale capace di uccidere in 30 secondi “emodialisi a vita in caso di sopravvivenza”. Ecco come riconoscerlo

Un fungo “assassino” capace di uccidere in soli 30 secondi. E’ quanto possibile trovare in Puglia e anche nel territorio dell’Alta Murgia, motivo per cui la raccolta di funghi, oltre a regolare autorizzazione, necessita sempre di molta attenzione, formazione e cautela:

Parliamo nello specifico del fungo noto con il nome scientifico di Amanita phalloides (Vaill. ex Fr.) Link, 1833 nota anche come Amanita falloide o Tignosa verdognola, fungo basidiomicete della famiglia delle Amanitaceae[1] mortale assai diffuso ed è quasi certamente il più pericoloso esistente in natura a causa della sua tossicità estremamente elevata e del suo elevato polimorfismo che lo rende somigliante a molte specie, congeneri e no (da qui i nomi popolari di angelo della morte e di ovolo bastardo[2]). L’avvelenamento da A. phalloides ha quasi sempre esito letale e, nel caso che l’avvelenato dovesse riuscire a sopravvivere, il veleno lo costringe in genere all’emodialisi a vita o al trapianto di fegato. Questo fungo produce una sostanza chiamata α-amantina che impedisce la formazione del RNA-messaggero da parte della polimerasi-II in umani e, in concentrazione maggiore, blocca anche la funzione della polimerasi-III. Al contrario, né la pol-I in umani , né la pol-III della stessa Amanita phalloides sono soggette o vulnerabili all’azione della α-amantina.  Una foto:

Dal greco phallòs (fallo) e eîdos (forma, sembianza) e cioè “a forma di fallo” per l’aspetto del fungo giovane. Si tratta della specie micologica che causa la stragrande maggioranza degli avvelenamenti con esito mortale in Europa. Contiene amanitine (di due tipi, alfa e beta), molecole cicliche che bloccano selettivamente l’enzima RNA polimerasi coinvolto nella sintesi proteica, e falloidine (PM 1000), altro tipo di ciclo-peptidi ugualmente dannosi per la membrana cellulare, poiché legano con l’actina, proteina strutturale che mantiene in posizione i canali ionici ed in tal modo dalla cellula fuoriescono ioni sodio ed entrano ioni potassio: la cellula quindi si gonfia fino a lisare. Amanitine e falloidine sono tossine termostabili e quindi anche dopo cottura il fungo rimane velenoso mortale. A tal proposito, vogliamo condividere il link di un video diffuso su YouTube che affronta l’argomento:


Qui sotto la foto di un Carpoforo giovane:

Opportuno risulta ricordare che il suddetto fungo:

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  • Provoca danni irreversibili al fegato e la morte. Possono risultare letali anche piccolissimi frammenti (circa un grammo di peso fresco per ogni chilo di peso di chi lo ingerisce[3]) quindi nel caso in cui il fungo durante la raccolta venga in contatto con altri funghi commestibili non si potranno più consumare questi ultimi, inoltre il fungo mantiene tutte le sue proprietà velenose anche dopo la cottura, l’essiccazione ed il congelamento. I primi sintomi della sindrome falloidea possono essere avvertiti dopo circa 12-24 o 48 ore dall’ingestione, a seconda della costituzione fisica del soggetto. In questo periodo le RNA polimerasi a livello del fegato vengono inibite: cessa quindi la sintesi proteica ed il fegato va in necrosi con effetti analoghi all’epatite virale in forma grave.
    Se l’avvelenamento è diagnosticato in tempi brevi, è possibile scongiurare il decesso del paziente; tuttavia quest’ultimo, a seguito del danno epatico riportato, dovrà ricorrere a emodialisi oppure al trapianto dell’organo.
  • Per avvelenamento da Amanita phalloides silibinin per via orale; 20-50 milligrammi per chilogrammo in 500 ml di soluzione di destrosio al 5% è stato iniettato nella vena ogni sei ore per un giorno.
  • L’elevato “polimorfismo” dell’A. phalloides aumenta enormemente il rischio di confusione con altre specie congeneri o con specie di generi differenti di Amanita.
  • Occasionalmente può raggiungere dimensioni ragguardevoli in altezza.

Tassonomia

Varietà

Sinonimi e binomi obsoleti[modifica | modifica wikitesto]

  • Agaricus phalloides Vaill. ex Fr., Syst. mycol. (Lundae) 1: 13 (1821)
  • Agaricus phalloides Bull., Hist. Champ. Fr. (Paris): tab. 2, 577 (1792)
  • Amanita phalloides Secr., Mycogr. Suisse: no. 8 (1833)
  • Amanita phalloides f. citrina J.E. Lange
  • Amanita phalloides f. dunensis R. Heim, Revue Mycol., Paris 28: 9 (1963)
  • Amanita phalloides (Vaill. ex Fr.) Link, Handbuck zur Erkennung der Nutzbarsten und am Häufigsten Vorkommenden Gewächse 3: 272 (1833) f. phalloides
  • Amanita phalloides f. umbrina Ferry, (1911)
  • Amanita phalloides var. alba Costantin & L.M. Dufour, Nouv. Fl. Champ., Edn 2 (Paris): 256 (1895)
  • Amanita phalloides var. euphalloides Maire, Mém. Soc. Sci. Nat. Maroc. 45: 103 (1937)
  • Amanita phalloides var. larroquei F. Massart & Beauvais, Bull. Soc. linn. Bordeaux 5(1-3): 12 (1975)
  • Amanita phalloides var. larroquei F. Massart & Beauvais ex F. Massart, Bull. Soc. linn. Bordeaux 31(4): 223 (2004)
  • Amanita phalloides var. moravecii Pilát, Česká Mykol. 20(1): 25 (1966)
  • Amanita phalloides (Vaill. ex Fr.) Link, Handbuck zur Erkennung der Nutzbarsten und am Häufigsten Vorkommenden Gewächse 3: 272 (1833) var. phalloides
  • Amanita phalloides var. pulla Killerm., Pilze aus Bayern, Kritische Studien besonders zu M. Britzelmayr; Standortsangaben u.(kurze) Bestimmungstabellen: I. Teil: Thelephoraceen, Hydnaceen, Polyporaceen, Clavariaceen und Tremellaceen 18: 4 (1930)
  • Amanita phalloides var. striatula Peck, Ann. Rep. Reg. N.Y. St. Mus. 54: 961 (1902)
  • Amanita phalloides var. umbrina (Ferry) Maire, (1937)
  • Amanita viridis Pers., Tent. disp. meth. fung. (Lipsiae): 67 (1797)
  • Amanitina phalloides (Vaill. ex Fr.) E.-J. Gilbert, in Bresadola, Iconogr. Mycol. 27(Suppl. 1): 78 (1941)
  • Fungus phalloides Vaill., Bot. paris. (Paris): 74, tab. 14, fig. 5 (1723)
  • Venenarius phalloides (Vaill. ex Fr.) Murrill, Mycologia 4(5): 240 (1912)

Specie Simili – Lunga la lista delle specie con cui può essere confusa l’A. phalloides:

  • Amanita caesarea (eccellente commestibile), cui somiglia molto allo stadio di ovolo (vedi le due fotografie qui sopra).
  • Amanita citrina (non commestibile) – vedi illustrazione.
  • Amanita virosa (velenoso mortale), se trattasi di Amanita phalloides var. alba, da cui si distingue per l’odore ed il sapore cattivo (non assaggiare!).
  • Allo stadio di ovolo, i più inesperti potrebbero confonderlo con alcune specie del genere Lycoperdon (le cosiddette “vesce”), ad esempio L. pyriforme o L. perlatum.
  • Alcune specie del genere Volvaria come Volvaria volvacea, (commestibile di scarso valore)
  • Alcune specie del genere Agaricus se trattasi di Amanita phalloides var. alba.
  • Russula virescens (ottimo commestibile), quando la “phalloides” viene maldestramente raccolta senza la volva e quindi il cercatore poco esperto non si accorge che non è una Russula.
  • Occasionalmente esemplari giovani di alcune forme decolorate di A. phalloides sono stati confusi con carpofori di Amanita vaginata (ottimo commestibile da cotto).

Note